“Ascolta e cerca di capire… Herminator è là fuori! Non si può patteggiare con lui, non si può ragionare con lui; non conosce pietà, né rimorso, né paura. Niente lo fermerà prima di averti eliminato! Non si fermerà mai!”Quella che abbiamo letto è una delle citazioni più significative del popolare film Terminator del grande Arnold Schwarzenegger, con l’unica variante che riguarda il nome del protagonista. Si tratta proprio del soprannome che Hermann Maier si è meritato nel corso della sua carriera sportiva: Herminator. Parliamo infatti di uno dei più forti e talentuosi sciatori della storia; la sua forza e la sua carica agonistica gli hanno permesso di sbaragliare e sovrastare record e avversari come un uragano che tutto travolge e distrugge. L’austriaco si è sempre distinto per un’eccezionale forza fisica che è diventata il suo marchio di fabbrica nel corso delle innumerevoli vittorie che ha disseminato nelle nevi di tutto il mondo. E, una volta raccontata tutta la sua storia, è probabile che scopriremo che è stata la saga cinematografica di Schwarznegger a prendere spunto da Maier e non viceversa.
Figlio d'arte
Nato il 7 dicembre 1972 a Altenmarkt, Hermann è figlio d’arte in quanto entrambi i genitori sono esperti maestri di sci e dedicano tutta la loro vita ad insegnare sport con la passione e la ferrea disciplina austriaca. Il loro allievo migliore si rileva proprio il piccolo Hermann, che sin dai primi anni dimostra di saper sciare come un veterano. Maier comincia a fare sul serio nel 1995, quando abbandona definitivamente l’impiego di muratore per partecipare alla coppa Europa dove propone i suoi primi formidabili acuti nella discesa libera e nel Super G. Arrivano i primi piazzamenti di rilievo, ma una rovinosa caduta durante una gara gli procura un infortunio alla mano privandolo dai mondiali del Sestriere. Il temperamento di Hermann regala subito segnali di riscossa e alla ripresa della coppa del Mondo l’austriaco s’impone alla grande a Garmisch-Partenkirchen vincendo il Super G davanti all’azzurro Kristian Ghedina.
Fra il 1997 e il 1998 piomba come un tuono nelle gare di coppa del Mondo e dimostra una forza e una versatilità fantastiche. Ottiene ben dieci successi: tre giganti, quattro Super G, due discese e una combinata. Come un martello instancabile, Maier frulla record e vittorie in successione; oltre alla coppa del Mondo (che vince con sei gare d’anticipo) trova un’altra grande ribalta all’Olimpiade di Nagano. Arriva un altro miracolo sportivo: Hermann, nella gara di discesa libera, è protagonista di una caduta rovinosa e spettacolare con tanto di volo e di un durissimo colpo alla testa, col casco che gli salva la vita nell’impatto con la pista. Fine dei giochi per lui? Macché… dopo appena tre giorni, Maier si dimentica dei dolori al collo e alla spalla e vince la medaglia d’oro nel Super G davanti allo svizzero Didier Cuche e al connazionale Hans Knauss. Passano solo 72 ore e gli ori olimpici diventano due, con la schiacciante vittoria (quasi nove decimi all'altro austriaco Stephan Eberharter, che conquista l’argento) nel gigante.
Vittorie di questo livello fanno entrare di diritto Maier nell’olimpo dei grandi sciatori di sempre, e da questa stessa porta non uscirà per un bel pezzo, visto che il suo carattere di vincente gli impone di continuare a dissetarsi di vittorie. Nei campionati del Mondo del 1999 di aggiudica due medaglie d’oro (Super G e discesa libera), mentre arrivano altre due coppe del Mondo nel 2000 e nel 2001. Epici i duelli con i norvegesi Lasse Kjus e Kjetil André Aamodt, con battaglie combattute sul filo dei centesimi e in cui ognuno dei tre atleti sviluppa gesti atletici di livello altissimo. Forse, anzi sicuramente, il suo rivale più acerrimo resta il connazionale Eberharter col quale Hermann in alcune stagioni monopolizza tutte le gare di coppa.
