"Che
io vinca non è una novità. La vera rivelazione
dell'Olimpiade è quell’italiana piccolina,
Novella Calligaris…"
Questa frase stupì il mondo intero, anche perché
a pronunciarla fu l’atleta più grande e meno
modesto mai sceso in acqua, l’inarrivabile nuotatore
americano Mark Spitz. Proprio quello dei sette ori-sette
record del mondo in sette gare.
Erano i giorni di Monaco 1972, l’Olimpiade dell’attacco
dei fedayyìn alla delegazione israeliana.
Ammesso che si potesse pensare allo sport in quei frangenti,
anche l’Italia poteva finalmente vantare un fenomeno
delle piscine: la padovana Novella Calligaris. Uno scricciolo
alto 163 centimetri e pesante meno di cinquanta chilogrammi,
con un carattere determinato e grintoso che il suo allenatore,
Costantino Bubi Dennerlein, seppe esaltare con
una preparazione dura e pianificata.
Un carattere spigoloso
I giornalisti non avevano troppa simpatia per la ragazza,
famosa per le sue risposte pepate, e le avevano assegnato
per ben due volte il Premio Limone, una sorta di
ironico attestato al personaggio più scostante. Agli
sportivi, viceversa, la Calligaris era tutt’altro
che antipatica. Facevano tenerezza la sua struttura minuta
e aggraziata, il suo visino intelligente e il suo sorriso
schietto, reso ancor più accattivante dai due grossi
incisivi.
La padovana aveva conquistato un titolo nazionale giovanissima,
a soli tredici anni. A fine carriera furono ben settantasei,
quei titoli, ma il primo trionfo la convinse definitivamente
che la piscina era proprio la sua strada. Negli anni successivi
la sua nuotata si raffinò moltissimo e si completò
da un punto di vista tecnico: Novella Calligaris, vincente
agli esordi soprattutto per la sua combattività,
acquistò infatti una bracciata armoniosa e veloce.
Nel 1969 arrivò il primo record continentale, ma
le prestazioni nei successivi campionati Europei del 1970
non furono eccezionali. Pur favorita nelle sue due gare
preferite, i 400 e gli 800 metri stile libero, Novella conquistò
solo il bronzo nella gara più lunga. Era, in ogni
caso, una medaglia e il biennio successivo vide la padovana
stabilire primati su primati, anche se non furono poche
le sconfitte pesanti, come quelle subite nel Meeting di
Santa Clara, in California. Del resto, la Calligaris aveva
di fronte autentici mostri sacri, come l’australiana
Shane Gould e le poco femminili valchirie della
Germania Est.
Novella arriva così all'Olimpiade di Monaco piuttosto
sottovalutata dalla grande stampa internazionale. È
il giorno della finale dei 400 metri stile libero, la gara
d’esordio. In semifinale la piccola padovana innesta
la marcia in più e non ce n’è per nessuna.
Primo posto e record olimpico ed europeo, davanti alle fortissime
tedesche. In finale Novella deve vedersela con Shane Gould.
La favorita prende subito il largo, inseguita a distanza
dall’americana Keena Rothhammer e dall’altra
australiana Wilhelmina Wylie. La Calligaris, quarta ai centocinquanta
metri, è terza ai duecento. La sua bracciata è
agile, potente, regolare. Ai trecento metri la Rothammer
cede e viene scavalcata dall’azzurra che arriva seconda
facendo registrare il nuovo record continentale. Racconterà
poi, la padovana, di aver visto sullo schermo il numero
due accanto al suo nome e di non aver capito. È
un due che vale la prima medaglia di sempre per il nuoto
italiano.
Siamo ai 400 misti. Non è la gara della Calligaris
e a lei, come a tutti, basterebbe l’ingresso in finale.
Ai trecento metri l’azzurra si trova però in
un’insperata quarta posizione e la favolosa frazione
a stile libero la porta ancora sul podio, per un bronzo
assolutamente inaspettato.
L’Olimpiade di Novella si conclude con gli 800 smetri
tile libero, la sua distanza. Ancora una volta
la rivale più accreditata è Shane Gould e
il lotto delle finaliste è formidabile. Vicino ai
colossi del resto del mondo, l’esile padovana fa tenerezza
ma in compenso, in acqua, sorprende tutti. Parte come un
razzo e va subito in testa. A metà gara è
sempre prima, poi le altre iniziano a rimontare. La Calligaris
resiste ad oltranza sino ai cinquecento metri, ma poco dopo
la Rothhammer la raggiunge, seguita dalla Gould. L’italiana
sembra cedere, perché anche l’altra americana
Ann Simmons ormai la tallona da vicino… e invece no,
il terzo posto è suo e Novella entra nella storia.
Potrebbe bastare, ma la padovana decide che non sarà
così. Nel 1973, ai campionati del mondo di Belgrado,
Shane Gould non c’è più. Si è
infatti ritirata, paga di tre ori olimpici, un argento e
un bronzo. La Calligaris ha diciannove anni, un’età
che a quei tempi è considerata veneranda per una
nuotatrice.
Novella esordisce sui 200 misti e, tanto per gradire, è
subito quarta, con un tempo strepitoso, il sesto al mondo.
La ragazza si arrabbia per il terzo posto sfuggito nelle
ultime bracciate, ma la sua gara è di assoluto valore.
Nei 400 metri stile libero, invece, Novella conferma il
terzo posto dell’anno prima, dietro le americane Heather
Greenwood e l’eterna Rothhammer, ma il record europeo
non copre un pizzico di delusione.
L’attesa per i 400 misti è spasmodica, la Calligaris
è tra le favorite d’obbligo. Nonostante un
feroce mal di denti, la padovana si batte con grinta e migliora
di due secondi il suo record italiano. Non basta. Le valchirie della Germania Est fanno ancor meglio e l’azzurra
è solo terza, dietro la fortissima Gudrun Wegner
(che abbassa il mondiale di ben quattro secondi!) e Angela
Franke. Un mezzo fiasco, per l’incontentabile stampa
italiana.
Contro ogni pronostico
Si giunge così agli 800 metri stile libero dove,
a questo punto, ben pochi credono nella Calligaris. Invece
è il giorno dei giorni per la piccola nuotatrice.
Il 9 settembre 1973 è infatti la data del primo oro
italiano nel nuoto. L’italiana parte fortissimo, ai
duecento metri è già in testa e la sua nuotata
elegante crea ben presto il vuoto. A metà gara è
appena tre secondi sopra il suo record europeo sui 400 e
nessuno pensa che possa reggere quel ritmo incredibile.
Invece, a quattro vasche dall’arrivo, sono tre i metri
che la separano dalla seconda: spinta dal tifo assordante
degli spettatori presenti. Novella non rallenta e termina
in 8’52”97, nuovo record mondiale. Le tedesche
orientali sono lontane, battutissime. L’americana
Jo Harshbarger è a 3”, la Wegner a 9”,
la Rothhammer a 23”.
È il trionfo e le prime pagine dei quotidiani sono
tutte per la piccola italiana che ha sconfitto le valchirie,
anche se da lì a poche ore la sua impresa passerà
in secondo piano, sostituita dalle tragiche cronache del golpe cileno contro Salvator Allende.
Con gli ultimi bagliori di una carriera breve e folgorante,
la Calligaris conquistò ancora un argento e un bronzo
agli Europei del 1974, per poi ritirarsi a meno di venti
anni, con la soddisfazione di aver stabilito un record del
mondo e ventuno record continentali.
Oggi la piccola padovana che fece impazzire l’Italia
è una splendida signora che commenta sport in televisione
e nessuno pensa più ai suoi due Premi Limone. |
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