Bianca Del Carretto

Bianca Del Carretto (@ Federazione Italiana Scherma)

Bianca Del Carretto (@ Federazione Italiana Scherma)

 

Regina di spade

Assalti e affondi, ad ogni urto metallico si libra un suono acuto: è brevissima la stoccata, ma la sua attesa è estenuante. L’arma in posizione per sferzare l’attacco, l’attenzione tenuta sempre vigile per non essere colti in fallo, nel momento sbagliato, con la guardia abbassata. Ogni duello che si rispetti concilia in sé una sfida effettiva ed un’altra, più nascosta, interiore: anche la paura gioca la sua parte, insidia come un nemico invisibile, da sconfiggere prima che riesca a distrarti, indurti a compiere una mossa avventata, rallentare i tempi di reazione. Da una certa sensazione di pericolo non ci si libera mai, a maggior ragione quando si raggiungono i livelli più alti dove la competizione sfiora altezze da capogiro.

Questo Bianca Del Carretto lo sa bene. Classe 1985, a ventinove anni ha fatto già da tempo della scherma una professione a tutti gli effetti collezionando titoli europei e mondiali: il successo più recente risale a giugno 2014, quando ha trionfato ai campionati Europei di Strasburgo sbaragliando la concorrenza con un oro nella spada individuale. Un podio tutto suo che ha fatto la differenza fra un prima e un dopo, le ha infuso nuove consapevolezze permettendole di voltare pagina.

La sua vittoria è stata emozionante quanto inaspettata: da oltre sedici anni un’atleta italiana non trionfava nella sua specialità in un campionato europeo. A precederla, nel 1998, fu Elisa Uga con la medaglia conquistata a Plovdiv, di sicuro però l’esperienza della Uga non potrà eguagliare la sensazione di Bianca quando, circondata da un pubblico ostile, ha sconfitto nella finalissima la padrona di casa Marie Florence Candassamy. «Per fortuna una parte della tifoseria mi aveva seguito da casa», racconta scherzosamente a Storie di Sport «quindi la mia vittoria è stata accompagnata da un sentito boato d’entusiasmo. Per me è stata la parte migliore, quella che ancora adesso ricordo con maggior commozione. Il mio urlo liberatorio seguito da altre grida di incitamento. Ho ricevuto un appoggio fortissimo, anche da parte degli altri schermidori, il che non è affatto da dare per scontato. Sono stata fortunata, ho avuto attorno tante persone sinceramente contente per me. E i francesi non mi hanno lanciato pomodori! In realtà sono molto meno antipatici di quanto crediamo».

Bianca in tenuta d'arme

Bianca in tenuta d’arme

 

Quella vinta a Strasburgo non è certo la sua prima medaglia d’oro, Bianca può vantare un successo dello stesso calibro, addirittura mondiale, come fu a suo tempo il trionfo indiscusso nel 2011. «Una medaglia d’oro vuol dire nessun rimpianto», rivela la campionessa.

«Ovviamente, si affronta ogni gara con l’intenzione di dare il massimo, solo ottenendo una vittoria del genere sai di esserci riuscita davvero. È una sensazione appagante, considerato che ti giochi tutto in pochi momenti decisivi. Nella scherma, in particolare, in ogni gara riparti totalmente da zero: i tuoi successi precedenti non contano nulla, quasi ti pesano sulle spalle, mentre devi fronteggiare un rivale accanito. La competitività è molto forte e si sente, soprattutto a livello psicologico».

In uno sport del genere l’avversaria più temibile non si affronta con un semplice testa a testa finale, ma si annida nella mente. «La vittoria agli europei mi ha dato una nuova consapevolezza, considerando che uscivo da un periodo difficile, non solo per l’infortunio alla spalla». Confessa Bianca «Non mi ero ancora ripresa del tutto dalla disfatta delle Olimpiadi di Londra, nel 2012. Mi ero già riscattata con altre medaglie nella spada a squadre, ma non ancora individualmente. Questa conquista solo mia ha significato molto, mi ha ridato motivazione. La vera sfida di quegli europei era con me stessa. Il problema più forte era la testa, e quell’oro ha sconfitto ogni insicurezza».

