Enrico Scuri

Enrico Scuri

Enrico Scuri

 

L’Invincibile

Alla fine la tanto sospirata medaglia di bronzo è arrivata. Ci sono voluti centosei anni – e diverse petizioni rimaste per molto tempo inascoltate – perché Enrico Astolfi Scuri potesse finalmente salire, anche se solo idealmente, su quel podio iridato che, più di un secolo prima, aveva meritatamente conquistato in una tiepida serata primaverile milanese.

Solo nel 2005, infatti, l’International Weightlifting Federation (IWF) si è decisa a riclassificare quel Campionato Internazionale di lotta, sollevamento pesi e atletica, promosso dalla Gazzetta dello Sport e disputatosi presso il Teatro dal Verme il 4 aprile 1899, attribuendogli la qualifica ufficiale di Campionato del Mondo. Il terzo, per la precisione, dopo le edizioni di Londra, nel 1891, e di Vienna, nel 1897.

Un ritardato riconoscimento che merita una spiegazione: alla fine del XIX secolo in Italia c’era molta confusione intorno a questi sport di forza, allora molto popolari. Le specialità di appartenenza alle singole discipline non erano state ancora ben definite, né esisteva una Federazione (sarebbe stata fondata solo nel 1902) che regolasse e coordinasse in maniera ufficiale l’attività agonistica. Il tutto veniva così lasciato all’iniziativa di sponsor e mecenati.

Il marchese Monticelli Obizzi

Proprio uno di questi, il marchese Luigi Monticelli Obizzi, pesista a sua volta ed esperto organizzatore di meeting sportivi, fu il principale artefice della competizione milanese che ebbe un grande successo di pubblico. La manifestazione, a cui erano iscritti i migliori atleti in circolazione, era infatti stata curata nei minimi dettagli dal nobile, sostenuto dal contributo determinante della Rosea. Fu grazie anche lui, dunque, se l’IWF riconobbe a posteriori l’importanza di quella kermesse durata tre giorni (e di cui il “Campionato Internazionale” fu il clou), che promosse Scuri nell’olimpo dei migliori pesisti dell’epoca.

Quella sera, infatti, Enrico, nato nel 1868 in provincia di Pavia, si arrese solo a due atleti straordinari, il siberiano Sergej Yeliseyev, campione del mondo in carica, e il tedesco Johannes Rödl, ma precedendo altri mostri sacri dell’epoca, come Johannes Schneider. Un terzo posto prestigioso, impreziosito da uno score di grande valore: Scuri sollevò infatti 65, 65, 80, 115 e 130 chilogrammi, rispettivamente in strappo, lento e slancio a una mano, lento e slancio a due mani. Misure molto vicine a quelle realizzate dai primi due in classifica e che gli valsero cinque nuovi primati nazionali.

Una performance esaltante, ottenuta grazie anche a una tecnica matura ed elegante. Enrico si era infatti impadronito alla perfezione dello stile cosiddetto continentale che prevedeva il sollevamento del peso in tre tempi, da terra alla posizione finale. I suoi esercizi, poi, erano molto puliti, privi cioè di eccessive piegature e contorsioni.

L’ottimo risultato ottenuto consacrò il pesista lombardo come il primo vero fuoriclasse italiano dello sport moderno, sport che in quegli anni stava cercando di uscire dalla sua dimensione pionieristica. Fu, quello, un importante punto d’approdo di una carriera cominciata nel 1886, quando – diciottenne – aveva deciso di iscriversi alla Ginnastica Pavese. Una società che, pur fondata solo sette anni prima, era già un punto di riferimento per molti aspiranti atleti della zona.

Enrico Scuri alfiere della Ginnastica Pavese

Enrico Scuri alfiere della Ginnastica Pavese

 

Nella palestra di via Luigi Porta, sotto la guida del suo istruttore, l’esperto Telesforo Comi, Enrico cominciò fin da subito a mettere a frutto lo straordinario patrimonio fisico di cui madre natura l’aveva dotato. I pomeriggi passati a sollevare pesi, a correre e a lottare – oltre a curare aspetti inusuali per gli atleti di quell’epoca, come l’alimentazione – dettero ben presto ottimi frutti: i risultati ottenuti nelle prime gare a cui partecipò furono decisamente incoraggianti.

In questo contesto fu significativo l’ottavo posto conseguito nel Concorso Ginnico Nazionale disputatosi all’Arena milanese nell’agosto 1890. Si trattava di una kermesse articolata in nove discipline diverse, in cui si alternavano prove di forza, di agilità e di velocità. Le cronache del tempo riferiscono che il semisconosciuto Enrico Scuri si aggiudicò le prove di lotta, di sollevamento pesi e di velocità, correndo i 150 metri con uno strepitoso – e, tutto sommato, poco credibile – tempo di 16”.

