Armin Zöggeler

Armin Zöggeler

Armin Zöggeler

 

Il “Cannibale”

Ha cominciato vincendo. A 14 anni. Rappresenta quell’Italia non mediterranea, quella dei boschi di latifoglie, quella dove gli Schlutzkrapfen sono il primo piatto, quella dei Loden, del freddo, l’Italia dell’accento teutonico, quella che nasce su un paio di sci o, in alternativa, su uno slittino.

«Da sempre la mia famiglia è profondamente legata agli sport invernali», scrive Armin Zöggeler presentandosi nel suo sito internet. «Cresciuto in un ambiente come questo, anch’io iniziai prestissimo a maturare in queste discipline le prime esperienze sportive. Con lo slittino cominciai già da bambino, senza immaginare però che questo sport sarebbe diventato la passione della mia vita».

Tradizione e competitività sono l’essenza di questo giovane altoatesino di Foiana che comincia a muoversi con lo slittino prima per andare a scuola, poi sulle piste naturali, poi nel 1988 passa a quelle artificiali ed è campione mondiale juniores, dopodiché entra nella nazionale italiana. È il 1992 e macina un podio dopo l’altro. Sempre così, in posizione sdraiata come su una barella, stretto in tuta e casco quasi come a proiettarsi nello spazio. E invece lo spazio è in giù, un tunnel aperto in cui scendere a velocità folle, sparato come un proiettile, a indovinare le curve guardando sprazzi di cielo. Un chilometro di ghiaccio da percorrere senza paura di sbagliare. Perché sbagliare, in questo sport, significa schiantarsi a 150 km orari.

Armin Zöggeler in azione

Armin Zöggeler in azione

 

Lo slittino manca del fascino delle due ruote, del lusso della carrozzeria splendente. Armin Zöggeler manca della simpatia dei calciatori che paiono usciti da una barzelletta, è privo di quello charme mediatico che spinge a prestare il volto alle pubblicità di slip e profumi. È un uomo di montagna, uno di poche parole e molti calcoli. Uno che si applica con diligenza: sedute con i pesi tre volte a settimana, passeggiate sulla trave per l’equilibrio, anelli per la forza, atletica per incrementare lo scatto e arrampicata sulla roccia. Con tanta voglia di vincere. Una fame di vittorie che l’ha portato a essere tra gli atleti più premiati di sempre. Astemio, il 30 novembre 2013 a Winterburg, dopo un brindisi con la squadra, ha festeggiato in famiglia il centesimo podio della carriera, che si è conquistato alle spalle del tedesco Chris Eissler, ma davanti a Moeller e Loch, a dimostrazione che non è ancora pronto a cedere il posto al ragazzo che lo vinse in due discese perfette a Vancouver.

Nel Campionato del Mondo fino a oggi vanta dieci ori, tre argenti, un bronzo. Nella classifica generale segue di una lunghezza lo slittinista Norbert Huber (che con i suoi undici trionfi è anche l’unico atleta ad aver conquistato la sfera di cristallo sia nel singolo che nel doppio); detiene il record nelle singole tappe di Coppa del Mondo. È l’italiano con più trionfi in assoluto negli sport invernali, davanti a Patrick Pigneter e a Tomba la Bomba. È imbattuto sulla pista olimpica piemontese di Cesana Pariol.

Armin con una delle tante medaglie conquistate

Armin con una delle tante medaglie conquistate

 

Presenza fissa da vent’anni ai Giochi Olimpici Invernali, Zöggeler ha partecipato a cinque edizioni delle Olimpiadi, salendo sempre sul podio: bronzo a Lillehammer, alla sua prima esperienza coi cinque cerchi; bronzo a Vancouver, in un’edizione tragica in cui il georgiano Nodar Kumaritashvili vola dalla pista nelle prove dello slittino; argento a Nagano, dove tiene testa ai tedeschi; oro a Salt Lake City, dove ha battuto il rivale tedesco Georg Hackl per un secondo e oro a Torino, nelle Olimpiadi di casa, che ricorda sempre come il trionfo più bello. Cinque medaglie in cinque edizioni diverse, record italiano che condivide con la schermitrice Valentina Vezzali. Ha altresì partecipato a quindici edizioni dei campionati mondiali, da Calgary 1993 a oggi, saltando soltanto l’edizione del 2013 disputatasi a Whistler per curarsi di un problema alla schiena. E per riposarsi in vista della sua sesta Olimpiade, quella di Soči. L’albo d’oro di Zöggeler ha infatti ancora pagine da scrivere.

Lo hanno soprannominato il Cannibale, con riferimento alla sua fame di vittorie che lo accomuna a Eddy Merckx, dominatore assoluto nel regno del ciclismo degli anni Settanta. Non ha nemmeno un nomignolo tutto suo, il carabiniere di Foiana. È troppo poco uno slittino. Eppure ne ha stesi, di avversari, nei suoi 24 anni in Nazionale: tedeschi, russi, austriaci, statunitensi… ogni anno più tecnici, ogni anno più preparati, ogni anno nuovi giovani, mentre il tempo inesorabile passa per quest’uomo della montagna che oggi ha 39 anni.

Scrive ancora nel suo sito: «Con il passare degli anni sono andato costantemente migliorando, i miei risultati e le medaglie che ho a casa sono davvero tante. Ma anche dopo tutti questi successi sportivi c’è una cosa che è rimasta sempre uguale a quando ero bambino: quella sensazione stordente di felicità che mi prende ogni volta che salgo sul podio. Una motivazione enorme, un’emozione che sicuramente mi spingerà a restare nell’agonismo ancora per un bel po’».

Armin Zöggeler alla partenza

Armin Zöggeler alla partenza

 

Ci crediamo, a questo ragazzo dalla erre dura. Ci crede anche il Presidente del Coni, Giovanni Malagò, che ha motivato la scelta di Zöggeler come portabandiera azzurro dei Giochi Olimpici Invernali.

«È il più grande atleta di tutti i tempi nella sua disciplina» ha detto il Numero Uno dello sport italiano. «Ha vinto due medaglie d’oro olimpiche, due argenti e un bronzo. Unico atleta di qualsiasi sport di discipline olimpiche invernali che può aspirare a prendere la sesta medaglia consecutiva. In quelle estive, c’è la Vezzali che può riuscirci».

Come slittinista, Zöggeler sarà il terzo della storia ad avere l’onore di innalzare il tricolore, questa volta verso il cielo di Soči. Prima di lui lo fece Paul Hildgartner sia a Calgary che a Sarajevo, mentre in terra giapponese fu la volta di Gerda Weissestneir. Ma chissà se coronerà la sua carriera di successi. Perché il lupo altoatesino è ancora intenzionato a mangiarsi il podio. Con quella voglia tutta giovanile di vincere e la diligenza tutta montana degli allenamenti, gli attriti studiati al millimetro, di quei pezzi di cielo contati curva dopo curva mentre il proiettile umano sfreccia nel tunnel della lotta con il cronometro. Lo attenderà a casa la famiglia, la moglie Monika, i figli Nina e Thomas, il maso dove è cresciuto, le mucche, la terra. Lì a Foiana il cannibale è sereno.

Chissà se sarà anche sazio.

Melania Sebastiani
© Riproduzione Riservata

 

AGGIORNAMENTO: Il 9 febbraio 2014 A Soči 2014 Armin Zöggeler si è aggiudicato la medaglia di bronzo (sesta medaglia olimpica della sua carriera)

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