Bianca Del Carretto ha imparato a sue spese che la scherma non fa sconti: perdere è questione di un attimo. L’attenzione deve scorrere sul filo della lama, allo stesso livello di tensione, adottandone lo stesso margine di errore. Alla vigilia di Londra 2012 Bianca, seconda nel ranking mondiale, era fra le favorite per il medagliere azzurro; si preparava a disputare la sua prima Olimpiade e voleva tornare da vincitrice, con il bottino, cogliere quella che si prospettava come la sua grande occasione e, pronostici dalla sua parte, a tutti gli effetti lo sarebbe stata. L’Olimpiade si presentava come coronamento di un anno all’insegna del successo di cui la spadaccina parlava con un sorriso entusiasta, sottolineando come a qualunque vittoria corrispondesse un egual numero di sacrifici: «La soddisfazione di una gara riuscita annulla tutti i momenti duri. Dobbiamo tenere conto che nella scherma è molto più facile perdere che vincere». L’aveva detto lei stessa; ma fino a quel momento la sconfitta si era ridotta ad una probabilità minima. La rivale, la tedesca Britta Heidemann, era stata l’oro olimpico di Pechino 2008; sapeva perfettamente come comportarsi, aveva già ricacciato la tensione all’angolo da un pezzo, sicura di se stessa e del tutto a suo agio nell’elettrizzante atmosfera olimpica. La sfida a colpi di stoccate è dura e ad un certo punto Bianca soccombe, ancora adesso pensando a quei momenti commenta a denti stretti: «Era troppo forte. Aveva più partecipazioni olimpiche alle spalle, mentre io mi affacciavo come novellina. Fu una vittoria meritata per lei, una grande delusione per me».

Bianca in azione (@ Federazione Italiana Scherma)

Bianca in azione (@ Federazione Italiana Scherma)

 

Bianca aveva già battuto in passato rivali molto più forti di lei o che, almeno, lo erano state prima di affrontarla; quindi questa sua considerazione non è certo un’ammissione di debolezza. Crescendo ha avuto l’occasione di confrontarsi con tutte le figure che un tempo avevano segnato i suoi sogni d’infanzia: eroine inarrivabili, come Laura Flessel, di cui aveva ammirato e seguito le gesta e d’un tratto si ritrovava di fronte come avversaria da battere. La stima in ogni caso non la distolse dal suo obbiettivo, anzi, forse le diede la spinta necessaria a trionfare: quelle furono vittorie dall’alto valore emotivo, istanti unici che qualunque persona identificherebbe come significative tappe di crescita. «Io ero molto più giovane di lei,» si schermisce Bianca «questo giocò senz’altro a mio favore. I suoi tempi migliori ormai erano passati. A volte nello sport sembra essere tutto un ciclo continuo».

Sicuramente per la Del Carretto il momento dell’ascesa è ancora destinato a durare; oltre a fare incetta di medaglie la nostra spadaccina viene pure insignita di importanti riconoscimenti come il Collare d’Oro al merito sportivo consegnatole dal presidente Napolitano in persona, una stretta di mano possente e difficile da dimenticare. Esperienze memorabili si affacciano anche sul fronte della spada a squadre dove il team delle azzurre sta collezionando successi mondiali da record; a partire dal prestigioso oro conquistato ad Antalya, in Turchia, nel 2009, fino al recentissimo bronzo. In Italia l’avvenire della scherma si prospetta roseo anche grazie a loro, un quartetto imbattibile: Bianca Del Carretto, Rossella Fiamingo, Mara Navarria e Nathalie Moellhausen, le campionesse che stanno trascinando i nostri colori in cima ai podi di mezzo mondo. «È una squadra nata dopo le Olimpiadi di Londra, ben assortita», conviene Bianca. «Fra noi siamo legate da profonda fiducia. Anche la squadra precedente era molto funzionale. Nel 2009, in Turchia abbiamo vinto quando nessuno se lo sarebbe mai aspettato, tranne noi ovviamente. E’ stato il primo oro di spada femminile per l’Italia in un Mondiale. In quel momento sapevamo di valere e l’abbiamo dimostrato».

La squadra (@ Federazione Italiana Scherma)

La squadra (@ Federazione Italiana Scherma)

 

A vincere scommesse Bianca è maestra: ha fatto di una passione il suo lavoro quando non c’era una sola persona disposta a crederci, tantomeno i suoi genitori che all’inizio la accompagnavano in palestra convinti che si trattasse di un divertimento infantile, un salutare passatempo. Poi anche loro si sono trovati travolti dall’imprevedibile piega degli eventi, quando le gare sono sfociate nel professionismo, una strada segnata da cui non si poteva tornare indietro.

