Enzo Maiorca

Enzo Maiorca

Enzo Maiorca

 

Il signore dell’abisso blu

Domenica 22 settembre 1974, mare di Sorrento. Il cavo d’acciaio sembra perdersi nel blu infinito. L’uomo in muta nera aspira l’aria con ritmo veloce, espirandola subito dopo, allo scopo di diminuire l’anidride carbonica nel suo sangue. Se ne sta aggrappato ad un grosso salvagente quadrato, a strisce bianche e rosse, l’uomo, mentre tutto attorno si affollano barche, gommoni e battelli di ogni genere. Una scena molto colorata, cui le immagini televisive in bianco e nero non rendono certo giustizia.

Con la mano sinistra sistema gli occhialetti sugli occhi, quindi stringe con forza il naso. Una rapida capriola e, mentre due lunghe pinne nere emergono per una frazione di secondo, Enzo Maiorca inizia la vertiginosa discesa verso l’abisso. Verso il record del mondo di immersione in apnea ad assetto costante. Le sue gambe pinneggiano con tecnica metodica, la mano destra regge saldamente l’impugnatura di una slitta cilindrica che scivola lungo il cavo guida: trenta chili di metallo lucido, un ascensore per il mondo del silenzio.

Un secondo, due, dieci… La velocità di due metri al secondo ha già portato Enzo ad una profondità di circa venti metri, quando accade un incidente che potrebbe avere conseguenze fatali. Lungo la sua traiettoria di discesa, il siciliano si trova improvvisamente davanti un subacqueo della RAI, forse trasportato dalla forte corrente, e non può fare nulla per evitarlo. L’impatto con le bombole di Enzo Bottesini, noto a tutta Italia come ex-campione del seguitissimo Rischiatutto di Mike Bongiorno, è violento. Maiorca riemerge precipitosamente, dolorante e infuriato.

I tecnici televisivi, del tutto impreparati a quell’epilogo (non ci sono infatti le riprese subacquee, e il filmato dell’evento verrà diffuso in seguito, da fonti non ufficiali), non riescono a bloccare subito l’audio. L’intera platea televisiva ascolta così una variopinta serie di pesanti quanto comprensibili imprecazioni. Purtroppo, nella concitazione del momento, a Maiorca sfugge anche una bestemmia: gli costerà anni di ostracismo dalle reti nazionali.

L’episodio fa il giro del mondo, e costituisce tuttora un cult di quei primi tempi di una disciplina sportiva appena uscita dal pionierismo. È strano che il leggendario apneista siciliano sia conosciuto dal grande pubblico più per un incidente, per fortuna risolto senza conseguenze tragiche, che per le decine di record inanellati in trent’anni di carriera.

Passione blu

Enzo Maiorca nasce a Siracusa il 21 giugno 1931, e inizia da subito un profondo rapporto con l’elemento blu. A quattro anni nuota come un pesce, anche se, come confesserà pubblicamente decenni dopo, prova già verso il mare un sentimento di rispetto che sconfina nella paura: «Il mare spacca le teste più dure», ama ripetere ancora oggi. Nel 1956, la svolta. Un amico gli mostra un articolo a proposito del nuovo record di immersione senza bombole, un -41 m con cui Ennio Falco e Enzo Novelli hanno demolito il precedente limite di Raimondo Bucher. Qualcosa scatta nell’animo del giovane, che da quel momento individua come obbiettivo principale della sua vita il superamento di quel primato.

La sua rincorsa dura quattro lunghi anni, anni di allenamento, di sofferenza, di fatica. Finalmente, nel settembre 1960, dopo un’immersione di 1’ 18” nelle acque siracusane, effettuata con l’aiuto un po’ artigianale di un fucile zavorrato con liste di piombo, Enzo riporta in superficie il tubetto d’ottone dei 45 m. Provato e con il naso sanguinante, ma appagato e felice, il sub lo mostra alle telecamere della RAI: il precedente record di 44 m, stabilito un mese prima al Circeo da Amerigo Saltarelli, un ingegnere brasiliano figlio di italiani, è battuto.