Da allora l’atleta lombardo entrò di diritto nel novero dei migliori pesisti italiani, che comprendeva personaggi del calibro di Romolo Zerbone, Piero Siebanech, Aristide Muggiani, Aldo Brocca, oltre, naturalmente, allo stesso Obizzi. Le esibizioni del ragazzo, ogni volta più convincenti, cominciarono a renderlo sempre più popolare tanto che nel 1892, dopo una sua strabiliante esibizione negli allora famosi giochi di forza chiamati Passatempi di Ercole, un cronista in vena di esagerazioni lo accostò al tedesco Eugen Sandow e al francese Louis Uni, in arte Apollon, considerati gli uomini più forti del mondo.

Non solo, ma di lui si scrisse addirittura che arrivò a liberare dal fango una carrozza del tram, facendo uso esclusivo della sua forza, mentre un altro giornale lo definì, con una buona dose di retorica tipica del periodo, «un vero Ercole dalla muscolatura poderosa, munito di un paio di braccia e di gambe che Atlante invidierebbe».

Il fisico di Scuri, d’altronde, giustificava – almeno in parte – queste iperboli. La sua struttura, già di per sé possente, dopo anni di palestra e di alimentazione mirata era in effetti diventata impressionante: centosettantasei centimetri di altezza, centodue chilogrammi di peso, centoventi centimetri di torace, sessantasette di coscia, quarantaquattro di polpaccio e quarantasette di circonferenza del collo.

Nel 1897, poi, la sua carriera prese il volo. Obizzi, patròn del Club Atletico Milanese, da lui fondato nel 1890, decise di organizzare il primo Campionato Atletico d’Italia. La storica manifestazione, che si svolse nel salone della Società degli Artisti di Milano il 2 maggio 1897, vide primeggiare Enrico Scuri proprio davanti al marchese.

Il pavese si ripeté anche nelle due edizioni successive, ancora una volta ospitate nella città meneghina. La prima si disputò l’8 maggio 1898, il giorno dell’insurrezione operaia stroncata nel sangue dalle cannonate del generale Fiorenzo Bava Beccaris. La seconda precedette di soli due giorni il già citato Campionato Internazionale, essendo inserita nel calendario della kermesse del teatro Dal Verme.

Nell’edizione del 1900, che si svolse a Genova, un fortuito infortunio alla spalla lo privò invece del quarto titolo consecutivo. Scuri, malgrado l’handicap, arrivò comunque secondo dietro il romano Stanislao Ruggeri, che fu anche l’ultimo atleta italiano a sconfiggerlo. Enrico non si perse d’animo e si rifece con gli interessi, aggiudicandosi le due edizioni successive, disputatesi nuovamente a Milano.

Un peso fuori controllo

Vittorie, queste, che unite ai trionfi e ai piazzamenti ottenuti in prestigiose competizioni internazionali (restò famosa la sua impresa a Ingolstadt, in Baviera, dove nel 1902 sollevò una sbarra di 124 chilogrammi) resero ancora più famoso e amato il pesista di Pavia, da allora soprannominato l’Invincibile. Ma ormai la sua carriera aveva già toccato l’apice e la china discendente, molto rapida a causa del suo peso improvvisamente fuori controllo, si concluse nel 1906 con il ritiro.

Enrico Astolfo Scuri aveva comunque vinto tutto quello che c’era da vincere, ottenendo fama, successo e soldi. Gli restò solo un grosso rimpianto: non aver potuto partecipare all’Olimpiade parigina del 1900, a causa della decisione presa dal CIO che all’ultimo momento cancellò i pesi dal programma dei Giochi. Avrebbe quasi sicuramente vinto l’oro – primo italiano in assoluto –, dal momento che i suoi rivali più temibili, Yeliseyev e Rödl, erano nel frattempo passati al professionismo.

La medaglia di bronzo riconosciutagli nel 2005 dalla Federazione per il terzo posto ottenuto nel Mondiale milanese avrebbe mitigato – se non del tutto, almeno in parte – questa atroce delusione.
Purtroppo per lui arrivò troppo tardi.

Marco Della Croce
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Comments To This Entry
  1. Belli questi ritratti di atleti antichi, un tempo famosi e oggi ingiustamente dimenticati. Sono stati loro, i pionieri, i veri interpreti dello spirito sportivo originario. Complimenti a storie di sport per recuperare di tanto in tanto queste magnifiche figure

    Carlo P. on giugno 3, 2013 Reply
    • Grazie Carlo. Del resto, da sei anni il nostro obbiettivo è proprio quello di occuparsi dello sport e dei suoi protagonisti, grandi e piccoli, del presente e del passato anche lontano. Seguici ancora, nei prossimi mesi è in programma la pubblicazione di molti altri atleti che possono considerarsi, a buon titolo, pionieri dello sport moderno (la Redazione di SdS).

      admin on giugno 5, 2013

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