Herminator è ormai un campione ricco, felice e vincente, ma proprio quando tutto sta girando a meraviglia un drammatico colpo di scena sconvolge il film della sua vita. Il 24 agosto 2001, mentre con la sua motocicletta è in viaggio nei pressi di Radstadt rimane coinvolto in un drammatico incidente: si schianta contro la macchina di un turista riportando ferite gravissime in tutto il corpo. La gamba destra è quella messa peggio, con fratture multiple scomposte che costringono i medici ad un delicato intervento chirurgico. La situazione è grave e le notizie si rincorrono; qualcuno teme addirittura per la vita, altri pensano sia inevitabile l’amputazione dell’arto. Per fortuna non accade niente di tutto questo, e grazie alla bravura dei medici austriaci e del suo fisico da Herminator, Hermann con pazienza e forza di volontà riprende a camminare riabilitandosi in maniera lenta ma costante. Il suo sogno, così come un film che esige il lieto fine, è quello di poter riprendere l’attività agonistica e tornare a gareggiare e vincere. E visto che la fortuna e il destino aiutano gli audaci, il nostro eroe recupera il feeling con la competizione, quell’elemento che ai campioni serve come l’aria.
Il ritorno
Ovviamente e come da copione, il ritorno alle gare lo vede migliorarsi di volta in volta: il 14 gennaio 2003 bagna il nuovo esordio piazzandosi trentunesimo nel gigante di Adelboden, per poi migliorare in discesa e nell’arco di pochi giorni. A Wengen è settimo, a Kitzbühel è prima sesto e poi, il 27 gennaio, nuovamente primo nel Super G davanti ad altri quattro connazionali. Per Herminator arrivano altri splendidi suggelli e trionfi: nella sua scia si alternano gli avversari storici e altri nomi nuovi come lo statunitense Bode Miller e Benjamin Raich, anch’egli austriaco, e con tutti loro battagliarsi e magari vincere è quel privilegio che ha sempre mandato in estasi il grande Hermann.
Sul filo di lana e per pochissimi punti (1.265 contro i 1.223 di Eberharter) conquista la coppa del Mondo del 2004 e ritorna ai vertici come si era prefissato: nello stesso anno c’è anche la soddisfazione della quinta coppa del Mondo di supergigante, altro record assoluto. Grandi gioie per un grande atleta, che oltretutto non ha risolto completamente i seri problemi al ginocchio che spesso continua a far male e che ha bisogno di altri piccoli interventi per evitare ripercussioni ancora più negative.
All’Olimpiade di Torino del 2006, Maier non rimpolpa il suo fenomenale medagliere col metallo più pregiato e per un esigente come lui è una mezza delusione. Ciononostante l’argento nel supergigante (alle spalle di Aamodt) e il bronzo nello slalom gigante (Raich e il francese Joël Chenal ai primi due posti) rappresentano comunque un risultato apprezzabile e di grande livello.
Sono questi, del resto, gli ultimi successi dell’immenso Herminator che negli anni successivi deve piegarsi all’età e alla gamba che continua a far capricci. La sua carriera e il film della sua vita hanno conquistato tutti e Hermann resta un punto di riferimento per chi ama gli sci e per quelli che nello sport ritrovano valori persi o ridimensionati come la grinta e la determinazione. Nei titoli di cosa ricapitoliamo il suo palmarès: quattro medaglie, di cui due ori, alle Olimpiadi, sei medaglie, di cui tre ori, ai Campionati del Mondo, quattro coppe del Mondo, cinque Coppe nella specialità del supergigante, tre in quella dello slalom gigante, due in discesa libera. In totale, in coppa vanta cinquantaquattro vittorie e novantasei podi. Insomma, un atleta che se fosse un attore vincerebbe di sicuro il premio Oscar.
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