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Novella Calligaris
La ragazzina che sconfisse le "valchirie"
di Danilo Francescano
alpinismo
 
 
Novella Calligaris photo credits "Che io vinca non è una novità. La vera rivelazione dell'Olimpiade è quell’italiana piccolina, Novella Calligaris…"
Questa frase stupì il mondo intero, anche perché a pronunciarla fu l’atleta più grande e meno modesto mai sceso in acqua, l’inarrivabile nuotatore americano Mark Spitz. Proprio quello dei sette ori-sette record del mondo in sette gare.
Erano i giorni di Monaco 1972, l’Olimpiade dell’attacco dei fedayyìn alla delegazione israeliana. Ammesso che si potesse pensare allo sport in quei frangenti, anche l’Italia poteva finalmente vantare un fenomeno delle piscine: la padovana Novella Calligaris. Uno scricciolo alto 163 centimetri e pesante meno di cinquanta chilogrammi, con un carattere determinato e grintoso che il suo allenatore, Costantino Bubi Dennerlein, seppe esaltare con una preparazione dura e pianificata.


Un carattere spigoloso

I giornalisti non avevano troppa simpatia per la ragazza, famosa per le sue risposte pepate, e le avevano assegnato per ben due volte il Premio Limone, una sorta di ironico attestato al personaggio più scostante. Agli sportivi, viceversa, la Calligaris era tutt’altro che antipatica. Facevano tenerezza la sua struttura minuta e aggraziata, il suo visino intelligente e il suo sorriso schietto, reso ancor più accattivante dai due grossi incisivi.
La padovana aveva conquistato un titolo nazionale giovanissima, a soli tredici anni. A fine carriera furono ben settantasei, quei titoli, ma il primo trionfo la convinse definitivamente che la piscina era proprio la sua strada. Negli anni successivi la sua nuotata si raffinò moltissimo e si completò da un punto di vista tecnico: Novella Calligaris, vincente agli esordi soprattutto per la sua combattività, acquistò infatti una bracciata armoniosa e veloce.
Nel 1969 arrivò il primo record continentale, ma le prestazioni nei successivi campionati Europei del 1970 non furono eccezionali. Pur favorita nelle sue due gare preferite, i 400 e gli 800 metri stile libero, Novella conquistò solo il bronzo nella gara più lunga. Era, in ogni caso, una medaglia e il biennio successivo vide la padovana stabilire primati su primati, anche se non furono poche le sconfitte pesanti, come quelle subite nel Meeting di Santa Clara, in California. Del resto, la Calligaris aveva di fronte autentici mostri sacri, come l’australiana Shane Gould e le poco femminili valchirie della Germania Est.
Novella arriva così all'Olimpiade di Monaco piuttosto sottovalutata dalla grande stampa internazionale. È il giorno della finale dei 400 metri stile libero, la gara d’esordio. In semifinale la piccola padovana innesta la marcia in più e non ce n’è per nessuna. Primo posto e record olimpico ed europeo, davanti alle fortissime tedesche. In finale Novella deve vedersela con Shane Gould. La favorita prende subito il largo, inseguita a distanza dall’americana Keena Rothhammer e dall’altra australiana Wilhelmina Wylie. La Calligaris, quarta ai centocinquanta metri, è terza ai duecento. La sua bracciata è agile, potente, regolare. Ai trecento metri la Rothammer cede e viene scavalcata dall’azzurra che arriva seconda facendo registrare il nuovo record continentale. Racconterà poi, la padovana, di aver visto sullo schermo il numero due accanto al suo nome e di non aver capito. È un due che vale la prima medaglia di sempre per il nuoto italiano.
Siamo ai 400 misti. Non è la gara della Calligaris e a lei, come a tutti, basterebbe l’ingresso in finale. Ai trecento metri l’azzurra si trova però in un’insperata quarta posizione e la favolosa frazione a stile libero la porta ancora sul podio, per un bronzo assolutamente inaspettato.
L’Olimpiade di Novella si conclude con gli 800 smetri tile libero, la sua distanza. Ancora una volta la rivale più accreditata è Shane Gould e il lotto delle finaliste è formidabile. Vicino ai colossi del resto del mondo, l’esile padovana fa tenerezza ma in compenso, in acqua, sorprende tutti. Parte come un razzo e va subito in testa. A metà gara è sempre prima, poi le altre iniziano a rimontare. La Calligaris resiste ad oltranza sino ai cinquecento metri, ma poco dopo la Rothhammer la raggiunge, seguita dalla Gould. L’italiana sembra cedere, perché anche l’altra americana Ann Simmons ormai la tallona da vicino… e invece no, il terzo posto è suo e Novella entra nella storia.
Potrebbe bastare, ma la padovana decide che non sarà così. Nel 1973, ai campionati del mondo di Belgrado, Shane Gould non c’è più. Si è infatti ritirata, paga di tre ori olimpici, un argento e un bronzo. La Calligaris ha diciannove anni, un’età che a quei tempi è considerata veneranda per una nuotatrice.
Novella esordisce sui 200 misti e, tanto per gradire, è subito quarta, con un tempo strepitoso, il sesto al mondo. La ragazza si arrabbia per il terzo posto sfuggito nelle ultime bracciate, ma la sua gara è di assoluto valore. Nei 400 metri stile libero, invece, Novella conferma il terzo posto dell’anno prima, dietro le americane Heather Greenwood e l’eterna Rothhammer, ma il record europeo non copre un pizzico di delusione.
L’attesa per i 400 misti è spasmodica, la Calligaris è tra le favorite d’obbligo. Nonostante un feroce mal di denti, la padovana si batte con grinta e migliora di due secondi il suo record italiano. Non basta. Le valchirie della Germania Est fanno ancor meglio e l’azzurra è solo terza, dietro la fortissima Gudrun Wegner (che abbassa il mondiale di ben quattro secondi!) e Angela Franke. Un mezzo fiasco, per l’incontentabile stampa italiana.


Contro ogni pronostico

Si giunge così agli 800 metri stile libero dove, a questo punto, ben pochi credono nella Calligaris. Invece è il giorno dei giorni per la piccola nuotatrice. Il 9 settembre 1973 è infatti la data del primo oro italiano nel nuoto. L’italiana parte fortissimo, ai duecento metri è già in testa e la sua nuotata elegante crea ben presto il vuoto. A metà gara è appena tre secondi sopra il suo record europeo sui 400 e nessuno pensa che possa reggere quel ritmo incredibile. Invece, a quattro vasche dall’arrivo, sono tre i metri che la separano dalla seconda: spinta dal tifo assordante degli spettatori presenti. Novella non rallenta e termina in 8’52”97, nuovo record mondiale. Le tedesche orientali sono lontane, battutissime. L’americana Jo Harshbarger è a 3”, la Wegner a 9”, la Rothhammer a 23”.
È il trionfo e le prime pagine dei quotidiani sono tutte per la piccola italiana che ha sconfitto le valchirie, anche se da lì a poche ore la sua impresa passerà in secondo piano, sostituita dalle tragiche cronache del golpe cileno contro Salvator Allende.
Con gli ultimi bagliori di una carriera breve e folgorante, la Calligaris conquistò ancora un argento e un bronzo agli Europei del 1974, per poi ritirarsi a meno di venti anni, con la soddisfazione di aver stabilito un record del mondo e ventuno record continentali.
Oggi la piccola padovana che fece impazzire l’Italia è una splendida signora che commenta sport in televisione e nessuno pensa più ai suoi due Premi Limone.
 
     
 
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