Ida Nomi Venerosi Pesciolini

Ida Nomi Venerosi Pesciolini

Ida Nomi Venerosi Pesciolini

 

E Basket fu

Portava un cognome acquatico. Fluido. Sinuoso. Vezzoso. Elegante come i movimenti subacquei. Acrobatico, quasi. Nobile.
Nel blasone di famiglia, tre pescetti su sfondo azzurro posti in fascia uno sull’altro.

Ida Nomi Venerosi Pesciolini era a nata a Siena il 1 settembre 1873, figlia di quel Maestro dello Sport Leopoldo Nomi Pesciolini che qualche anno dopo diede impulso determinante per l’approvazione della Legge che istitutiva dell’obbligo dell’insegnamento dell’Educazione Fisica nelle scuole private, presentata in Parlamento all’epoca del Ministro della Pubblica Istruzione Francesco De Sanctis.

Leopoldo era un ginnasta, socio nonché per 38 anni direttore della neonata Associazione di Ginnastica Senese “Mens Sana in Corpore Sano 1871”, che aveva preso forma in una birreria del centro di Siena per iniziativa d’un gruppo di studenti.

Nell’anno di nascita di Ida l’Italia è una monarchia costituzionale e la capitale è da poco stata trasferita da Firenze a Roma. Sulle note di Verdi si discute del diritto di voto, che per quel momento è riservato agli uomini maggiori di 25 anni di ceto elevato. La spinta del progresso tecnologico che aveva fatto montare l’onda della seconda rivoluzione industriale è sfumata nella prevedibile recessione economica. L’Italia è collegata alla Francia attraverso il traforo del Fréjus. Si è iniziata l’apertura del Canale di Suez per favorire i commerci. In Inghilterra regna la regina Vittoria; in Russia lo zar.

Fino a quel momento l’attività fisica era concepita come disciplina adatta all’addestramento militare. La ginnastica era considerata lo sport propedeutico. Completo.

E sarà proprio attorno alla ginnastica che si svilupperà la Polisportiva senese, così tanto che il nome della Mens Sana rimarrà legato a un altro sport, nel bene delle vittorie e nel male delle note vicende giudiziarie degli anni Duemila: il basket.

Ida Nomi Venerosi Pesciolini ha 18 anni quando, dall’altra parte del mondo, un altro educatore, l’insegnante James Naismith, professore canadese, pubblica le prime tredici regole di un nuovo sport e le mette subito in pratica con l’ausilio di ceste per la frutta, dando origine a uno degli sport di squadra più in voga. È il 1891.

In questi anni a ginnastica, tiro a segno e scherma si aggiungevano nuovi sport, quali nuoto e ciclismo, e andava avanti con accresciuto vigore l’attività della sezione femminile, istituita nel 1878. Alla sezione femminile segue nel 1884 l’inaugurazione della sezione operaia, che annovera l’anno seguente 260 iscritti. Sono indici importanti dell’ampliamento di orizzonte sociale dell’attività ginnico-sportiva, che diventa attività non solo pedagogica ma anche ludica e ricreativa.

La prima sede sociale è registrata nel piazzale presso la chiesa dell’ex Convento dei Cappuccini, dove sorge la Chiesa di Santa Petronilla (nei pressi della moderna stazione ferroviaria); successivamente si sposta nella contrada dell’Onda, negli alloggi militari di via Sant’Agata. Con una spesa di lire 1860,67, come risulta da un meticoloso rendiconto, si provvede alla trasformazione dei locali, adibiti a scuderie e alloggiamenti: nasce “la palestra di via Sant’Agata” che all’epoca viene considerata fra le migliori d’Italia e che per cent’anni rimarrà luogo rituale dello sport non solo senese, ma nazionale.

Nel 1875 la Mens Sana ospita il 6° Congresso della Federazione Ginnastica d’Italia.

Avanza anche il progresso: l’illuminazione a petrolio in palestra è sostituita con quella più moderna a gas, anche se non mancano ricorrenti diatribe con la Società del Gas che minaccia di tagliere la fornitura in mancanza di pagamenti di bollette.

Le difficoltà finanziarie non impediscono di organizzare nel 1900 un grande saggio ginnico di tutte le scuole della città.

Nel 1903 nascono le sezioni di scherma, atletica, ciclismo, podismo e fanfare, e si invitano il Club podistico e il Club ciclistico a far parte della società.

Ida Nomi è membro della commissione tecnica femminile della Federginnastica.
Il regolamento di gioco di Naismith capita tra le sue mani nei primi anni del Novecento, una decina d’anni dopo la sua stesura. Per sua mano è tradotto. La maestra di sport valuta la nuova disciplina, chiamata “palla a cerchio”, come particolarmente adatta per le proprie allieve.

