Tornese

Tornese in gara.

Tornese in gara

 

La leggenda del “Sauro Volante”

Chi entra al n° 10 di via Tornese, a Prato Pagano di Grandate (quattro chilometri da Como), sa di non visitare solo uno splendido Museo del Cavallo Giocattolo. Gli oltre cinquecentoventi pezzi esposti, tra cui il gigante alto cinque metri e lungo sette adoperato da Roberto Benigni sul set di Pinocchio, sono infatti alloggiati in una stalla. Non una qualsiasi, beninteso. In quella stalla, un tempo infermeria dell’allevamento Il Portichetto, il 13 luglio 1952 nacque infatti un puledro molto speciale. Con una certa dose di preveggenza Sebastiano Manzoni, proprietario dell’impianto, scelse per lui il nome di una vecchia moneta che nel Regno di Napoli valeva… sei Cavalli. Tornese, il Sauro Volante. La madre Balboa poteva vantare una genealogia di tutto rispetto, in quanto figlia di De Sota e soprattutto di Alma Mater, diretta discendente del formidabile Spencer Mc Elwyn. Attorno al padre, invece, il mistero. L’ufficialità assegnò questo onore a un cavallo francese non particolarmente noto per le sue abilità riproduttive, Tabac Blonde. La morfologia del Sauro Volante indirizzava al contrario verso un francese di tutt’altra levatura, Pharaon, il padre del grande Oriolo, trottatore simile a Tornese. Ai più apparve inoltre improbabile che Tabac Blonde avesse prodotto con l’unica performance del 18 agosto 1951 un tale campione, specie dopo che Pharaon aveva convissuto per mesi con Balboa. L’intera vicenda finì addirittura in tribunale, lasciando per altro irrisolti i dubbi.

Un paziente lavoro di preparazione

Malaticcio e un po’ pigro, il puledro non poté esordire tra i due anni nella stagione 1954, costringendo l’allenatore Mario Santi ad un paziente lavoro di preparazione. Il debutto in pista avvenne infine il 2 agosto 1955 e fu un debutto vittorioso. Durante quella stagione, Tornese corse altre quindici gare, vincendone nove. Si trattava naturalmente di corse minori, ma in molti si accorsero di quel sauro dalla criniera bionda che in pochi mesi aveva vinto premi per 1.195.400 lire. Davvero niente male per un esordiente. La vera esplosione si realizzò però nel novembre del 1956 quando, nel G.P. delle Nazioni di San Siro, sconfisse campioni come Oriolo, Smaragad e Scotch Harbor.

Tornese e Burchielli

Tornese e Burchielli

 

Pochi mesi dopo, con una decisione improvvisa, Manzoni affidò Tornese a Sergio Brighenti. Il Pilota, energico e di modi spicci, ottenne dal sauro una totale collaborazione, dettata dal rispetto che riusciva ad incutergli. La prima stagione del magico binomio vide vittorie splendide, il Lotteria di Agnano e l’Europeo di Cesena su tutte, ma anche delusioni cocenti, come la sconfitta in novembre nel G.P. delle Nazioni ad opera di Crevalcore (che diverrà il principale avversario). Si racconta che Brighenti, appena sceso dal sulky, abbia mormorato un «Ci rivedremo…» carico di delusione, anche se Tornese aveva saputo precedere la francese Gélinotte e gli altri campioni d’Oltralpe. Peggio era andata a inizio anno al Grand Prix d’Amérique. La pista in carbone di Vincennes, l’inferno dei trottatori, non era per nulla adatta agli zoccoli del sauro, da sempre piuttosto fragili. In quel 1957 il fondo gelato si rivelò troppo pericoloso, costringendo Tornese al forfait. Il 1958 fu memorabile. In realtà era iniziato male, sempre all’Amérique, quando Brighenti, con una guida dissennata, era balzato al comando sin dalla partenza, lasciando senza riserve il fuoriclasse del Portichetto. A 500 metri dal traguardo il Sauro Volante aveva ceduto di schianto, finendo quinto e staccatissimo. Da quella deludente trasferta prese però il via una stagione trionfale. ventisette vittorie su altre ventinove gare, con il bis nel Lotteria di Agnano e nell’Europeo. Un exploit senza precedenti che permise al cavallo di vincere, tra l’altro, il Campionato Italiano con cento punti, corrispondenti all’en plein sulle dieci corse previste. Il 18 maggio poi, nel Premio Duomo a Firenze, il capolavoro: un record europeo di 1’15”7 che abbassò di tre decimi il primato italiano di Crevalcore. In quell’occasione Tornese si scatenò nel pomeriggio ventoso – una volta tanto senza bisogno dell’incitamento del Pilota – costringendo il morello rivale alla rottura.

