Kornelia Ender

Kornelia Ender (© Bundesarchiv)

Kornelia Ender (© Bundesarchiv)

 

L’altra faccia della medaglia

Quando lo sport diventa strumento di propaganda politica a farne le spese sono anzitutto gli atleti. Con una collezione impressionante di ori olimpici e di titoli e record mondiali, Kornelia Ender è di fatto la prima vera campionessa moderna della storia del nuoto, ma è stata anche una vittima inconsapevole del programma di supremazia sportiva a base di doping che la Germania Est, il paese in cui è cresciuta, aveva concepito negli anni Settanta per rilanciare la propria immagine internazionale.

Se il talento della Ender sbocciò in circostanze non sospette (a tredici anni Konny aveva già sbalordito la platea dei Giochi Olimpici di Monaco conquistando tre argenti), sospetti sono quantomeno la facilità irrisoria con cui la nuotatrice staccava le avversarie e il suo esponenziale aumento di peso (otto chili) poco prima dell’Olimpiade di Montréal. Lei stessa, in un’intervista al Times, anni dopo avrebbe confessato di essersi meravigliata di quella metamorfosi fisica, che però aveva ingenuamente attribuito al duro lavoro in piscina più che alle sostanze iniettatele durante allenamenti e competizioni «per aiutarla a recuperare le forze».

Quasi una virago

Kornelia divenne una virago, anzi l’archetipo della serie di virago DDR – tutte muscoli e voce baritonale – che fecero razzia di vittorie iridate (ben quarantaquattro su ottantotto) tra il 1973 e il 1989; con una variazione sul tema, che la rese amatissima anche al di fuori della piccola Repubblica democratica tedesca: la femminilità di un volto incastonato in un fluente caschetto biondo, gli occhi espressivi pronti ad accendersi di entusiasmo e il sorriso aperto e contagioso dei suoi diciassette anni. Tanti ne aveva quando si ritirò, e forse è per questo che il suo fisico resse all’assalto dei farmaci.

Konny aveva iniziato a nuotare all’età di dieci anni nelle piscine di Plauen, la cittadina sassone in cui era nata il 25 ottobre 1958, per correggere un difetto della colonna vertebrale, ma presto i tecnici della Federazione tedesca, fiutandone le potenzialità, l’avevano convinta a trasferirsi ad Halle per intraprendere la strada dell’agonismo. Infilando al collo sei medaglie, nel 1970 la Ender è la rivelazione della Spartachiade, la competizione per ragazzi riservata ai paesi del blocco sovietico. Due anni dopo, fa capolino sulla scena internazionale presentandosi ai Giochi di Monaco come l’outsider dei 200 m misti, in cui si piazza mezzo secondo dietro alla fuoriclasse australiana Shane Gould, che sigla il record del mondo prima di abbandonare le piscine; poi aiuta la sua nazionale ad arrivare sul podio nelle staffette 4X100 m stile libero e misti, in cui trionfa il team americano. Insomma, l’olimpiade del secondo posto la promuove nuotatrice di punta della Federazione teutonica.

Già nel 1973 a Berlino Est, in occasione dei campionati nazionali, Kornelia fa capire di che pasta è fatta battendo il primato della Gould nei 200 m misti con il tempo di 2′ 23″ 01; si ripete poi nei 100 m stile libero fermando il cronometro a 58″ 25 – che diventano 58″ 12 ai trials di Utrecht – e nei 100 m farfalla, con un 1′ 02″ 31. La ragazza arriva dunque lanciatissima ai Mondiali di Belgrado, organizzati dalla Federazione internazionale per la prima volta nella storia della disciplina, che sanciscono il predominio della Germania Est su Stati Uniti e Australia.