Non lo ha mai visto giocare, nonostante le cronache del tempo riportino di numerosi viaggi all’estero della signorina, soprattutto in “terra di Albione”, dove effettivamente avrebbe potuto vederlo. Intuendone le potenzialità da quelle tredici regole scritte, senza mai averlo visto giocare prima, decide di presentare la “palla a cerchio”. Il 27 aprile del 1907, a partire dalle ore 20,30, nella palestra di San’Agata, alla presenza di numerosi spettatori e autorità cittadine, Ida Nomi Pesciolini presenta per la prima volta il nuovo sport con il nome di “palla al cerchio”. Il biglietto d’ingresso costa 50 centesimi di lire. Si esibiscono tutte le sezioni sociali mensanine. Gli intermezzi sinfonici sono a cura del Nono Reggimento Fanteria di stanza in città.

Documenti dell'epoca

Documenti dell’epoca

 

Un articolo de “La Vedetta Senese” del giorno seguente descrive la serata come “riuscitissima”, una “festa”. Le cronache specificano che la dimostrazione completa del nuovo gioco non fu possibile per “mancanza di spazio”. Stando a Naismith la partita si giocava in un campo grande circa la metà di quello attuale, 7 metri di larghezza per 14 di lunghezza, alle cui estremità erano poste due ceste di vimini.

L’occasione per la dimostrazione completa è il VII Concorso Federale Nazionale di Ginnastica, che si tiene a Venezia dall’8 al 12 maggio 1907.

La maestra di sport presenta il programma in un opuscolo stampato a Siena alla Tipografia dell’Ancora a nome dell’associazione ginnastica senese “Mente Sana In Corpo Sano”. L’opuscolo ha per titolo “Basket-ball”, scritto a caratteri maiuscoli e con il trattino nel mezzo. Il sottotitolo recita “giuoco ginnastico per giovanette”, specificando che è “eseguito per la prima volta da una squadra di questa sezione” e porta le date del concorso di Venezia.

Allo stadio militare di Sant’Elena di Venezia nasce così la pallacanestro italiana.

Nasce con la gonna.
Al femminile.
Di fronte ai re d’Italia, come gara libera durante la sontuosa cerimonia di premiazione degli atleti di un concorso di ginnastica, con allieve in divisa da marinarette, con blusa bianca e gonna blu.

Le allieve sono ricordate per i cognomi: Bozzini, Gabbricci, Mini, Clara e Paola Falb, Martini, Fatini, Zalaffi, Delle Piane e Gianfaldoni.

L’esibizione vale una medaglia d’argento, consegnata alla squadra dal re Vittorio Emanuele.

Il primo successo nella palla non ancora a spicchi di una società che al maschile vincerà sette scudetti consecutivi, oltre a Coppe Italia, Supercoppe, Coppa Saporta, prima di vedersi esclusa dal basket professionistico per i noti problemi. Ma tutto ciò avverrà negli anni Duemila…

La Mens Sana al Concorso di Venezia

La Mens Sana al Concorso di Venezia

 

Il rientro della squadra da Venezia a Siena è trionfale. Prima tappa a Bologna, presso la sede della Virtus. Poi casa.

La Vedetta Senese riporta che “fin dalle ore 15 moltissime signore, signorine ed una folla di amici gremivano la stazione ferroviaria in attesa delle squadre dell’associazione ginnastica, reduci vittoriose dalle gare di Venezia”. Il bottino della spedizione mensanina consiste in “corone d’alloro, una quercia, due medaglie d’argento e vari premi individuali”. Tra questi, un cuscino istoriato.

I dirigenti sono mescolati alla folla mentre i ginnasti “facevano ala sul marciapiede”.

L’attesa dura tre quarti d’ora: “Alle 15,45 si udì finalmente il fischio della locomotiva, accolto da fragorosi battimani dei presenti, mentre la musica intuonava un’allegra marcia”.

È un galà.
La “Contessina Maria Pia Papi Baglioni” consegna alla “Maestra signorina Nomi Pesciolini, che accompagnava le squadre femminili, uno splendido mazzo di fiori”.

La processione s’incammina verso via Sant’Agata, dove è imbandito un rinfresco, “tra due fitte ali di popolo”, che asiste “con palese deferenza al passaggio”. Ha un ordine: prima la banda, poi il Consiglio Direttivo, i tamburini, la squadra femminile “ammiratissima” e le squadre maschili, “rispettivamente con i labari recanti le ottenute onorificenze”.

In testa, “l’infaticabile maestro Nomi Pesciolini”.

L’esordio della pallacanestro è blando ma in crescita. A Siena Monsignor Nazareno Orlandi istituisce al Costone l’Associazione Ginnastica Fides e posiziona la prima coppia di canestri al ricreatorio: li aveva trovati durante un viaggio in Inghilterra.
Nel 1910 il professor Guido Graziani di ritorno dalla Niagara University, traduce per le Forze Armate il regolamento naismithiano.

Non si è ancora giocata in Italia una vera e propria partita quando scoppia la Grande Guerra che, se da una parte accelera l’assimilazione degli sport americani, dall’altra mette fine alla breve stagione della pallacanestro femminile.

Il mondo sta cambiando, quelle tredici regole si sono evolute, e si apre per l’Italia e per le donne italiane una nuova stagione. Non solo di sport.

Melania Sebastiani
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