1989: Il Napoli conquista l’Europa

la gioia dopo la conquista della Coppa UEFA (© Napolicalcio.net)

la gioia dopo la conquista della Coppa UEFA (© Napolicalcio.net)

 

La storica vittoria in coppa UEFA

Tutti gli appassionati sportivi napoletani nati prima del 1980, scavando nell’armadio dei ricordi, hanno un tesoretto che non passa inosservato. Nel 1989, quando Maradona era Dio (o se preferite Dio era Diego Armando Maradona, tanto intorno al Vesuvio ancora oggi è lo stesso), la cavalcata europea del Napoli in Coppa UEFA divenne un tripudio di un’intensità unica, un pieno di emozioni capace di sconvolgere anche i più insensibili.

Il presidentissimo Corrado Ferlaino, in un’intervista di molti anni dopo, arrivò ad affermare che, sotto alcuni aspetti, la gioia per quel titolo internazionale fu addirittura superiore a quella del primo scudetto. Fu certamente così per quei tantissimi tifosi campani che lavoravano in Germania e che la notte del 17 maggio si ritrovarono nello stadio di Stoccarda cantando e festeggiando come matti fino all’alba, ubriachi di gioia. Quando poi, la mattina dopo, rientrarono in fabbrica senza passare da casa, nessuno si sentì stanco.

I ricordi a volte sono strani, spesso capita addirittura che la cornice sia più intrigante del quadro. Ogni turno che quel Napoli di Maradona superava lo potevi paragonare a una funzione matematica: in città e provincia gli eventi epici si moltiplicavano con proporzionalità diretta. Tutto merito di Diego, di Antonio, di Nando, di Ciro e degli altri ragazzi che Ottavio Bianchi, il mister, schierava magistralmente in campo.

gli scontri di Salonicco (© L'Unità)

gli scontri di Salonicco (© L’Unità)

 

La sicurezza e la convinzione dei propri mezzi rinsaldarono un gruppo che poteva giocarsela con chiunque. Nel primo turno ad alzare bandiera bianca furono i greci del Paok Salonicco: 1-0 a Napoli con rigore di Maradona, 1-1 in trasferta con gol di Careca, dopo una partita segnata da scontri tra tifosi e lanci di bottigliette sul terreno di gioco. Assoluto protagonista dei sedicesimi di finale, coi tedeschi del Lokomotiv Lipsia, fu invece un terzino, Giovanni Francini. Suo, infatti, il punto dell’1-1 fuori casa e il primo gol della gara di ritorno al San Paolo. Il 2-0 definitivo fu sigillato dall’autorete di Heiko Scholz.

E qui entra in gioco mio nonno. Tifosissimo fin dai tempi di Antonio Juliano e Jarbas Faustinho Cané, da tempo sofferente di cuore, davanti a quelle prime vittorie cominciò a esaltarsi e a tornare un po’ bambino. Prima degli ottavi di finale con i francesi del Bordeaux se ne uscì con una frase che rimase scolpita nella storia della mia famiglia: «Non abbiamo mai vinto una coppa europea. Se Dio questa volta mi accontentasse, firmerei per morire il giorno dopo». Come dire, la Coppa in cambio della vita.

Dio – o la sorte – cominciò a lavorare per accontentarlo. Con i transalpini di Jean Tigana, Yannick Stopyra e del belga Vincenzino Scifo bastò un gol di Andrea Carnevale in Francia (0-1), poi a Napoli la squadra amministrò il vantaggio: reti bianche e passaggio ai quarti, dove il gioco cominciò a farsi complicato. Avversari, nientepopodimeno, i bianconeri juventini.

Un derby al cardiopalma

Un vero e proprio derby italiano che rimase nella memoria dei napoletani per una rimonta dal sapore leggendario. A Torino, infatti, la squadra di Dino Zoff vinse 2-0 con un gol di Pasquale Bruno e un’autorete di Giancarlo Corradini. Al San Paolo, invece, gli azzurri si presero una storica rivincita: Maradona e Carnevale pareggiarono i conti durante i tempi regolamentari. Si passò, quindi, ai supplementari e qui avvenne il miracolo. Quando ormai tutti pensavamo all’ineluttabilità della lotteria dei rigori, all’ultimo minuto del secondo tempo supplementare Alessandro Renica sfruttò un assist al bacio di Careca e schiacciò di testa la palla in rete: 3-0 e passaggio del turno.

Renica festeggiato dopo il gol decisivo contro la Juventus (© RAI)

Renica festeggiato dopo il gol decisivo contro la Juventus (© RAI)

 

La semifinale col Bayern Monaco (ancora una squadra tedesca sul cammino dei partenopei) costituì un sontuoso segnale di potenza: Maradona giocò due partite memorabili, sfornando assist a ripetizione e magie a piene mani. Al San Paolo Careca e Carnevale banchettarono, regolando gli avversari con un secco 2-0. A Monaco, in Baviera, finì invece 2-2 con una doppietta del solito Careca. Il Napoli arrivava così meritatamente in finale contro i biancorossi dello Stoccarda.

una fase della semifinale col Bayern di Monaco

una fase della semifinale col Bayern di Monaco

 

Il sorteggio designò il campo del San Paolo per l’andata, il 3 maggio 1989, e il Neckarstadion per il ritorno. Ricordo che la data della seconda partita, il 17 maggio, provocò non pochi scongiuri tra i napoletani. Quel numero – diciassette – appariva infatti ben più pericoloso dei pur temibili avversari che schieravano, tra gli altri, gente del calibro di Jürgen Klinsmann, Srečko Katanec e Maurizio Gaudino.

