Jack Dempsey-Luis Ángel Firpo

Jack Dempsey

Jack Dempsey

 

Un KO lungo 17 secondi

Quando il 14 settembre 1923 William Harrison Dempsey, detto Jack, atterrò sulla macchina da scrivere di Jack Lawrence, inviato dell’Herald Tribune, gli oltre ottantacinquemila spettatori convenuti al Polo Grounds di New York rimasero esterrefatti. Il campione del mondo, strafavorito dai pronostici, era appena volato oltre le corde del ring, abbattuto da un destro di Luis Ángel Firpo alla prima ripresa.

Da non credere! Il Massacratore di Manassa, la città del Colorado in cui era nato nel 1895, l’uomo che nel 1919 aveva distrutto il grande Jess Willard strappandogli, in un drammatico incontro, il titolo iridato dei pesi massimi, era sul punto di perderlo a causa di un modesto pugile argentino, noto al pubblico come “Il Toro selvaggio della pampa”. Un soprannome, in verità, attribuitogli dagli organizzatori e dai giornalisti solo per dare un po’ più di credito a un boxeur non certo all’altezza del fuoriclasse americano.

L’incontro si stava dunque concludendo in modo inaspettato. Mentre Dempsey, stordito e ferito a causa dell’impatto, cercava di riguadagnare il ring, l’arbitro Johnny Gallagher cominciò a contare… a contare… a contare…

Ángel Firpo

Il match contro Firpo rappresentava per Jack Dempsey la quinta difesa del titolo. La vittoria di quattro anni prima su Jess Willard per KO alla sesta ripresa aveva portato alla ribalta un campione di razza – aggressivo, certo, ma dotato anche di un’ottima tecnica – e una vera e propria star. Amato dal pubblico per la sua prorompente personalità, Dempsey fu molto meno popolare presso la stampa che non gli perdonò mai certi eccessi d’arroganza.

In quegli anni Jack non si era sprecato, limitandosi a difendere vittoriosamente il titolo solo quattro volte in quattro anni e, per giunta, contro avversari modesti, come i connazionali Bill Miske, Bill Brennan e Tommy Gibbons, rischiando qualcosa solo contro il francese Georges Carpentier.

Luis Ángel Firpo

Luis Ángel Firpo

 

Molti cominciarono così a sospettare che Jack Dempsey non fosse più lo stesso che aveva mandato Willard al tappeto sette volte in sei riprese. Si doveva quindi trovare uno sfidante credibile che risvegliasse l’interesse del pubblico. Tex Rickard, famoso impresario dell’epoca, pensò bene di averlo individuato in Luis Ángel Firpo, classe 1894, figlio di immigrati italiani di Buenos Aires, la cui boxe era basata essenzialmente sulla forza bruta. Rickard sentì parlare per la prima volta dell’argentino dopo due sue vittorie contro Edward Smith, un pugile di Filadelfia giunto al termine della carriera.

Firpo, in effetti, pareva l’avversario ideale: centonovanta centimetri d’altezza per oltre un quintale di peso, era più grosso di Dempsey e aveva uno stile ancora più aggressivo del campione, cosa che avrebbe sicuramente acceso d’interesse un’eventuale sfida tra i due. Tex Rickard lo invitò così negli States agli inizi del 1923 e già a marzo lo fece combattere contro Bill Brennan. L’americano resistette dodici round prima di essere messo definitivamente al tappeto.

Rickard però non si accontentò e decise che il sudamericano avrebbe dovuto fare più esperienza. Fu così che il 12 luglio Firpo fu messo di fronte a Jess Willard. L’americano fece la sua parte, avventandosi con coraggio sul Toro della pampa. Alla fine l’argentino, più giovane di tredici anni, ebbe la meglio e spedì al tappeto l’anziano rivale nel corso dell’ottava ripresa. Willard, stufo di prenderle, lasciò saggiamente che l’arbitro terminasse il conteggio.

