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Greg Louganis
Un eroe e il suo destino
di Lucio Iaccarino
tuffi
 
 

un giovanissimo Greg Louganis photo credits Non si ha conferma, ma si racconta che ancor prima di nascere, praticamente nel grembo materno, Greg già si cimentasse in quella passione che lo avrebbe reso leggendario in tutto il mondo: i tuffi! Si sa che durante i nove mesi di gravidanza i piccoli sono strettamente a contatto con l’acqua e così, quando vede la luce per la prima volta – il 29 gennaio 1960 a San Diego, in California –, Gregory Efthimios Louganis sembra già allenato per diventare – come diventerà – il più grande tuffatore di sempre e un’autentica icona dello sport.
A volte il destino spesso si incontra proprio su una delle strade prese per evitarlo. Il piccolo Greg, da bambino, si dedica infatti ad altre discipline, come la ginnastica e la danza classica. L’impatto non è negativo, perché il giovanotto ha fisico e tenacia, ma sembra come velatamente insoddisfatto e inappagato. Poi arriva la folgorazione, giusta e appropriata: i tuffi. Greg si allena con impeto e i risultati positivi dei primi test agonistici alimentano la sua determinazione.


Uno spirito indomabile

Nato da madre di origine svedese e da padre samoano, Louganis è stato adottato a nove mesi da una famiglia di discendenza greca, anche se è da considerarsi a tutti gli effetti uno statunitense autentico, dallo spirito mai domo e sempre scrupoloso con sé stesso.
Il talento non comune emerge subito e lui stesso ammette che la perfezione dei suoi tuffi è frutto di un lavoro certosino e laborioso in allenamento. Senza dimenticare, inoltre, che per quei movimenti e per quella tempistica così impeccabili sono stati molto utili perfino quelle esercitazioni di danza che quasi aveva ripudiato da bambino.
Il debutto di Louganis all’Olimpiade di Montréal, nel 1976, è subito bagnato da un argento nella piattaforma da dieci metri, secondo solo dietro il mitico Klaus Dibiasi. Considerando che Greg ha appena sedici anni, si può già parlare di un mezzo miracolo. È una medaglia storica e da ricordare, e non solo perché è la prima in assoluto. In una carriera ineguagliabile e prodigiosa come la sua quell’argento resterà infatti isolato. Da quel giorno Louganis conoscerà un solo, unico, peculiare, irripetibile metallo: l’oro!
In carriera Greg ne colleziona un numero immane, forse anche lui potrebbe perdere il conto. Domina in maniera incontrastata per una decade abbondante in due rinomate specialità, nella già citata piattaforma da dieci metri, dove conquista il primo oro ai Mondiali di Berlino del 1978, e nel trampolino da tre, in cui comincia a menare le danze dei suoi successi in un’altra edizione iridata, quella di Guayaquil, in Ecuador, nel 1982.
La sua supremazia è impressionante, la sua tecnica e la sua abilità non trovano ostacoli e solo la sfortuna può intaccarne la sete di vittorie. L’oro olimpico è quello che più degli altri si fa attendere, ma anche quello più colmo di gioia e soddisfazione. Nell’edizione del 1980 di Mosca – la prima dopo il ritiro di Dibiasi – tutti pronosticano per Louganis una facile doppietta. Il boicottaggio statunitense, in risposta all’invasione dell’Afghanistan da parte delle truppe sovietiche, gli impedisce però di gareggiare e quasi sicuramente vincere. Poco male, visto che ha modo di riscattarsi quattro anni dopo nella sua America, a Los Angeles, dove può meritatamente imporsi con un doppio oro nelle due specialità di sempre: piattaforma da dieci metri e trampolino da tre.
Con queste vittorie Greg entra ufficialmente nella storia e vi rimane per molto tempo ancora, dominando tutto quello che c’è da dominare. Lasciando aperto il discorso Olimpiadi, negli anni la sua bacheca si riempe in maniera impressionante. Innanzitutto vince cinque medaglie d’oro ai Campionati del Mondo: dopo Berlino e la doppietta di Guayaquil, ottiene altri due primi posti a Madrid nel 1986. Meritano il giusto tributo, poi, anche i successi (sempre con due ori ad edizione e sempre nelle stesse specialità) nei Giochi Panamericani svoltisi a San Juan (Portorico), nel 1979, a Caracas, nel 1983, e a Indianapolis, quattro anni dopo. Imprese ottenute grazie a tuffi sempre ai limiti della perfezione (qualcuno dirà anche oltre).
Nel destino del nostro eroe, come in tutti i supercampionissimi che si conoscano, deve poi esserci il finale in bellezza. Qui è addirittura leggendario, un epilogo di carriera davvero emozionante. Siamo nel 1988, Olimpiade di Seul. Addetti ai lavori e tifosi disincantati (e quasi annoiati) aspettano da Louganis l’ennesima doppietta di ori. Ma un imprevisto complica terribilmente lo scenario abituale.
Gara di trampolino da tre metri, penultimo turno di qualificazione: durante la sua esecuzione Greg va a sbattere violentemente la testa contro il legno della pedana elastica, procurandosi una vasta ferita. Attimi di panico e smarrimento che svaniscono immediatamente nel momento in cui si rimette in piedi dopo un’accurata medicazione. Nessuno può però immaginare che subito dopo Louganis decide di concludere ugualmente la prova, di qualificarsi alla finale e di vincerla conquistando la sua quarta, memorabile e storica medaglia d’oro!
Un uragano d’applausi chiude così il sipario sulla sua carriera agonistica che nulla può ormai più intaccare né scalfire. Neanche quando, qualche anno dopo e sorprendendo tutti, viene messo sul banco degli imputati scatenando polemiche e contrasti accesi.


L'"outing" di Greg

Per i suoi accusatori il punto di non ritorno è il 1994, quando Louganis dichiara apertamente al pubblico la sua omosessualità, prendendo anche parte ai Gay Games. Pochi mesi dopo, poi, ammette di essere sieropositivo al virus HIV e che sapeva già prima di Seul di esserlo: succede un finimondo!
Greg deve difendersi da chi lo accusa di essere un incosciente e un irresponsabile, specie da quelli che hanno buona memoria. Proprio a Seul, nel già citato episodio della ferita alla testa con successiva medicazione, Louganis aveva infatti evitato di avvertire i suoi soccorritori (la perdita di sangue fu in effetti notevole) del pericolo di un possibile contagio, né li aveva comunque consigliati di prendere le opportune precauzioni, come se per lui le precauzioni igieniche non valessero sempre, ma solo in caso di sieropositività.
In seguito tanto è stato detto e scritto sulla vicenda e sulle scelte sessuali di Greg Louganis. Chi si occupa di sport, tuttavia, non può che ammirare la sua straordinaria carriera. E poco importa di tutti gli altri discorsi, quasi sempre dettati (come spesso accade in questi contesti) da una buona dose di ipocrisia e pregiudizio. Negli anni successivi al suo ritiro Greg ha dovuto subire processi mediatici, quasi come fosse stato un impostore, un traditore.
Meglio non pensarci, molto meglio ricordare che il grande tuffatore statunitense è stato inserito nella International Swimming Hall of Fame degli sport acquatici e che sulla sua vita e sulle sue imprese sportive sono nati libri e film. Come fosse tutto già inciso e impresso nel tempo: Greg Louganis e i suoi tuffi sono entrati nella leggenda.
Un eroe non può sfuggire al suo destino.

 
     
 
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