Quando
si parla di All Blacks non ci possono essere dubbi:
anche chi non è un grande appassionato di sport sa
perfettamente che ci si riferisce alla squadra nazionale
di rugby della Nuova Zelanda, da sempre una delle più
forti e conosciute compagini di questa disciplina.
Sull’origine di questo soprannome, però, esiste
una diatriba secolare. Se per molti il termine deriva, come
logica suggerisce, dal colore della famosa divisa di gioco
(pantaloncini e calzettoni sono infatti rigorosamente neri,
con l’unica eccezione di una felce d'argento sul petto),
per altri le cose non sono così semplici. C’è
chi ritiene, infatti, che la dicitura All Blacks sarebbe invece nata quasi per caso, anzi, per un vero e
proprio refuso tipografico. Come? Torniamo indietro nel
tempo e vediamo se è possibile ricostruire la vicenda.
Nel settembre del 1905 il team neozelandese giunse
in Europa per una tournée che sarebbe durata
fino all'inizio dell’anno successivo. Un soggiorno
che venne preceduto, a luglio, da una serie di test-match disputati in Australia, organizzati allo scopo di affinare
la selezione dei giocatori in vista del lungo viaggio sul Vecchio Continente.
Un bilancio incredibile
Se il bilancio della Nazionale neozelandese nella terra
dei canguri fu ottimo (quattro vittorie, due pareggi
e una sconfitta), la tournée in Europa fu
addirittura trionfale: la squadra con la divisa nera giocò
infatti trentatre partite, vincendone trentadue e perdendo solo il match contro il Galles (per 3-0), realizzando un numero stratosferico
di punti fatti (ben 868) e subendone, al contrario, davvero
pochi (appena 47).
Tuttavia, quando il XV australe sbarcò in Inghilterra
venne immediatamente circondato da un’aura di diffidenza.
L’accoglienza della stampa, poi, non fu esattamente
delle migliori. Sulle pagine dei quotidiani e dei periodici
britannici i giocatori neozelandesi furono infatti chiamati
(con evidente e malcelato disprezzo) con l’appellativo I Coloniali o, più freddamente, New
Zealand Football Team. Quella sufficienza da parte
dei media durò però molto poco: quando, alla
fine della lunga tournée, i giocatori con
la maglia nera ritornarono in patria, tutti ormai li conoscevano
come i favolosi All Blacks.
Al loro sbarco in Inghilterra era presente J. A. Butterly,
un famoso giornalista sportivo del quotidiano Daily
Mail, che seppe da George Dixon, manager dei
neozelandesi, che l’unico colore della loro divisa
era – come detto – il nero. In un articolo che
porta la data del 27 settembre 1905, il popolare inviato
scrisse: “I Blacks sono finalmente arrivati”.
La tournée ebbe inizio il 16 settembre al
Country Ground di Exeter, dove gli ospiti sconfissero per
55-4 una selezione del Devon. Fu, quello, il primo atto
di un cammino trionfale che vide il XV neozelandese, capitanato
dal formidabile capitano Dave Gallaher, giocare –
e vincere – ogni tre-quattro giorni su campi gremiti
di pubblico sparsi in tutta la Gran Bretagna.
Partita dopo partita, si arrivò all’ottavo match della serie, disputato l'11 ottobre a West
Hartlepool – nella contea di Cleveland – contro
gli Hartlepool Clubs. Fu probabilmente in questa città
dell’Inghilterra nord-orientale che nacque il mito,
ma non certo a causa del risultato. Il destino della squadra
di casa fu infatti il medesimo di chi li aveva preceduti
(e anche di quelli che avrebbero giocato in seguito, Nazionale
gallese a parte): il XV locale venne infatti travolto 63-0.
Il fatto è che il giorno dopo il Daily Mail,
nel resoconto della partita, parlò per la prima volta
di All Blacks.
Il battesimo del nome
E qui nacque il caso. Per molti il giornalista non si sarebbe
infatti riferito ai colori della divisa della squadra dell’emisfero
australe, bensì al suo modulo di gioco, così
brillante e irresistibile che l'intera squadra gli era sembrata
composta da All Backs (ovvero da Tutti-Tre-Quarti),
vale a dire da giocatori della linea arretrata che –
come si sa – nel rugby rivestono il ruolo di attaccanti.
Pare che il tipografo, quando fu il momento di comporre
il pezzo per la stampa, di fronte a quelle due parole abbia
pensato a un refuso. Così, ignaro della terminologia
rugbistica e sapendo del colore nero della divisa dei neozelandesi,
aggiunse una – per lui – doverosa elle a Backs che venne così trasformato in Blacks.
Ci sarebbe dunque un equivoco linguistico all’origine
della nascita del soprannome con il quale il team neozelandese è celebre ancora oggi.
Un’altra versione racconta invece che lo stesso J.
A. Butterly scrisse per due volte di fila il termine All
Backs nei suoi resoconti delle partite del 14 e del
19 ottobre, disputate rispettivamente contro il Northumberland
e il Gloucester City Club, entrambe sconfitte per 31-0 e
per 44-0. Ma quando, il 21 ottobre, la Nuova Zelanda arrivò
a Taunton per giocare contro il Somerset County (match poi finito 23-0 per il XV australe), giornalisti e giocatori
avrebbero trovato la cittadina tappezzata di manifesti di
accoglienza nei riguardi degli... All Backs, letteralmente. Butterly, perplesso di fronte a quella
terminologia, avrebbe allora chiesto spiegazioni ai responsabili
del comitato organizzatore per lo strano appellativo. La
giustificazione ufficiale fu, molto banalmente, che c’era
stato un evidente errore nella procedura di stampa dei poster di benvenuto.
Va detto, tuttavia, che queste tesi non hanno mai convinto
del tutto gli storici inglesi: generalmente molto pignoli
quando subiscono critiche, sono andati a rileggersi con
scrupolo e attenzione le collezioni del Daily Mail di quel periodo. Le loro conclusioni sono nette: in nessuna
di quelle corrispondenze il buon Butterly avrebbe mai fatto
riferimento a una squadra di cosiddetti Tutti-Attaccanti.
In realtà – è questa la loro definitiva
conclusione – il termine All Blacks sarebbe
dunque nato solo in riferimento al colore nero della loro
divisa. Senza errori di stampa, né refusi di alcun
genere.
Da allora, su questo argomento si è aperto un vivace
dibattito tra gli appassionati di rugby dei due emisferi,
polemica che, a distanza di oltre un secolo, non si è
ancora sopita per l’assoluta mancanza di una prova
definitiva.
Per la cronaca, il soggiorno sul Vecchio Continente si concluse il giorno di Capodanno del 1906 al Parco dei
Principi, a Parigi, dove, non ancora sazio di vittorie,
il XV australe sconfisse la Nazionale transalpina per 38-8.
Prima del definitivo ritorno in patria i neozelandesi disputarono
poi ancora due incontri, in California, contro una selezione
del British Columbia, vincendoli entrambi.
Quella lunga tournée si era finalmente conclusa.
Chi ebbe la fortuna di assistere a quelle partite, a quel
gioco mai visto, a quell’incredibile dimostrazione
di potenza, parlò per anni di quei favolosi All
Blacks.
Un nome che – aldilà delle diatribe sull’origine
– in quei mesi di rugby eroico e pionieristico accompagnò
la nascita di un’autentica leggenda che resiste inalterata
ancora oggi. |
|
|