El Clásico

El Clásico

El Clásico

Blaugrana contro Blancos

Il calcio, con il coinvolgimento totale di milioni di appassionati, trasmette oceani di emozioni, ma c’è una parola, magica per certi versi, che ha il potere di amplificarle ancora di più: derby. Rappresenta, questo, un tipo di partita che travalica quello che è il puro avvenimento sportivo, diventa confronto/scontro di ideologie, religioni, filosofie di gioco e di vita, oltre che di campioni che possono essere profondamente diversi tra loro. Tutto questo è il Clásico, la partita che mette di fronte Barcellona e Real Madrid, che ferma un’intera nazione, che concentra le attenzioni del mondo calcistico sul Camp Nou (in questo caso) o sul Bernabeu, rispettivamente i teatri di Blaugrana e Blancos.

Naturalmente, questa partita è un’eccezione a quello che è il vero significato di derby: con questo termine è solitamente indicato un tipo di match tra squadre della stessa città, ma l’accezione si presta anche a queste partite che identificano, in pratica, il calcio di quella nazione (si pensi al confronto tra Juventus e Inter in Italia). Per la struttura stessa del calcio spagnolo, che ha in queste due franchigie le dominatrici assolute del loro panorama calcistico, facciamo un’eccezione intendendo la gara nel suo significato più profondo, perché essa finisce per diventare totalizzante, proprio perché rappresenta un confronto senza eguali a quelle latitudini.

Storia del “derby” spagnolo

Percorrere la storia di questa partita, a partire dalla prima nel lontano 1902, significa percorrere la storia del calcio di Spagna oltre che, come detto, osservare uno spaccato della vita della nazione iberica. Da sempre simbolo dell’orgoglio della Catalogna, con i suoi mai sopiti aneliti indipendentisti, il Barcellona è anche il simbolo della ribellione al potere, individuato proprio nel Real Madrid, rappresentante della Castiglia, da sempre accostato alla Casa Reale e nelle apparenti grazie del Generalissimo Franco durante la dittatura (ma questi teneva, e proteggeva, in realtà, per l’Atletico Madrid).

Un momento del Clásico 1902

Il primo Clásico 1902

 

Vincere o perdere, quindi, diventa, dal punto di vista tecnico, quasi secondario, solo un orpello sulla strada dell’ennesimo trionfo sportivo di cui una o l’altra si fregerà alla fine, quello che conterà davvero sarà il sentirsi dominatori sugli eterni rivali, almeno fino al prossimo, inevitabile e vicino, scontro.

I protagonisti del 2015

Come tutte le battaglie tra giganti, anche in questa non si può prescindere dai protagonisti che andranno in campo, due eserciti guidati dai loro fuoriclasse, Lionel Messi per i catalani, Cristiano Ronaldo per i castigliani, e anche qui non ci sarebbero potuti essere personaggi più opposti pur nella loro grandezza tecnica di fuoriclasse del pallone. Il primo potrebbe rappresentare l’uomo comune che si è fatto campione, il ragazzo dotato di genialità e tecnica, con giocate che diventano quasi uno sberleffo quando irridono atleti fisicamente tanto più grossi e forti di lui; il secondo, nell’antica mitologia, ben avrebbe impersonato il dio, forte, scultoreo, quasi arrogante e prepotente nella sua bellezza apollinea, spesso dirompente nelle sue giocate che tutto e tutti travolgono.

Entrambi con un tratto in comune: l’irresistibile senso del gol, spesso determinante nel raggiungimento della vittoria.

Due generali li abbiamo definiti prima, ma di due eserciti ricchi di qualità e talento: Karim Benzema, Gareth Bale, Iker Casillas, Sergio Ramos, James Rodríguez, solo per citare qualcuno di quelli che indossano la camiseta blanca; Gerard Piqué, Andrés Iniesta, Neymar, Luis Suárez, i più rappresentativi in maglia rossa e blu. Tutto questo senza dimenticare, infine, quella che sarà anche battaglie di idee calcistiche, con da un lato il nostro Carlo Ancelotti, orgoglio italico in terra spagnola, dall’altro Luis Enrique, erede di Pep Guardiola ed adattatore del suo guardiolismo, già ripudiato alle nostre latitudini dopo il non esaltante periodo alla Roma.

Luis Enrique e Carlo Ancelotti a bordo campo

Luis Enrique e Carlo Ancelotti a bordo campo

 

Sono due allenatori opposti nel modo di gestire la squadra, con Ancelotti capace di integrarsi bene con il suo gruppo di fuoriclasse e ottenere vittorie a ripetizione partendo dall’agognata Décima, trasformata da ossessione a realtà, ma che pure sta vivendo un periodo difficile, con il paradosso di non essere stato mai veramente accettato dall’intellighentia blanca nonostante i prestigiosi risultati, mentre Luis Enrique, più integralista e autoritario del suo dirimpettaio, sembra aver superato il suo momento difficile ricucendo il rapporto con Leo Messi che, dopo la sfida lanciatagli da Ronaldo alla cerimonia di consegna del Pallone d’Oro, punto nell’orgoglio ha riportato la sua squadra in alto a suon di gol.

Politica, società, tecnica, tattica, rivalità, confronto, tutto concentrato in quella che è più di una partita di calcio: El Clásico.

Raffaele Ciccarelli
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