Spiazzati ma orgogliosi hanno guardato questa figlia quindicenne crescere stoccata dopo stoccata, il suo collo circondato da medaglie mentre viaggiava per il mondo, visitando Paesi a loro sconosciuti, stranieri per una vita intera che chissà se avrebbero mai visitato un giorno. Tutto era iniziato per gioco: una dimostrazione improvvisata nella scuola elementare per far conoscere ai piccoli studenti le armi della scherma e una bambina irrimediabilmente colpita che insiste per poter provare. «Quando si è piccoli si ha meno paura di tutto. Ho iniziato per caso, un’idea balzana che mi è saltata in testa all’improvviso e mi sono condannata. Sì, condannata è il termine esatto, perché allora non sapevo che quella sarebbe diventata la mia vita».

Così a sei anni Bianca duellava con il suo primo fioretto di plastica nella palestra del paese d’origine, Rapallo. Il fioretto era l’arma più leggera, l’ideale per i principianti, eppure per la giovane Del Carretto il primo approccio non fu così promettente. I risultati non arrivavano, ogni gara era una sconfitta, di certo lei non appariva come il giovane talento destinato ad una fulgida carriera. Il cambiamento venne quando le fu proposta una nuova arma: la spada, che creò l’intesa vincente. Considerata l’arma più crudele della scherma, senza dubbio la più pesante, calzò a pennello sulla ragazzina undicenne che da quel momento conobbe l’estasi della vittoria. «La spada lascia meno spazio all’insicurezza», spiega Bianca, «è l’arma più tosta. In gergo non si parla di stoccate, ma di botte. Approcciarmi con la spada mi ha cambiata molto, è stata formativa, non sono a livello di vittorie. Col tempo sono diventata più determinata, competitiva, non ero più una bambina timida e insicura».

Risulta difficile immaginarla insicura, malgrado insista nel dire che negli anni di dubbi ce ne siano stati, soprattutto nel periodo dell’adolescenza. Di certo lei non ha mai avuto timore di compiere le sue scelte, anche se spesso significavano cambiamenti drastici come allontanarsi da casa, dal mare ligure, ancora molto giovane per inseguire quel sogno che sapeva non l’avrebbe mai abbandonata. I percorsi del cuore l’hanno portata fino a Milano, dal fidanzato Achille Cipriani, come lei schermidore; si sono conosciuti in un ritiro under 20 a Formia e da allora non si sono mai lasciati. Vivono insieme da anni in un appartamento tutto loro, condividendo la stessa passione, ma senza competitività: «Eh, tanto io sono più brava, niente da fare!», commenta divertita la campionessa.

Qui, oltre ad allenarsi quattro ore al giorno, studia informatica all’università Statale. Un lavoro stipendiato Bianca lo ha già, in quanto atleta dell’aeronautica militare, ma motiva la sua decisione con la pura passione che dovrebbe animare tutti gli studenti e quel desiderio, nato all’improvviso, di fare qualcosa di pratico. Lo studio comunque non sottrae tempo alla scherma, piuttosto accade il contrario, com’è giusto. La prossima meta di Bianca è la Cina per la Coppa del Mondo, individuale e a squadre, di Xuzhou; il viaggio si annuncia ormai alle porte e già la prospettiva la rende estatica.

È l’adrenalina che trasforma Bianca del Carretto in guerriera dietro la maschera di protezione, nascondendo il suo sorriso aperto, rendendola un tutt’uno con l’arma che appare come un prolungamento del suo corpo. In quella veste può diventare tremendamente cattiva, se ne rende conto; del resto non le sono concesse alternative, con la spada in pugno il rivale si deve battere.

La spada di Bianca (@ Augusto Bizzi)

La spada di Bianca (@ Augusto Bizzi)

 

La tradizione dei duellanti trae origine da usanze antiche, mai del tutto superate, malgrado siano i cambiati i termini e le condizioni del combattimento. Gli scontri sanguinari, efferati che si svolgevano ancora secondo un’etica, un contatto arma contro arma, hanno ceduto il posto ad un confronto non cruento, più dignitoso. L’imperativo della sfida, però, non è trascorso. I duelli del passato nel migliore dei casi terminavano con una sconfitta morale, oggi quale significato è rimasto?

«Forse non sono in grado di dire quale sia il senso della scherma al giorno d’oggi, ma dal mio punto di vista so perché la pratico, le ragioni che mi fanno amare questo sport. Mi piace perché è un confronto senza nessuna scusa. Chi esce vincitore da un assalto in quel momento è il più forte. E, per quanto possa apparire crudele, è molto sincero».

Alice Figini
© Riproduzione Riservata

 

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