Storia 11 – L’agonismo tra Antonini e Severi

I resti dello Stadio di Antonino a Pozzuoli

I resti dello Stadio di Antonino a Pozzuoli

 

I Principi e i Giochi

Lo Stadio di Domiziano costituisce una delle due costruzioni in muratura dedicate esclusivamente alle discipline agonistiche conosciute al di fuori di Grecia ed Oriente.

Il secondo edificio è lo stadio di Puteoli (Pozzuoli), edificato da Antonino Pio in memoria del predecessore Adriano, morto a Baia nel 138. La struttura, solo di recente recuperata alla visibilità del pubblico, fu costruita vicino al luogo (una villa già appartenuta a Cicerone) in cui ebbe prima sepoltura Adriano, quando Antonino Pio ne trasferì i resti a Roma e volle celebrarne lo spirito con l’istituzione di giochi quinquennali di tipo olimpico, poi noti con il nome greco di Eusebeia.

Lo stadio fu in uso almeno sino alla fine del III Secolo o agli inizi del successivo: lo provano alcuni reperti archeologici coevi e numerose iscrizioni relative a vincitori di gare ginniche databili tra il 150 e il 250. Il fatto poi che non siano state ritrovate epigrafi riguardanti vincitori di corse di carri, parrebbe indicare l’assenza di tali gare nei giochi di Puteoli.

La pianta dello Stadio di Antonino

La pianta dello Stadio di Antonino

 

Proprio a proposito di Adriano, il sovrano onorato negli Eusebeia, occorre operare una digressione. Sulla base di quanto abbiamo detto, e in riferimento alla netta frattura creatasi nelle classi dirigenti tra filoellenici sostenitori dell’agonismo e tradizionalisti strenui oppositori, potrebbe sembrare sorprendente che un principe notoriamente affascinato dalla cultura ellenistica come Adriano non abbia mai tentato di istituire ulteriori agones alla greca in Roma.

Dalle fonti risulta infatti chiaro come l’Imperatore abbia limitato i suoi interventi in materia al sostegno e alla protezione dei concorsi tradizionali in Grecia e alla creazione di nuovi giochi nel solo Oriente ellenistico. La memoria del suo favorito Antinoo, ad esempio, fu onorata con l’indizione di giochi in Egitto, luogo della sua morte e deificazione; a Mantinea, ritenuta patria originale dei Bitini; e in Bitinia, suo paese natale.

La cosa appare meno strana se si valuta l’assenza di iniziative nell’Urbe alla luce del cosmopolitismo del principe. I limitati soggiorni romani di Adriano non favorirono probabilmente il suo impegno in nuovi progetti agonistici, invisi ai settori tradizionalisti, e lo spinsero a ricercare nell’ambiente d’origine dei giochi risposte più adeguate alla sua visione.

Rimane il dato di fatto che il suo regno creò ai massimi vertici dello stato un atteggiamento di favore verso gli Athlas. Il gesto del suo successore Antonino, oltre a manifestare un sentimento di deferenza per il padre adottivo, ne è un’autorevole conferma: l’atteggiamento favorevole ai giochi si sarebbe mantenuto costante per tutta l’epoca antonina, permettendo l’ultimo momento di autentico splendore di Olimpie e agoni sacri.

L'Imperatore Adriano

L’Imperatore Adriano

 

Nel clima di attenzione allora determinatosi per le usanze ludico-sacrali di provenienza greca, va per esempio inquadrato lo svolgimento in Roma di una Epineikia nel dicembre 176, indetta in occasione del trionfo di Marco Aurelio e Commodo per la vittoriosa spedizione contro Germani e Sarmati. Di queste gare si ignorano i dettagli: le poche notizie provengono da un’iscrizione ritrovata a Sardis, riguardante il pancraziaste Markos Aurelios Demostratos Damas e la sua vittoria nell’occasione, ma non sono altrimenti ricordate, se non in un’altra epigrafe dedicata a Markos Aurelios Koros di Tiatira, anch’egli uno dei vincitori.

