John Fitzgerald Kennedy

John Fitzgerald Kennedy a bordo della sua barca a vela, la Victura

John Fitzgerald Kennedy a bordo della sua barca a vela, la Victura

 

Tutti gli sport del Presidente

La voce conturbante di Marilyn che canta “Happy Birthday, Mr. President!” non fu il suo regalo di compleanno più gradito. John Fitzgerald Kennedy compiva 15 anni quando incontrò la vera grande passione della sua vita, Victura. Semplice, leggera ed elegante. Apprezzata, lei sì, anche dalla legittima consorte Jackie. Victura – in latino “destinata a vincere” – fu il regalo di compleanno di papà Joe e mamma Rose, una barca di otto metri al timone della quale il futuro presidente degli Stati Uniti propiziò la sua rotta. Non la vela, ma la politica, anche se lo sport fu per JFK prima la palestra dei suoi successi, poi un respiro tra le tensioni del potere, sempre uno stile esistenziale.

La famiglia Kennedy praticava innumerevoli sport

La famiglia Kennedy praticava innumerevoli sport

 

Iniziò a praticarlo bambino nel clan Kennedy, che educava prima di tutto a competere. Tennis, nuoto, sci d’acqua. Se ad Harvard il padre Joe Sr. giocava a baseball, i quattro ragazzi Kennedy si dedicarono al football. Mentre Robert si distinse per le sue prestazioni in campo, John fu fermato da problemi di salute che non non gli impedirono, però, di diventare un grande tifoso. Di baseball.

JFK con alcune stelle dei Boston Red Sox nel 1946

JFK con alcune stelle dei Boston Red Sox nel 1946

 

Come il fratello minore Ted e il nonno John Sr., uno dei leader dei Royal Rooters, fan club dei Boston Red Sox e dei Boston Brave, JFK era un supporter dei primi. Nel baseball, per la verità, aveva anche provato a cimentarsi come giocatore negli anni del liceo al Choate, nel Connecticut, quando tutti lo conoscevano come “Jack” o “Ken” e dove, uscito dall’ombra del fratello maggiore Joe Jr., aveva curato l’annuario dell’ultimo anno guadagnandosi il titolo di studente più popolare, in risposta al monito del Preside George St. John, che pare amasse ripetere: «Non chiedetevi ciò che l’Alma Mater può fare per voi, ma ciò che voi potete fare per l’Alma Mater».

Ad Harvard, JFK imparò ad amare il golf, difendendo i colori del suo college contro la rappresentativa di Yale. Dotato di un elegante swing, i suoi colpi erano precisi e potenti, affinati dalle sfide contro padre e fratelli ai golf club di Hyannis e Palm Beach. Da Presidente, avrebbe preferito il Burning Tree Club di Bethesda, nel Maryland, che annovera tra i suoi soci anche altri illustri inquilini della Casa Bianca, da Franklin D. Roosevelt a Gerald Ford: si dice giocasse lì la mattina dell’Invasione della Baia dei Porci.

JFK sul green del Golf Club di Hyannis

JFK sul green del Golf Club di Hyannis

 

Nel programma della Nuova Frontiera, Kennedy inserì anche l’educazione fisica. L’American Association for Health, Physical Education e Recreation lo omaggiò di una statua di bronzo per gli sforzi profusi a favore della diffusione di uno stile di vita sano tra i giovani. La sorella Eunice, appassionata di touch football come molte delle donne Kennedy, organizzò nella sua villa del Maryland un camp per bambini disabili, precorrendo la strada verso lo sport paralimpico.

Nel 1962 il Presidente rilanciò anche la Coppa America, incoraggiando per altro a parteciparvi Gianni Agnelli, altro convinto velista, che voleva promuovere il marchio FIAT sul mercato statunitense.

I due s’incontrano a Newport, dove il sodalizio si consolida grazie a un giro in barca con le mogli Jackie e Marella e a una cena in cui Agnelli chiede e ottiene da JFK di visionare i disegni dell’imbarcazione americana in gara… salvo poi scoprire che riguardano il progetto di una barca precedente. Il segreto di stato non può esser tradito, tanto meno quando in gioco c’è il primato statunitense in mare.

Gita in barca a Newport per JFK, Gianni Agnelli e consorti

Gita in barca a Newport per JFK, Gianni Agnelli e consorti

 

Il discorso che JFK tiene al taglio del nastro dell’America’s Cup è quanto di più appassionante possa pronunciare un presidente a proposito di una manifestazione sportiva: «Tutti abbiamo nelle nostre vene – afferma – la stessa percentuale di sale che esiste nell’oceano. Abbiamo il sale nel sangue, nel sudore, nelle lacrime. Siamo legati all’oceano. E quando torniamo al mare, per regare o semplicemente per assistere a una regata, torniamo al posto da cui veniamo».

John Fitzgerald Kennedy fu anche un velista. Un buon velista, fin da ragazzo. Vinse il Nantucket Sound Star Class Championships nel 1936, la MacMillan Cup e l’East Coast Collegiate Championships con il fratello Joe nel 1938. Quando fu eletto Presidente degli Stati Uniti, poté salire a bordo di uno yacht di ventotto metri che ribattezzò Honey Fitz in onore di nonno John. Lì trascorreva con la moglie e i figli le vacanze di Natale e Pasqua, lì si rifugiava quando si allontanava dalla Casa Bianca. Ma l’Honey Fitz non era una barca a vela, così utilizzò il Manitou, uno yacht di Sparkman & Stephens, attrezzandolo in modo da poter essere in contatto con tutti, perfino con il Cremlino, mentre veleggiava. Scelto tra le imbarcazioni della U.S. Coast Guard Academy, ottimo pedigree, linea classica e decisa, una storia di trionfi alle spalle (vittoria e record nella Chicago Mackinac Race del 1938), il Manitou era la barca dei sogni, ma non dei suoi sogni.

Lo scarabocchio di JFK trovato nell'hotel dove trascorse l'ultima notte

Lo schizzo di JFK trovato nell’hotel dove trascorse l’ultima notte

 

La notte prima di morire, JFK alloggiava in un hotel di Houston. Dopo aver cenato si era ritirato nella sua stanza per riposarsi in vista della fitta agenda di Dallas. Il giorno dopo, mentre il personale puliva la camera, arrivò la notizia del suo assassinio. Con le lacrime agli occhi, si continuò a pulire, finché non fu trovato un foglio proprio vicino al comodino del Presidente. Il suo ultimo schizzo era una barca a vela, piccola, sottile. Come la sua Victura.

Graziana Urso
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