Per le strade, anche in quelle di provincia, i giorni che precedettero l’andata furono vissuti da tutti in una specie di apnea collettiva. Durante la predica domenicale il parroco ricordò a noi fedeli che «Gesù tifa per il Napoli, ecco perché il cielo e il mare sono azzurri». Non contento, alla fine della messa scese nel campetto dell’oratorio, esibendo con orgoglio un’invidiatissima maglietta originale di Renica, donatagli dallo stesso calciatore. Quel giorno il prete giocò con noi ragazzi, restando fedele al ruolo difensivo che il numero sei stampato sulle spalle gli imponeva.

L’attesa diventò via via spasmodica. Il pizzaiolo che lavorava nei pressi del municipio, perennemente marcato stretto da noi ragazzini, si disse disposto a regalarci una pizza a una sola, indiscutibile condizione: snocciolare ad alta voce, in sua presenza, gli undici titolari del Napoli! Ovviamente a memoria, al primo tentativo e senza la minima esitazione. Gli andò quasi sempre male: la formazione – Giuliani, Ferrara, Francini, Corradini (ma andava bene anche Crippa), Alemão, Renica, Fusi, De Napoli, Careca, Maradona, Carnevale – la conoscevamo proprio tutti.

I timori dopo l’andata

Quella sera, al San Paolo, c’erano circa ottantacinquemila spettatori, compreso mio nonno che litigò con tutta la famiglia pur di essere presente sugli spalti. Al diavolo il mal di cuore! Al diciassettesimo (e poi dicono che noi napoletani siamo superstiziosi!) i tedeschi andarono in vantaggio con Gaudino, complice un’inaspettata papera del portiere Giuliani. La veemente e rabbiosa rimonta della ripresa, firmata da Maradona e Careca, rianimò un popolo, quello partenopeo, storicamente abituato a cadere e a rialzarsi. Il 2-1 finale, ottenuto all’ottantasettesimo, fu accolto con grande soddisfazione, anche se questo risultato costituiva ben più di un’insidia in vista della partita di ritorno: ai tedeschi guidati da Arie Haan – formidabile interprete del calcio totale dell’Ajax anni Settanta – in fondo bastava un misero 1-0 tra le mura amiche per assicurarsi la coppa.

Maradona durante la finale

Maradona durante la finale

 

In quei giorni si capì che c’era bisogno del sostegno di tutti. Maradona, nei panni di un novello Masaniello, chiamò a raccolta il popolo napoletano il quale, da parte sua, rispose alla grande. L’esodo in massa dei tifosi partenopei verso Stoccarda fu imponente. Nelle macchine, nei treni o nei torpedoni diretti in Germania si riversarono uomini tanto diversi e tanto uguali: grandi avvocati e notai affiancarono pescatori, panettieri o meccanici, vecchi con bambini, preti e preti spretati, carabinieri e scippatori, persone oneste e ragazze di vita. Tutti insieme, senza distinzioni età, ceto sociale o sesso, a gridare Forza Napoli! Un po’ come nel capolavoro del grande Totò, ‘A livella, in cui il nobile saccente e il povero netturbino capiscono di essere uguali.

Un’emozione grandissima

Quella Coppa, alla fine, arrivò: non poteva essere altrimenti. Diego alzò il trofeo verso il cielo di Stoccarda dopo un pirotecnico ed emozionantissimo 3-3. Fu un risultato bugiardo, perché il Napoli dominò la partita schiacciando i teutonici sotto tutti i punti di vista. Alemão, Ferrara e Careca colpirono con astuzia, malizia e classe. Il futuro interista Klinsmann andò a segno per il primo pareggio, poi sull’1-3 un autorete di Rambo De Napoli e Olaf Schmäler suggellarono un risultato utile solo per gli almanacchi.

De Napoli e Giuliani sollevano il trofeo

De Napoli e Giuliani sollevano il trofeo

 

A Napoli si festeggiò per settimane, con caroselli e feste con il colore azzurro unico protagonista. C’era anche mio nonno che, in barba a quel suo antico fioretto, era riuscito a sopravvivere all’emozione. Morì vent’anni dopo quel 17 maggio 1989, ben felice di essere rimasto in buona salute anche dopo quel giorno. A ogni compleanno, quando scherzando gli ricordavo quelle sue antiche parole, lui ridacchiava e mi diceva sempre: «Che vuoi che ti dica? Sarà stato San Gennaro a darmi una delega».

Lucio Iaccarino
© Riproduzione Riservata

 

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