Non va infine dimenticato che fu proprio nei decenni tra Adriano e i Severi che nacque e acquistò rapidamente importanza la Curia athletarum, ossia una sorta di corporazione degli agonisti. La fondazione vera e propria, avviata dal pancraziaste Ulpio Domestico nel 134, con la domanda di una sede e di un archivio ad Adriano, avvenne in realtà solo un ventennio dopo, quando Antonino Pio acconsentì alla richiesta. La concessione alla Synodos del terreno attiguo alle Terme di Traiano dove era solita riunirsi in via ufficiosa diede modo all’associazione di strutturarsi in via definitiva, e già nel 154 il fondatore Domestico ebbe modo di ringraziare l’imperatore per il particolare favore con cui guardava all’associazione dedicandogli il ginnasio che fece costruire in un sito oggi non identificato. È poi probabile che la Curia, con la quale il professionismo degli atleti assunse carattere per così dire ufficiale, raggiungesse solo sotto Settimio Severo il culmine della potenza, come testimonierebbe il termine Septimiani aggiunto alla titolatura. Resta il fatto che sin dalle origini l’innovazione conferì un peso enorme al potere contrattuale degli atleti.

Un’idea dell’entità dei guadagni di un campione del II Secolo d.C. la si può ricavare da un’iscrizione dell’epoca, nella quale viene specificato che in una città (purtroppo imprecisata) dell’Asia Minore un atleta ricevette 30 mila dracme per la sola sua partecipazione ai giochi locali. Poiché un soldato dell’epoca era pagato 225-300 dracme all’anno, la cifra corrisponde a quanto un legionario avrebbe guadagnato in cento anni. Altre città distribuivano premi minori, ma pur sempre di una certa entità, a seconda dei casi: ci è giunta un’iscrizione (II-III Secolo) della città di Aphrodisia in Caria con un prezziario quasi completo per le varie discipline, da cui si apprende ad esempio che un pancraziaste riceveva per gareggiare 3.000 denari, ossia sei volte i 500 denari di un pentatleta.

Non poco, comunque, se si considera che la paga media di una giornata di lavoro per un operaio non specializzato si aggirava su un unico denario.

I Severi si dimostrarono sempre molto legati agli spettacoli di massa, e la loro epoca fu caratterizzata dalla fioritura, in molte parti dell’Impero, di nuovi giochi a carattere cittadino, nella quasi totalità intitolati all’imperatore regnante.

Svariati Severeia e Antonineia sono attestati in tutta la parte orientale dell’Impero, ed in particolare in Grecia e in tre zone dell’Asia Minore: la Bitinia (nelle città di Nicomedia, Nicea e Prusia, oltre che nelle limitrofe Bisanzio e Perinto); la Cilicia (a Tarso, a Anazarbus e a Castabala); e l’Asia Minore centrale (nei centri di Cesarea di Cappadocia e Ancyra di Galazia). Si tratta non a caso nella quasi totalità delle basi in cui operavano le forze armate destinate a fronteggiare i Parti: i militari furono infatti uno dei fondamenti su cui Settimio Severo edificò il potere della sua dinastia.

Il profondo legame culturale e politico di Severo (imperatore dal 193 al 211) con l’ellenismo è poi emblematicamente rappresentato dalla titolatura che volle gli fosse attribuita: con lui, per la prima volta, l’imperatore non fu più princeps, ma dominus et deus come nei regni orientali. In questo e vari altri sensi, Settimio Severo rappresenta il punto di rottura tra due ere, ponendosi al limite tra la classicità e il nuovo mondo che stava per nascere.

Settimio

Settimio Severo

 

L’interesse di Severo per i giochi, già dimostrato nel 202 con la coniazione di uno splendido aureo raffigurante lo Stadio di Domiziano, culminò nella celebrazione, avvenuta nel 204, degli ottavi Ludi Saeculares, che vennero indetti sulla base della datazione stabilita da Augusto nel 17 a.C., e non tenendo conto delle edizioni tenute durante i principati di Claudio e Domiziano.

La descrizione di Zosimo pone l’accento sulle modalità religiose e sacrificali, ma non fornisce purtroppo particolari sugli eventi di carattere ludico. Così si conosce pochissimo sullo svolgimento agonistico dei Giochi, che devono tuttavia aver avuto dimensione di rilievo, anche per l’importanza dell’occasione.

Al principe più legato all’ellenismo dei primi secoli, anche per la sua origine siriana, Sesto Vario Avito Bassiano, più noto come Elagabalo, è attribuito dalla quasi totalità degli studiosi un effimero tentativo di introdurre un nuovo concorso di stampo ellenistico nell’Urbe.

