Julio Velasco

Giuseppe Cormio, Julio Velasco e alcuni dirigenti della Tre Valli in trasferta nel 1983 (© Archivio Bartocci)

Giuseppe Cormio, Julio Velasco e alcuni dirigenti della Tre Valli in trasferta nel 1983 (© Archivio Bartocci)


 


Da Jesi con furore, inediti per un nuovo ritratto

È il Re Mida del volley. Un mito senza tempo, una figura prestata anche ai campi da calcio, con esperienze dirigenziali nella Lazio di Cragnotti e nell’Inter di Moratti. Ha allenato e allena uomini e donne, ha parlato e parla come motivatore nelle più importanti conferenze mondiali. Ha vinto Olimpiadi, Mondiali, World League, Europei, Campionati,… Ha sconvolto la mentalità di gioco italiana.
Julio Velasco è la pallavolo. E non poteva che essere altrimenti, essendo nato il 9 febbraio 1952, lo stesso giorno del volleyball, che contrariamente ad altri sport ha una data di nascita ben precisa: il 9 febbraio 1895, quando l’istruttore di educazione fisica William G. Morgan presentò al collegio YMCA di Holyoke il gioco da lui stesso ideato.
Julio Velasco è soprattutto la pallavolo, ma in particolar modo è la pallavolo italiana, lo Special One (“one and only”, verrebbe da aggiungere in una eco anglicistica di slogan) della “generazione di fenomeni”.
Il giornalista sportivo Daniele Bartocci sta studiando scrupolosamente foto inedite e materiali mai date alle stampe che gettano nuova luce sull’argentino d’Italia più celebre dello sport.

«Ho un elaborato con molte cose d’epoca: sono circa cinquanta pagine, con foto e quant’altro. Oltre a questi appunti ho due dispense piene che non ho ancora terminato di visionare: buste paga, foto dagli spalti della palestra Carbonari, contratti firmati da Velasco, appunti veloci scritti di suo pugno,…».

Cosa ne sarà di questo materiale?
«Per il momento lo custodisco gelosamente. Una mia rielaborazione di questa esclusiva ricerca a carattere storico, ridotta a tre-quattro pagine, è stata scelta tra i testi di oltre cinquecento candidati per la kermesse letteraria “Racconti Sportivi 2019”, prestigioso concorso per narrativa a livello nazionale organizzato da Historica con il patrocinio del Centro Sportivo Italiano».

Qual è il titolo del racconto?
«Da Jesi con furore: aneddoti mai svelati del modello JV».

Quando verrà presentato il volume?
«Il volume, Racconti Sportivi 2019, edito da Historica Edizioni e la cui copertina è firmata dallo scrittore Stefano Andrini, sarà presentato in anteprima nazionale al Salone Internazionale del Libro di Torino, in programma dal 9 al 13 maggio 2019 e a fine maggio la presentazione si concluderà al Teatro Arena di Fico Eataly World a Bologna. Il libro sarà ordinabile in libreria e disponibile nelle principali fiere del libro e online».

Vittoria campionato cadetto seconda squadra Tre Valli (© Archivio Daniele Bartocci)

Vittoria campionato cadetto seconda squadra Tre Valli (© Archivio Daniele Bartocci)

 

Da dove nasce questa fascinazione per Velasco?
«Io sono originario di Jesi, terra di campioni quali Vezzali, Trillini, Mancini, Marchegiani. Velasco cominciò il suo percorso sportivo proprio nella mia sportivissima città natale. E mio zio Alberto Santoni fu il suo primo vice-allenatore italiano. Mi parlò sempre di Julio Velasco con stima, facendomi innamorare sin da molto giovane del personaggio e della sua leadership. Mi sono posto la mission primaria di andare a fondo sul personaggio, con la voglia personale di definire ed enfatizzare determinati concetti e modelli di prestazione da assumere come efficaci indicatori della performance e del trend di crescita del singolo profilo agonistico».

Suo zio è riuscito a rimanere in contatto con Velasco?
«No, i motivi professionali li hanno allontanati ma si conobbero molto bene, dentro e fuori dal campo. Al contrario sono rimasti in contatto con Julio storici personaggi jesini del volley come Beppe Cormio, attuale direttore sportivo Lube e primo scopritore di Velasco, nonché Paolo Giardinieri, storico talent scout di Velasco. In questi mesi ho avuto il piacere di intervistare entrambi per il programma sportivo marchigiano Vivere Sport, dove sono tra i conduttori».

Ripercorriamo le prime battute di Velasco a Jesi…
«Velasco sbarcò per la prima volta in Italia insieme alla sua famiglia nella terra di Federico II. Arrivò agli ordini del patron d’epoca Sandrino Casoni e di sua moglie Anna Virginia Vincenzoni. Con Velasco, nel roster dell’allora Tre Valli Jesi che giocava in A2, figuravano le presenze di due connazionali fortissimi ovvero il palleggiatore argentino classe 1960 Waldo Kantor e lo schiacciatore argentino classe 1957 Carlos Wagenpfeil. A fare da cicerone agli argentini, nella piazza jesina del Verdicchio, fu proprio mio zio Alberto Santoni, a quei tempi un’istituzione del volley del territorio marchigiano, secondo allenatore della Tre Valli e con alle spalle esperienze in serie B da giocatore e storiche promozioni in qualità di coach, ovvero uno dei sedici tifosi reduci dall’attuale finale persa dalla Lube Civitanova a Kazan».