La sfida a Dempsey, ormai matura, fu così fissata per il 14 settembre, non senza contrasti organizzativi tra lo staff del campione e Rickard. Poi, una volta raggiunto l’accordo, tutto filò liscio: l’incontro, coperto da un battage senza precedenti, si sarebbe disputato davanti a una folla immensa, tra centinaia di giornalisti e invitati importanti e con una borsa generosa per i due pugili.

 il biglietto del match

il biglietto del match

 

Quella sera Dempsey e Firpo salirono sul ring in una cornice di travolgente entusiasmo. L’attesa era spasmodica, ma ben pochi fra gli spettatori avrebbero immaginato che sarebbero stati testimoni di un match breve, ma indimenticabile. Passarono infatti solo dieci secondi dal gong iniziale che Dempsey, tra la sorpresa generale, finì al tappeto a causa di un destro dello sfidante. Il campione si rialzò d’istinto e si gettò su Firpo, mandandolo disteso sul ring con un gancio sinistro. Il sudamericano cercò di reagire ma Jack rispose con un terribile uppercut che lo rimandò ancora una volta giù. Per l’argentino la sorte pareva segnata, anche perché poco dopo finì al tappeto per la terza volta, centrato da un terribile sinistro. E così fu per sette volte, in quella prima ripresa: ogni volta che Firpo si rialzava, Dempsey era lì che lo aspettava, pronto a fargli ripiegare le ginocchia.

Dempsey vola fuori dal ring

Dempsey vola fuori dal ring

 

Un conteggio scandaloso

Ma il campione non aveva fatto i conti con l’orgoglio dello sfidante. Verso la fine del round Firpo costrinse Jack alle corde. E qui accadde l’impensabile: un destro dell’argentino, portato più con la forza della disperazione che per convinzione, fece volare Dempsey fuori dal ring. L’arbitro Gallagher cominciò a contare: uno… due… tre… Il boxeur di Manassa, stordito dall’impatto con la macchina da scrivere, cercò di rimettersi in piedi, aiutato dai giornalisti a bordo ring. Sette… otto… nove… Dempsey, ancora barcollando, riuscì a risalire sul quadrato proprio mentre il conteggio stava per finire. Un conteggio, va detto, decisamente al rallentatore: i dieci secondi regolamentari scanditi dall’arbitro durarono in realtà diciassette. Ciò permise al campione di rientrare sul ring e terminare indenne la prima ripresa. Errore o dolo, l’arbitro pagò la sua condotta con cinque settimane di sospensione.

Dempsey risale sul ring.

Dempsey risale sul ring.

 

Il secondo round vide entrambi i pugili molto affaticati, ma la classe di Dempsey fece la differenza. Il campione colpì l’argentino con due ganci sinistri, seguiti da alcuni colpi alla figura che gli fecero abbassare la guardia. Un’ulteriore combinazione a due mani portate alla testa spedirono il sudamericano al tappeto per l’ottava volta. Firpo si rialzò ancora, ma i giochi erano ormai fatti: a cinquantasette secondi dall’inizio della seconda ripresa, un’altra serie di ganci di Dempsey mise definitivamente KO il pugile argentino.

Uno dei più violenti match della storia della boxe si era concluso. Jack Dempsey aveva conservato la corona mondiale dei pesi massimi, titolo che restò ancora suo fino al 1926, quando gli venne strappato da Gene Tunney.

Firpo è a terra. Il match è finito

Firpo è a terra. Il match è finito

 

Luis Ángel Firpo rientrò invece in patria, accolto come se avesse vinto lui il campionato del mondo. Quei diciassette secondi in cui Dempsey stette fuori dal ring, che solo per l’arbitro furono meno di dieci, bastarono ai suoi tifosi per considerare il pugile argentino come il vincitore morale del match iridato.

Il ricordo della sua (non) impresa non si è mai spento: ancora oggi molte strade e piazze dell’America latina portano il nome di Firpo e la sua tomba, al cimitero della Recoleta di Buenos Aires, è meta costante di persone che, a distanza di anni, continuano a rendere omaggio al coraggioso Toro della pampa.

Marco Della Croce
© Riproduzione Riservata

 

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