Attorno al luglio del 219 Elagabalo giunse a Roma dalla Siria, indicendo subito grandi feste in proprio onore. Ne ha tramandato il ricordo Dione Cassio, raccontando la vicenda di uno dei vincitori, Aurelius Helix, atleta che aveva già dominato lotta e pancrazio nei Ludi Capitolini. La sua riconosciuta superiorità era tale che, per evitare un suo nuovo trionfo, gli invidiosi giudici olimpici non avevano organizzato il torneo di lotta.

Le feste a cui si riferisce Cassio Dione sono probabilmente gli Antoninia Pythia, nominati in un’epigrafe ritrovata a Delfi e dedicata all’atleta Settimio Aureliano (o, secondo altri Settimio Aurelio Marciano), plurivincitore in tutti i giochi più conosciuti di Grecia e Impero.

Riguardo al nome Antoninia Pythia assegnato ai Giochi, è necessario sottolineare come esso riporti direttamente all’essenza solare di Apollo, ma si mantenga formalmente all’interno della religione tradizionale romana. In considerazione della devozione fanatica del giovane sovrano alla divinità siriana del Sole da cui prese il soprannome, il fatto che non egli non abbia potuto o voluto imporre la denominazione di Elagabalia (in analogia a quanto avvenne invece a Sardi), o almeno di Helia Pythia, (come visto per Emesa), è indice della forza con cui agivano ancora nell’Urbe le componenti conservatrici e anti-ellenistiche.

Elagabalo 375

Aureo di Elagabalo dedicato all’omonimo dio del Sole venerato ad Emesa

 

Nel 243 un sovrano ideologicamente molto distante da Elagabalo e legato anzi al ceto senatorio, introdusse in Roma, con maggiore successo, nuovi giochi alla greca: il Chronographus del 354 (una sorta di calendario illustrato di epoca tardo romana) riporta infatti che Gordiano III Pio istituì un agone dedicato a Minerva.

Un problema concerne il luogo dove le si disputarono le gare. Se lo Stadio di Domiziano, ancora in perfetta efficienza dopo i restauri severiani del 228, appare come la soluzione più logica, una moneta coniata nel 244, l’anno successivo alla morte di Gordiano, suscita qualche dubbio. Sul rovescio del pezzo, commemorativo dell’Agon Minervae, appare chiaramente la spina del Circo Massimo circondata da carri da corsa, gladiatori e atleti di varie discipline: pugilato, lotta e pancrazio (o salto, come interpretano alcuni). È perciò possibile che il grande richiamo dei giochi abbia suggerito il loro spostamento al più capiente Circo Massimo, nonostante la visuale per gare di tipo atletico non paia tra le più idonee..

Alcune iscrizioni provano che il concorso si svolgeva ancora dieci anni dopo la morte di Gordiano, avvenuta nel 245. Un’ulteriore lunga epigrafe, riguardante un intervento della Curia Athletarum circa una somma da percepire in un concorso, e giuntaci incompleta in alcune sue parti, è stata interpretata da Luigi Moretti e Luis Robert come riferita all’Agon Minervae. Se l’interpretazione fosse corretta (e non vi è motivo di dubitarne), attesterebbe la sopravvivenza dei Giochi sino al 313, cioè sino alla piena epoca costantiniana cui appartiene l’epigrafe.

Gordiano III Pio

Gordiano III Pio

 

Resta in ogni caso confermata la sopravvivenza dell’istituzione al suo fondatore, all’opposto di quanto avvenuto nel caso di Elagabalo. La spiegazione di questa diversa sorte è probabilmente da ricercarsi (in analogia alla diversa sorte toccata un secolo e mezzo prima a Neronia e Capitolia) nella diversa ispirazione reeligiosa cui i due concorsi del III secolo si rifacevano. In onore cioè di una deità solare, non ancora accettata seppure identificata in Apollo, e di un sovrano, colpito per giunta dalla damnatio memoriae, le Antoninia Pythia; e connesso ad una dea della Triade Capitolina, Minerva, anche se nella sua incarnazione greca, l’ Agon Minervae.

Danilo Francescano
© Riproduzione Riservata

 

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