Poster Tre Valli 1983/84 (© Archivio Daniele Bartocci)

Poster Tre Valli 1983/84 (© Archivio Daniele Bartocci)

 

Gli appunti in suo possesso provengono da suo zio Santoni?
«Per lo più sì, ma ci son anche ritrovamenti fortuiti. Nel lontano 1983 Santoni si recava spesso a casa di Velasco, a Pianello Vallesina, in provincia di Ancona: insieme iniziarono a battere a macchina degli appunti sulla mentalità e le metodologie di allenamento del volley, testi ingialliti che da allora la mia famiglia custodisce. In quella stagione (’83-84), la prima e la penultima a Jesi (Velasco lascerà la terra jesina nel 1985 per andare a Modena dove conoscerà grandi campioni), Julio frequentava spesso il centro storico di Jesi. Mio zio ricorda che in una delle prime chiacchierate che fecero gli disse subito di avere la sensazione che Julio sarebbe rimasto molto poco a Jesi. Si notava che aveva una mentalità diversa dall’uomo comune. Mio zio e gli altri in società avevano un lavoro, chi come lui in banca, chi imprenditore, chi artigiano: lui invece viveva di pane e volley. Amava la cucina italiana ed era solito fare delle belle cene, anche a casa sua in compagnia dei suoi genitori. Al mattino seguente, ecco la metamorfosi: si tramutava in un allenatore speciale, ma non uno qualsiasi, bensì nell’allenatore numero uno del volley».

Negli appunti trascritti, cosa consigliava il giovane Velasco ai pallavolisti in allenamento?
«Ad esempio: nella scelta degli esercizi occorre tener presente che l’esercizio che non si riesce a fare può avere tre motivazioni: è troppo difficile; il ragazzo non ha le capacità per farlo; è sbagliato. Per quanto riguarda gli esercizi, l’importante è la continuità e fondamentale è il ritmo.
Da un appunto per una conferenza del 10 marzo 1985 invece si legge che il fondamentale palleggio deve essere eseguito con le mani sopra la testa in modo tale da non rendere prevedibile la direzione dell’alzata in avanti o indietro.
Per ciò che concerne questo materiale sto provvedendo a portare a fondo un’indagine qualitativa, basata sulla rielaborazione di informazioni e documenti inediti e parametri storici (documenti inediti risalenti ai primi anni ’80), con particolare riferimento a una personalità riconosciuta a livello internazionale quale appunto Julio Velasco. Sicuramente il documento che più mi affascina è rappresentato da un foglio ingiallito con la scrittura a pugno del grande Julio, che allora non conosceva benissimo l’italiano e quindi non poteva non commettere sporadici errori di ortografia. In tal modo ho potuto avere maggiori informazioni su come comprendere al meglio e come percepire gli atleti dal punto di vista fisico, tecnico, morale e umano, nonché tracciare dei modelli che possono essere intesi come valori assoluti di riferimento per l’incremento della performance sportiva e sociale».

Trascrizioni di Santoni e Velasco (© Archivio Daniele Bartocci)

Trascrizioni di Santoni e Velasco (© Archivio Daniele Bartocci)

 

Ricorre un incoraggiamento?
«Non mi pare. Tra i suoi motti me ne viene in mente uno che ripeteva sempre a mio zio Alberto, che come ho ricordato precedentemente, allora lavorava in banca: “meno Banca. Più pallavolo. E faremo grandi cose insieme” ».

Quanto è ancora legata la città di Jesi a Velasco?
«Intervistando recentemente Cormio e Giardinieri e parlando con alcuni personaggi jesini d’epoca, posso asserire che il filo sia doppio: indubbiamente Velasco è ancora legato a Jesi e ha grandi ricordi della sua città “d’origine pallavolistica”. Ed è legato all’Italia, dove è tornato per sedere per la terza volta sulla panchina del Modena, dove già scrisse pagine indelebili.
D’altra parte, Jesi ancora è molto legata al grande Julio, che è stato anche recentemente ospite di un convegno a Jesi. D’altronde lo sport non è solo vittoria ma anche relazioni umane e amicizia. E con questo spirito Velasco si è scontrato con un abbraccio tutto jesino all’Eurosuole Forum di Civitanova lo scorso febbraio, circondato da alcuni personaggi jesini ed ex membri dello staff tecnico della gloriosa società Tre Valli, attuale Volley Club Jesi. Il clima festoso non ha però giovato al risultato finale di Julio. La Lube Civitanova dello jesino Beppe Cormio ha infatti spazzato via con un netto 3-0 l’Azimut Leo Shoes Modena di Julio Velasco».

Santoni e Velasco si sono mai rivisti?
«Si sono rivisti, ovviamente in un Palazzetto, nel novembre 2017, in occasione della partita Lube-Perugia. Non si vedevano da 33 anni».

Melania Sebastiani
© Riproduzione Riservata

(Intervista raccolta nell’aprile 2019)

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