Daniele Greco e il dopo-Londra

Daniele Greco

Daniele Greco

 

La mia strada verso la “maggiore età”

Le “corse dello stradone” sono uno dei giochi d’infanzia dei ragazzi cresciuti nei paesi del Salento. Ci si lancia da un incrocio all’altro, o lungo il perimetro di un isolato e, tra un ginocchio sbucciato e i rimproveri dei vicini, vince chi taglia il traguardo di turno prima degli altri.

Il primo approccio con l’atletica per Daniele Greco è arrivato in strada, ma nessuno a Galatone, la cittadina in provincia di Lecce dove ha trascorso tutti i suoi 23 anni, avrebbe mai potuto scommettere che un giorno quel vagnone che si divertiva a correre avrebbe sfiorato il podio alle Olimpiadi di Londra nel salto triplo.

«Giocavo a calcio, l’unico sport che allora si poteva praticare da queste parti» racconta Daniele «ma avevo più che altro doti di velocità. In terza media mi chiamarono a sostituire un compagno in una gara di ostacoli ai Giochi della Gioventù. Mi notò Raimondo Orsini (il suo attuale allenatore, ndr) e così passai all’atletica, nonostante fosse una strada molto più impervia».

Ventitré chilometri percorsi in scooter quasi tutti i giorni anche sotto la pioggia fino al campo sportivo di Taviano, dove continua ad allenarsi la Società Atletica Matino alla quale Daniele apparteneva prima di passare alle Fiamme Oro. L’ultimo tratto è ancora sterrato. Il Comune avrebbe dovuto provvedere alla viabilità d’accesso al centro sportivo, inaugurato nel 2004 ma di fatto mai completato, e divenuto negli anni preda di saccheggiatori che ne hanno divelto perfino i cordoli in alluminio. «Ma noi non ci siamo arresi» afferma Daniele. «Anzi abbiamo scavalcato i cancelli quando erano chiusi e ce lo siamo ‘ristrutturato’. Abbiamo portato la sabbia e ci siamo fatti inviare dalla Federazione le stuoie di scarto dei campi di Schio e di Formia».

A forza d’insistere è nato un campione. Nel suo palmarès il titolo italiano juniores nel 2004, quello europeo under 23 e il bronzo ai Giochi del Mediterraneo nel 2009, l’oro agli assoluti di Bressanone quest’anno. Un’escalation formidabile con due soli momenti critici: la stagione 2006-07, in cui non riusciva a migliorare il suo personale, e quella 2010-11, in cui fu fermato da un incidente stradale e uno strappo muscolare.

Inezie per un tipo determinato come lui, ambizioso anche, ma capace di stringere i denti, un po’ per DNA – la sua è una famiglia di contadini – un po’ perché la vita ti costringe a farlo quando perdi un fratello di soli 18 anni. «È successo nel 2003 per un incidente sul lavoro. Mi faccio ancora tante domande, ma ho trovato conforto nella fede». Cresciuto in un ambiente cattolicissimo – «mio padre aveva il carisma di guarigione» – Daniele è il solista del coro della parrocchia Beata Vergine Maria di Lido Conchiglie di Sannicola.

Una voce da tenore, che ha fatto tremare anche il podio di Londra fino ai soliti crampi. «È un problema che devo risolvere, lo so» ammette il ragazzo, già alle prese con questo fastidio agli Europei. «A scatenarli non è la tensione da competizione, quanto una voglia di misura che il mio corpo non regge. Devo imparare a gestirla».

Ciò nonostante, Daniele ha conquistato ai Giochi un quarto posto che vale un oro per un atleta così giovane, erede designato del bronzo trentaseienne Fabrizio Donato, suo compagno d’allenamento nel centro di Castelporziano durante i mesi invernali. «Diciamocela tutta: la medaglia la volevo, ma arrivare dietro a Fabrizio, un italiano, un vero amico, non mi dispiace. Anzi, forse se lo avessi battuto mi sarebbe quasi sembrato di fargli uno sgarbo».

Per Daniele c’è tempo e un obiettivo ben preciso, quello che lui definisce «la maggiore età»: i diciotto metri. Le tappe in cui misurarsi sono tante, dai Mondiali di Mosca all’Olimpiade di Rio. Intanto Galatone, che lo ha seguito durante l’avventura londinese con tanto di maxischermo in piazza come accade solo per i Mondiali di calcio, se lo coccola. «Le emozioni più belle dei Giochi sono state due: l’ingresso in pista e il boato degli 80.000 presenti, e il ritorno a casa tra i miei concittadini, che ancora oggi mi fermano per strada a complimentarsi».

Ora che il triplo è entrato nell’immaginario popolare salentino, Daniele Greco, primo atleta leccese a partecipare a un’Olimpiade, si prende volentieri sulle spalle la responsabilità di fungere da traino del movimento nel territorio. Le sue imprese hanno già fruttato la nascita di un Comitato spontaneo, guidato dal dott. Massimo Federico, per il completamento del campo di Taviano.

Anche il presidente della Provincia, Antonio Gabellone, si è impegnato a ristrutturare un tratto di pista per consentire a Daniele di allenarsi al coperto durante l’inverno e restare lì dove vuole costruire i suoi prossimi sogni, accanto alla sua ragazza, giovanissima promessa del triplo, anche lei della scuola di Mister Orsini.

Daniele con la fidanzata Francesca Lanciano

Daniele con la fidanzata Francesca Lanciano

 

«Ci siamo conosciuti su questo campo» svela Daniele «e condividiamo la stessa passione». Prima ancora di pronunciare il suo nome, ce la presenta con i suoi risultati: «Ai Mondiali di Barcellona ha fatto il record italiano juniores». Lei è Francesca Lanciano, diciottenne di Specchia, e ha battuto con la misura di 13.59 m il primato di Simona La Mantia. Daniele s’inorgoglisce. «Se il movimento cresce» giura «il Salento può diventare una fucina di atleti. Fidatevi: noi siamo i ‘neri’ d’Italia».

 Graziana Urso
© Riproduzione Riservata

 

, , , , , No Comment

Leave a comment