Joe Montana

Joe Montana

Joe Montana (© Getty Images)

 

The Catch

Se sei conosciuto come Joe Cool, “Joe il freddo”, sono questi i momenti che aspetti: il boato assordante di uno stadio alle spalle che ti spinge, la ferocia della linea di difesa avversaria e la responsabilità di condurre i tuoi compagni a completare una rimonta, un’altra ancora, la più importante fino a quel momento…

Negli anni successivi ne avrebbe vissute tante altre giornate da leone Joe Montana, leggendario numero 16 e quarterback dei San Francisco 49ers. Fu, però, il 10 gennaio 1982 a segnare la sua carriera, il giorno di una delle giocate più straordinarie della storia del football, tanto da guadagnarsi un nome tutto suo: The Catch, “la ricezione”, con quel the, articolo determinativo usato con parsimonia in inglese, a indicare la straordinarietà di un evento.

San Francisco vs. Dallas Cowboys

Gli avversari di quella serata sono i Dallas Cowboys e la posta in palio è l’NFC Championship Game: chi vince va a giocarsi il Super Bowl XVI contro i Cincinnati Bengals e, mentre Dallas di atti conclusivi della NFL ne ha già vinti due, i 49ers di Super Bowl non ne hanno mai giocato nemmeno uno.

Guidati in panchina da un capo allenatore esperto e vincente come Tom Landry, nell’ultimo quarto di gioco i Cowboys sono avanti 27-21. In campo, a comandare la difesa c’è un “omino” che risponde al nome di Ed Too Tall (“troppo alto”) Jones, un armadio a sei ante alto più di due metri e pesante oltre centoventi chilogrammi, con un’ottima carriera da pugile alle spalle oltre che da giocatore di football.

Sono queste le premesse per Montana a meno di cinque minuti dal termine, con la palla sulle dieci yard di San Francisco, l’obbligo di segnare una meta per vincere la partita e un campo da percorrere che agli occhi dei 49ers deve apparire tre volte più lungo della Route 66.

Tuttavia, già ai tempi del college all’Università di Notre Dame, Montana aveva mostrato le sue doti di leader e di uomo d’acciaio nei momenti cruciali: più impervia è la strada e più Joe Cool si esalta. Al Cotton Bowl Classic del 1979, in una giornata gelida, Montana si trova alle prese con un’ipotermia che fa scendere la sua temperatura corporea sotto ai 36°: mai come in quell’occasione il soprannome “Joe il freddo” fu più azzeccato. Si rende necessario servirgli un brodo di pollo bollente – non a caso la partita venne poi ribattezzata Chicken Soup Game – per farlo tornare in campo all’inizio del secondo tempo, nel quale ovviamente trova il modo di condurre i suoi alla vittoria in rimonta con un passaggio da touchdown decisivo negli ultimi secondi…

Un'immagine del Candlestick, lo stadio di San Francisco

Un’immagine del Candlestick, lo stadio dei San Francisco (© Getty Images)

 

Ma torniamo agli eventi dello stadio Candlestick di San Francisco. Con un drive praticamente perfetto, Montana porta i suoi fino alle sei yard dei Cowboys, aiutato da un paio di grandi ricezioni dei suoi compagni Dwight Clark e Freddie Solomon. In particolare, è a quest’ultimo che Joe Cool indirizza il passaggio che può risultare decisivo, ma non c’è niente da fare: forse per paura di essere intercettato, Montana dà una sbracciata troppo forte e la palla del possibile touchdown si trasforma in un souvenir da portare a casa per qualche tifoso sugli spalti.

A questo punto, per trovare la meta, ai 49ers rimangono due soli tentativi. La pressione è alle stelle, perché in pochi secondi ci si gioca non solo una stagione, ma la possibilità di inaugurare una nuova era per San Francisco, o di continuare una dinastia per Dallas.

Il touchdown decisivo

Montana va a bordo campo per chiarirsi le idee con il coach Bill Walsh. «Spring Right Option», è la risposta di Walsh sullo schema da giocare. Montana fa cenno di sì con il capo, ma in cuor suo non è affatto convinto; nuts, “follia”: è questo, testuali parole, ciò che tempo prima, in allenamento, Joe e compagni avevano pensato della Spring Right Option. Walsh, però, come spiegherà ancora Montana, è un grande stratega che sa leggere le partite come pochi, per cui, senza dubitare minimamente, il numero 16 torna dai suoi e chiama la giocata.

Inferno e Paradiso sono due condizioni vitali presenti nella nostra stessa mente e chissà a quale velocità e quante volte Montana deve essere passato dall’una all’altra una volta ricevuta la palla in mano. Joe inizia a rollare verso destra con le sue gambette da colibrì tanto esili quanto inusuali per un quarterback di questo livello, cercando il ricevitore prescelto Solomon, il quale però scivola e finisce per terra. Montana deve subito valutare un’alternativa, il che non è facile dato che Too Tall Jones e altri due Cowboys hanno rotto la linea dei 49ers e stanno avanzando a grandi falcate verso di lui con l’idea di smontarlo e poi rimontarlo in mille pezzi. La linea laterale è vicina e Montana potrebbe uscire dal campo per fermare il cronometro e provare un ultimo, disperato, tentativo.

Ma Joe guarda, guarda, guarda fino all’ultimo, fino a un attimo prima di sentirsi mettere addosso una mano, per poi lanciare la palla abbastanza in alto da superare – e ce ne vuole – Too Tall. Un Hail Mary pass, un passaggio dell’Ave Maria, di quelli scagliati per aria sperando che qualcuno da non si sa dove provveda: ecco quello che deve sembrare il passaggio del numero 16 ai tifosi di San Francisco, che seguono l’ovale per aria con il cuore in gola…

Ma, nella end zone, spuntano protese le lunghe braccia di Dwight Clark a seguito di un balzo tanto tempista quanto prodigioso ad afferrare la palla e segnare il touchdown decisivo, per il giubilo del Candlestick e la fortuna del fotografo della rivista Sports Illustrated, che immortala la ricezione decisiva in un’istantanea che passerà alla storia del giornalismo sportivo.

L'azione decisiva immortalata da Sport Illustrated

L’azione decisiva immortalata da Sports Illustrated (© Getty Images)

 

Per quanto possa suonare paradossale, se la situazione era disperata, quello di Montana non è stato però un passaggio della disperazione: da vero leader ha confidato nel suo compagno fino all’ultimo, aspettando che si liberasse e giungesse nella posizione stabilita.

Fiducia reciproca tra compagni, una salda unità di intenti e un grande trascinatore: così si costruiscono le grandi imprese sportive e umane.

A seguito del salvataggio da parte del comandante Ernest Shackleton di tutto il suo equipaggio durante una spedizione in Antartide ai limiti della sopravvivenza, l’esploratore Raymond Priestley disse una volta: «Datemi Scott a capo di una spedizione scientifica, Amundsen per un raid rapido ed efficace ma, quando non intravvedete via d’uscita, inginocchiatevi e pregate Dio che vi mandi Shackleton».

Traslando l’affermazione dalle esplorazioni al football: «Se dovete compiere una rimonta disperata e tutto vi sembra perduto, pregate Dio che vi mandi Joe Montana come quarterback».

Daniele Canepa
© Riproduzione Riservata

 

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