la notizia della vittoria al GP delle Nazioni

la notizia della vittoria al GP delle Nazioni

 

Nel febbraio 1959 Brighenti tentò nuovamente l’Amérique, ma la forma del Sauro Volante non era ottimale e fu solo un terzo posto. Poco dopo Sebastiano Manzoni decise di affidare Tornese a Cencio Ossani. Il cavallo tuttavia non dimenticò il suo driver. William Casoli racconta di una gara milanese in cui Brighenti, per una volta alla guida di Crevalcore, in fase di sorpasso lo incitò con il suo tipico richiamo gutturale, provocando in risposta… la repentina accelerazione di Tornese che scattò all’interno e vinse. La separazione fu comunque breve, perché pochi mesi dopo Ossani ebbe la sfortuna di perdere un Europeo proprio a vantaggio di Crevalcore. Il definitivo ritorno del Pilota coincise con il trionfo nel Nazioni di Milano il 29 novembre e il duello tra il sauro e il morello proseguì nelle successive stagioni. Così come proseguirono le delusioni parigine. Nel 1960 parve giunta la volta buona. Tornese aveva staccato il favorito Jamin e si era presentato solo in dirittura d’arrivo. Lo sconosciuto Hairos gli soffiò però la vittoria al palo con un’andatura irregolare che avrebbe meritato senza dubbio la squalifica. Una maledizione che si confermò l’anno successivo, quando il Sauro Volante riuscì a staccare tutti i francesi. Tutti, ma non la cavallina Masina, abilmente condotta da Francis Brohier. Il Portichetto alzò bandiera bianca: l’Amérique per Tornese sarebbe rimasto un sogno.

Il duello con Crevalcore

C’era ancora una questione da dirimere. Manzoni aveva lasciato cadere nel 1959 la sfida di Piero Giusti, proprietario di Crevalcore, per un testa a testa tra i due cavalli. Nel 1960, il commendatore decise di risolvere a modo suo la cosa e in occasione del Nazioni ordinò a Brighenti di attaccare il morello senza quartiere. Lo splendido duello si protrasse sino a che Crevalcore, stremato, si mise al passo e si arrestò. A sua volta Tornese pagò lo sforzo e si arrese a Nievo ed Erro, finendo terzo, ma vincitore della sfida. Il 26 dicembre 1962 un onorevole terzo posto al Tor di Valle chiuse la carriera del fuoriclasse, festeggiato il 13 gennaio 1963 in Piazza Duomo a Milano.

Masina vince il Prix d'Amérique. Dietro Tornese.

Masina vince il Prix d’Amérique. Dietro Tornese.

 

Al momento del ritiro, Tornese aveva disputato duecentoventuno corse (di cui ventitré all’estero), vincendone centotrenta e piazzandosi per ben settantun volte. È stato calcolato che il Sauro Volante abbia corso in gara per quattrocentoquaranta chilometri, guadagnando premi per 341.503.100 lire. Fu venduto allo Stato per ottantacinque milioni di lire e trasferito a Reggio Emilia per far razza.

Non a lungo, però. Il 25 settembre 1966, mentre si trovava nell’allevamento Tudini a Roma, una delle coliche cui andava soggetto lo uccise a soli quattordici anni.

Danilo Francescano
© Riproduzione Riservata

 

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