Massimo Tagliaferri

Massimo Tagliaferri al Grand Trail Valdigne

Massimo Tagliaferri al Grand Trail Valdigne

 

Sulle vette, sull’acqua: obiettivo Impresa

Quando incontri persone come Massimo Tagliaferri, è davvero impossibile non lasciarsi trasportare dai suoi racconti. Ricchi di pathos, di emozione e talmente coinvolgenti da catapultarti con l’immaginazione nell’impresa che ti sta descrivendo.

Impresa. Proprio così. Perché Massimo è uomo di resistenza. E più le gare solo lunghe, faticose e potenzialmente massacranti, più sente di essere nel suo habitat.

Parliamo di un uomo che, a quarantacinque anni, sente, e lo sente forte, il bisogno di confrontarsi con se stesso. Ogni volta si mette in discussione, con l’unico obiettivo di spingere i suoi limiti sempre più in alto.

L’ultima, in ordine cronologico, è una delle corse più dure che ci siano al mondo.

La Tor de Geants non è una gara per tutti. 332,8 km con un dislivello positivo, quindi solo di salita, di 24.000 m. Partenza da Courmayeur, giro della Valle d’Aosta, ed arrivo dove si è partiti.

La domenica del 7 settembre 2014 alle dieci di mattina, Massimo si presenta ai nastri di partenza carico come una molla. Forte dell’esperienza dell’anno passato, è convinto di poter chiudere la gara tra i primi dieci. Insieme alla moglie e al suo fisioterapista, ha preparato la condotta di gara nei minimi dettagli.

Massimo in azione

Massimo in azione

 

Ha studiato la Teoria dei Microsonni, la quale sostiene che restare nello stadio del sonno più superficiale e svegliarsi dopo quindici – venti minuti, anche meno, farebbe sentire più riposati, senza cadere nel sonno profondo il quale al risveglio lascerebbe più stanchi di prima. Per trarne vantaggio il più possibile, la adatta al suo corpo e alle sue sensazioni, cercando di non ripetere gli errori commessi nella sua prima partecipazione, in cui era partito fortissimo per poi crollare nel finale, proprio per una sbagliata gestione del riposo.

Ma la voglia di arrivare sembra impossessarsi della mente di Massimo anche quest’anno, complice l’adrenalina a mille che lo accompagna. Dopo le prime ventiquattro ore e la prima notte senza dormire, arriva dopo due giorni di gara, alla soglia delle quarantotto ore senza avere sonno.«Devo ringraziare il mio staff che mi ha obbligato a dormire». Dopo dieci minuti di sonno riparte.«So che può sembrare assurdo, ma ero veramente freschissimo, mi sentivo davvero ricaricato. E poi non potevo perdere altro tempo». Da qui in poi, alterna quindici ore di gara a dieci minuti di sonno.

La sera di mercoledì 10 settembre, dopo 85h 34′ 32”, Massimo taglia il traguardo. Arriva ottavo assoluto, terzo degli italiani e terzo nella categoria veterani. E come prima cosa si iscrive alla gara del 2015.

A obiettivo centrato, Massimo pensa già a cosa fare per migliorarsi l’anno successivo.

«Mi ero ripromesso che sarebbe stata l’ultima volta, ma è più forte la voglia di rimettermi alla prova. Questa è un’esperienza che ti coinvolge emotivamente e nonostante durante tutto il percorso il pensiero fisso sia “mai più”, appena finisce, pensi già alla prossima!».

«Purtroppo o per fortuna, sono un agonista nato. In una gara come questa, dove attraversiamo dei paesaggi fantastici, non riesco a godermeli. Penso solo ad arrivare. A volte è un vantaggio, a volte la troppa voglia di fare mi porta ad esagerare. In ogni caso, se tiro le somme, non sarei qui, se io non fossi come sono».


Da fare l’impresa a fare Impresa

La caparbietà di Massimo non esce allo scoperto certo in questa occasione. Forse l’impresa più ardua della sua vita l’affronta quando ancora ventiquattrenne prende la decisione più difficile per uno della sua età.

«A ventiquattro anni facevo l’operaio per un’azienda che si occupava della creazione degli alberi per le barche a vela Classe Star. Un giorno il mio capo ci raduna e ci comunica che avrebbe chiuso di lì a poco. Delle due l’una: o, come logico, iniziavo a cercare un altro lavoro, o, come ho fatto, rischiavo tutto, mi rimboccavo le maniche e prendevo le redini della società».

Inizia così, nel 1993, un’avventura che dura tutt’ora. Un’impresa titanica, ma con un obiettivo ben chiaro fin da subito: diventare il migliore.