Enzo Majorca e Jacques Mayol a Sorrento (1977)

 

È il secondo episodio di un botta e risposta che infiamma le cronache. Santarelli infatti replica nel giro di 15 giorni. Il 4 ottobre, a Santa Margherita Ligure, raggiunge i -46 m, ma sempre in quello stesso, storico ottobre, Enzo si tuffa a -49 m, e costringe l’italo-brasiliano alla resa.

L’anno dopo, Maiorca inizia una lunga serie di prestazioni che lo portano prima a superare (nell’agosto 1961) la soglia dei -50 m, ritenuta all’epoca fisiologicamente invalicabile, e poi sempre più giù, sino ai -54 m del luglio 1965. Nei mesi successivi accadono però due cose che mutano completamente il panorama della disciplina. A settembre lo sconosciuto americano Tetake Williams sfiora a Rarotonga, in Polinesia, la soglia dei -60 m, con un incredibile -59 m; e soprattutto un francese nato a Shangai, Jacques Mayol, infrange questa barriera nel giugno successivo.

Ha così inizio tra Maiorca e Mayol una lunghissima sfida nel blu degli abissi.

La sfida contro Mayol

Del tutto diverse le motivazioni con cui i due affrontano le loro imprese al limite dell’umano. Quanto Enzo è attratto dall’aspetto più intimo e in un certo senso più romantico del mare, dal desiderio di entrare in comunione con le acque profonde e ritrovare così una propria dimensione dell’animo, così Jacques è affascinato dall’aspetto scientifico della cosa. Il mare per lui è un mezzo per addentrarsi nella psiche e nel fisico della specie umana, per scoprire e svelare le possibilità recondite del nostro essere.

L’affascinante contesa, che vede un regolare alternanza nel libro dei record, con il solo americano Robert Croft ad inserirsi episodicamente nel testa a testa tra i due, va in scena sino al 1974. Il 28 settembre di quell’anno, una settimana dopo lo scontro subacqueo con Bottesini e appena stabilito l’ennesimo primato a -87 m, Maiorca riemerge in preda ad una sincope: l’incidente quasi mortale lo convince al ritiro.

Maiorca tra le figlie Rossana e Patrizia

 

Mayol invece prosegue, e nel novembre 1976 riesce infine a superare la mitica soglia dei 100 m, un vero Everest alla rovescia. Tutto finito? Neanche per idea. Enzo non riesce a sottrarsi al richiamo del mare, e a 57 anni, nel 1988, spronato dalle due figlie Patrizia e Rossana, anch’esse fuoriclasse dell’immersione (Rossana, la minore, morirà ancor giovane nel 2005), indossa maschera e pinne per un ultimo show. L’acuto arriva il 30 luglio, nelle acque amiche di Fontanebianche di Siracusa: Enzo raggiunge in 2’35” quota -101 m e si riprende il primato.

È davvero il commiato. «Nell’attimo in cui vidi la targhetta di 101 metri, sentii il richiamo del mare e capii che dovevo inchinarmi a lui in senso di rispetto, non di sconfitta. Questo è il messaggio che ho ricevuto quel giorno e che mi sento in dovere di tramandare ai giovani…» racconterà al quotidiano Il Tirreno, in occasione dei suoi ottanta anni.

L’amico-rivale Mayol raggiungerà dal canto suo i -105 m nel 1983, lontano dal supporre che la sua vita è destinata a concludersi in maniera drammatica, con il suicidio nel dicembre 2001.

Enzo Maiorca, ormai anziano, ancora oggi si batte per la salvaguardia del mare, attivo in tutte le iniziative legate all’elemento blu. Una vita eccezionale, che dal mare trova alimento ed ispirazione etica. Già, perché «Il mare spacca le teste più dure»…

Danilo Francescano
© Riproduzione Riservata

 

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Comments To This Entry
  1. Questo sì che è un articolo scritto come si deve. Interessante e coinvolgente, mi ha riportato indietro alla mia gioventù. Me le ricordo bene quelle dirette televisive in bianco e nero. Che nostalgia!

    Stefy74 on gennaio 9, 2013 Reply

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