Dando prova delle sue straordinarie doti di sprinter, Konny conquista quattro ori (100 m stile libero e farfalla, staffetta veloce e mista) e un argento nei 200 m misti. Nei 100 m stile libero, in particolare, svetta su tutte con un 57″ 54 che umilia l’americana Shirley Babashoff e l’olandese Enith Brigitha, appaiate in seconda posizione con il tempo di 58″ 87. Ma il record del mondo nelle mani di Kornelia è argilla da plasmare, e agli Europei di Vienna la tedesca straccia il suo primato, infrangendo dopo quello dei cinquantotto secondi anche il muro dei cinquantasette. Konny sperimenta poi una nuova distanza, i 200 m stile libero, una prova che le vale l’oro al primo tentativo: il secondo andrà diversamente.

lo stile a farfalla della Ender

lo stile a farfalla della Ender

 

I Mondiali colombiani di Calì del 1975 sono il grande appuntamento pre-olimpico e Kornelia ci tiene a far bene. La tedesca bissa tutti gli ori di Belgrado, ma vuole vincere anche la gara dei 200 m stile libero. In una finale al cardiopalmo, la Ender transita al passaggio dei cento metri molto prima della rivale Shirley Babashoff, ma la stoica statunitense recupera superandola negli ultimi metri: è questa, per Konny, la più cocente delusione della carriera.

Tuttavia, l’anno dopo a Montréal la Ender non avrà nulla da recriminare. Forte dei nuovi record mondiali conquistati ai Campionati nazionali di Berlino Est nei 200 m stile libero e nei 100 m farfalla, Kornelia è la favorita dei Giochi Olimpici, e dà subito corso al suo piano di vittorie. L’ouverture della manifestazione le regala nei 100 m stile libero il primo alloro, corredato dal solito primato: questa volta un 55″ 65 che segna una progressione di 2″ 4 rispetto al record olimpico della Gould. Un incremento che in passato aveva necessitato di ben quattordici anni di competizioni.

Si tuffa poi alla ricerca dell’oro nei 100 m farfalla, uguagliando il suo precedente primato prima di lanciarsi alla conquista dei 200 m stile libero. Venticinque minuti dopo – i giudici modificano il programma olimpico per concederle di riprendere fiato – arriva il terzo trionfo ai danni della malcapitata Babashoff. La Ender vanifica gli sforzi sovrumani dell’americana, riscattando con il tempo record di 1’ 59 “26 la débâcle colombiana dell’anno prima.

Dopo l’en plein nelle prove individuali, la campionessa di Plauen infila la medaglia d’oro davanti agli USA anche nella staffetta 4×100 m stile libero e misti, migliorando con la sua nazionale di oltre sei secondi il primato mondiale che già apparteneva alla Germania Est. Le statunitensi si rifaranno in quella veloce, trascinate alla vittoria dalla rabbia della Babashoff, nonostante le bracciate di Kornelia assicurino alle tedesche la prima frazione di gara.

Il matrimonio con Roland Matthes

Ormai paga, vittoriosa come nessun’altra nuotatrice prima di lei, la Ender torna in Germania col fermo proposito di lasciare le competizioni. Lo aveva detto alla vigilia di Montréal: «Dopo i Giochi penserò alla mia vita privata». Così due anni dopo Konny si sposa, e il prescelto è l’ex fuoriclasse tedesco delle piscine Roland Matthes. Sull’unione, destinata a fallire in soli quattro anni, un’altra ombra, a dispetto delle dichiarazioni di autenticità da parte di entrambi i coniugi: che sia stata pilotata dalla Stasi nell’ambito di un programma eugenetico per la creazione di una razza di supercampioni. Ma Franziska, la figlia nata dal matrimonio, non ebbe successo nel nuoto.

Kornelia Ender dopo una vittoria (© Bundesarchiv)

Kornelia Ender dopo una vittoria (© Bundesarchiv)

 

Kornelia Ender oggi vive con la sua nuova famiglia a Schornsheim, a pochi chilometri da Magonza. Diventata una fisioterapista, non ha esitato a puntare il dito contro quei medici che non chiesero mai, a lei e compagne, il permesso di imbottirle di steroidi. E se il frutto di quel dissennato piano sportivo nel suo caso furono solo medaglie su cui aleggerà sempre lo spettro del doping, per altre ex campionesse furono anche gravi problemi di salute per loro e per i loro figli.
A volte si perde vincendo.

Graziana Urso
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