Con il trofeo Tor de Geants

Con il trofeo Tor de Geants

 

Il primo Mondiale in cui la Emmeti Spars partecipa come costruttore è quello del 1994. Su centocinquanta partecipanti solo due barche montano i suoi alberi e si piazzano al terzo e al quinto posto. Risultati che, sull’onda dell’entusiasmo, che lo ha sempre contraddistinto, portano Massimo a fare notevoli sacrifici, sia economici che di tempo. Si dedica anima e corpo al suo progetto e scommettendo sulle sue capacità gira il mondo ad assistere le gare fornendo aiuto tecnico durante le più importanti competizioni internazionali.

Massimo non è un ingegnere. È solo grazie all’esperienza maturata sui campi di gara che migliora sempre di più i suoi alberi. Con la collaborazione dei timonieri delle barche e grazie alle sue grandi doti di ascolto, le modifiche che apporta lo fanno conoscere ed apprezzare anche dai più grandi timonieri che la Classe Star abbia mai avuto.

È così che a Mandello del Lario, sede della ditta di Massimo, arrivano molti olimpionici per sviluppare le modifiche tecniche di cui avevano bisogno per riuscire a mettersi al collo le medaglie olimpiche delle ultime edizioni dei Giochi.

Massimo diventa il migliore. Il miglior costruttore che attualmente fornisce gli alberi alle barche a vela Classe Star. Adesso durante le competizioni internazionali su centocinquanta iscritti solo due non montano i suoi alberi.

«Questo risultato è frutto del grande lavoro che facciamo a Mandello del Lario. Grazie a mia moglie e ai miei collaboratori, oggi siamo i migliori nel nostro campo. E come per la corsa, per la quale mi alleno almeno una volta al giorno compresa un’uscita di cinque/sei ore nel fine settimana, anche nel mio lavoro, dietro il nostro successo, c’è una grande fatica quotidiana volta al costante miglioramento».

Dall’Olimpiade di Atlanta ’96 a quella di Londra 2012, sulle quindici medaglie a disposizione, solo l’argento nell’edizione di Sydney 2000 non premia gli atleti che sulla loro barca montano gli alberi della Emmeti Spars.

«Chi sa timonare la Classe Star, essendo la specialità più tecnica di tutte, riesce a timonare ovunque», sottolinea Massimo.

Come Torben Grael, primo timoniere ad utilizzare gli alberi di Massimo e vincitore di due medaglie d’oro alle Olimpiadi nella Classe Star per il Brasile, che ha poi partecipato e vinto la Louis Vitton Cup nel 2000 a bordo di Luna Rossa, disputando la sfida finale dell’America’s Cup sempre nel 2000, perdendo però contro Team New Zealand.

O come Andrew Simpson, vincitore di un oro a Pechino 2008 ed un argento a Londra 2012, grande timoniere britannico tragicamente scomparso nel 2013 durante un allenamento con Artemis Racing, catamarano svedese che si apprestava a partecipare all’America’s Cup,


L’insegnamento del canottaggio

«Tutto quello che ho fatto e continuerò a fare lo devo al canottaggio». Il primo “amore” sportivo di Massimo infatti è proprio il canottaggio, che a Mandello del Lario è quasi obbligatorio praticare almeno una volta nella vita.

«La mia fortuna è essere arrivato alla Canottieri Moto Guzzi mentre si allenavano gli olimpionici del calibro di Piero Poli, Franco Zucchi e Carlo Gaddi, per citarne alcuni, dai quali ogni giorno imparavo la disciplina dell’allenamento, senza la quale non avrebbero partecipato ed addirittura vinto le Olimpiadi. Io non avevo tutto quel talento, ma di sicuro ho raggiunto risultati che non avrei mai raggiunto senza il loro esempio».

«La nostra fortuna, però, sta nell’aver avuto come allenatore Giuseppe Moioli, campione olimpico nell’edizione di Londra del 1948 nel quattro senza timoniere».

«Il Moioli mi ha insegnato a non mollare mai. Mi ha insegnato che grazie al lavoro quotidiano si possono raggiungere i più grandi traguardi. Mi ha trasmesso la mentalità agonistica, la giusta cattiveria che ci vuole per poter raggiungere i propri obiettivi».

Insegnamenti che Massimo si porta tutt’ora dietro nella vita di ogni giorno. Insegnamenti che lo hanno fatto diventare il migliore nel suo lavoro e che lo portano a compiere, a quarantacinque anni, imprese fuori dal comune come la Tor de Geants.

Edoardo Verzotti
© Riproduzione Riservata

 

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