Wimbledon sotto le bombe

gli impianti di Wimbledon dopo un bombardamento

gli impianti di Wimbledon dopo un bombardamento

 

Quando il Centre Court era una trincea

Ms. Rose Cherry non riuscì a credere ai suoi occhi vedendoli accamparsi in quell’autentico sacrario del tennis che era l’All England Club di Londra, dove lei lavorava come responsabile della ristorazione da quasi dieci anni; ma la storia, si sa, non fa sconti a nessuno, così nell’agosto 1939, mentre Adolf Hitler – dopo la firma del patto Ribbentrop-Molotov – si preparava ad invadere la Polonia, i soldati dell’esercito britannico invasero Wimbledon.

In verità, il centro sportivo era stato violato già alcuni mesi prima, quando, nell’imminenza dell’ormai scontato conflitto mondiale, sulla sala da tè era stata installata una copertura contro i raid aerei, ma solo in estate Wimbledon si trasformò in una vera e propria base d’appoggio per l’esercito: niente più rimbalzi di palline, nessun tennista impegnato in qualche fatidico incontro, solo il sinistro trambusto che accompagnava le operazioni militari.

Dan Maskell (© Thomas-Getty Images)

Dan Maskell (© Thomas-Getty Images)

 

A Ms. Cherry fu affidato il compito di sfamare alla meglio i soldati di stanza nell’impianto: la sala del Club divenne una mensa, la sala lettura fu sgomberata e adattata a dormitorio; gli spogliatoi furono convertiti in una postazione di soccorso. «Provai orrore – ha raccontato Dan Maskell, socio, tennista ma soprattutto voce delle telecronache di Wimbledon nel dopoguerra – nel vedere alcuni operai scavare un grosso buco nel muro degli spogliatoi maschili per permettere alle barelle di passare più velocemente». Inutile dire che il tennis fu quasi completamente sfrattato dai campi di gioco, utilizzati per le esercitazioni e le parate. I venti operatori addetti alla manutenzione del parco furono ridotti prima a quattro, poi a due. Nel 1943 giunse l’ordine di conservare solo due superfici in erba e due sul duro.

Nell’autunno del 1940, Wimbledon fu chiamata alla sua prima prova di resistenza. L’operazione “Leone Marino” con cui il Führer sperava di piegare la nemica Inghilterra non risparmiò neppure il Centre Court, su cui l’11 ottobre si riversò una pioggia di bombe che danneggiò gravemente lo stand tra il royal box e la sala stampa, riparato solo a conflitto concluso. Quattro anni dopo, gli ultimi dei dodici bombardamenti che l’impianto subì complessivamente distrussero l’ingresso del campo da golf: le finestre del Club furono fracassate, gli uffici e la cucina danneggiati, e un mucchio di vetri rotti si sparse sull’intero parco. Ms. Norah Gordon Cleather, segretaria del Club dal 1921, costretta dai raid aerei ad abbandonare la sua abitazione e trasferitasi nel suo ufficio, allestì una fattoria nello spazio un tempo destinato al parcheggio. Maiali, oche, papere e galline, conigli e asini fecero di Wimbledon il loro quartier generale, e le zone del Club utilizzate come centro di decontaminazione divennero un’unità di produzione alimentare grazie alle mucche che pascolavano sui prati di Church Road.

Ma la guerra, oltre a distruggere gli edifici, decimò anche i membri del club: Ted Avory, uno dei più anziani, si trovò a visitare ciò che restava di Wimbledon durante il conflitto e, quando chiese di avere indietro i suoi effetti personali custoditi nel suo vecchio armadietto, si sentì rispondere dall’eccentrico Mr. Ellis, uno dei pochi soci ancora in servizio, noto per la sua inseparabile bombetta: «Avevo sentito dire che eri morto, così ho venduto tutto».

A perdere la vita fu tra gli altri il presidente del Club, il principe Giorgio, vittima di un attacco aereo, che lasciò il timone di Wimbledon alla sua consorte, la principessa Marina di Grecia.

Nel caos della guerra, ci fu anche il tempo per qualche vera partita di tennis. Verso la fine delle ostilità, quando la resa della Germania era ormai prossima, i membri dell’Air Force australiana e dell’esercito angloamericano improvvisarono appassionanti duelli di fronte alla regina Mary e a 5.000 spettatori. E nell’agosto del 1945, sui campi dell’All England Club fu addirittura organizzato uno dei più grandi tornei della storia del tennis, aperto a tutti i soldati americani presenti in Europa. Il colonnello Duncan MacAulay ha rievocato quei momenti sospesi tra la speranza della pace e le ansie per un epilogo che sembrava non voler mai arrivare. «Il giorno dopo l’inizio della competizione – ha ricordato – il Giappone si arrese e tutti i giocatori si riversarono nelle strade di Londra per festeggiare la fine della guerra».

In autunno il colonnello divenne segretario dello Slam britannico, ma di Wimbledon non restavano che muri sventrati, crateri di bombe, finestre distrutte e annerite. La sala da tè si era ridotta a un cumulo di rifiuti.

Badge per un giocatore del torneo di Wimbledon 1946 (da Asscotennis)

badge per un giocatore del torneo di Wimbledon 1946

 

Ciò nonostante, nel 1946 il torneo si tenne lo stesso. Il Ministero del lavoro stanziò un finanziamento per la ricostruzione e infine Wimbledon risorse dalle sue ceneri traducendo in un nuovo grande evento sportivo la voglia di ricominciare del popolo britannico. In febbraio, Mr. MacAulay si accordò con la circoscrizione locale e il Ministero del lavoro, e in pochi mesi dovette risolvere tanti e tali problemi – dalla recinzione dell’impianto all’isolamento delle zone disastrate, all’approvvigionamento del legname da costruzione per riparare il riparabile – che nessuno avrebbe potuto scommettere sul buon esito di una kermesse internazionale in un Paese in cui tutto, incluso il sapone, veniva razionato.

Il colonnello vinse invece la sua sfida e la prima edizione del dopoguerra di Wimbledon fu un successone. A Ms. Cherry fu ordinato di non lesinare neppure le fragole. Ma la panna, quella non fu servita.

Graziana Urso
© Riproduzione Riservata

 

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Comments To This Entry
  1. Articolo molto interessante e ottimo sito. Continuate come adesso a dare spazio a tutti gli sport.

    Jacqueline Villard on aprile 19, 2013 Reply
    • Grazie. E’ un impegno che vogliamo rispettare. (La Redazione)

      admin on aprile 19, 2013

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