"Me
brüsa tanto el cü!"
Ecco, è in questa celebre risposta data a un giornalista,
che gli sollecitava un commento a caldo da vincitore della
prima edizione del Giro d’Italia, che c’è
tutto l’uomo Luigi Ganna.
Non una risposta beffarda e maleducata, come si potrebbe
pensare, ma una frase sincera e semplice, come sincero e
semplice fu lui stesso per tutta la vita. Ganna, infatti,
giunto terzo al traguardo all’Arena di Milano, non
ne aveva proprio più, stremato com’era dalla
fatica dell’ultima tappa e dal caldo umido di quel
maggio del 1909. Il suo soprassella, per altro, era davvero in fiamme!
L’ultima frazione del Giro, da Torino a Milano, non
era stata infatti una passeggiata per il venticinquenne
corridore lombardo, da tutti chiamato el Luisin.
Partito dalla città della Mole con indosso i gradi
di leader della corsa (la maglia rosa ancora non
c’era, l’avrebbero introdotta solo nel 1931),
a un certo punto forò. I suoi rivali ne approfittarono
immediatamente, scattando fino a guadagnare diversi minuti
di vantaggio sullo sfortunato collega. I più attivi
furono lo schivo Carlo Galetti, suo compagno di squadra
e vincitore delle successive due edizioni del Giro, e il
veterano Giovanni Rossignoli, detto Baslott, che
lo tallonavano da vicino in classifica generale.
La rimonta disperata di Ganna
Ganna non si perse d’animo e, sostituito il tubolare,
si rimise in sella, pedalando come un forsennato per cercare
di recuperare il terreno perduto. Una rimonta che però,
fin dalle prime battute, apparve disperata, visto l’enorme
margine conquistato dal gruppo di testa. Quando tutto sembrava
perduto, il caso dette tuttavia una mano all’inseguitore.
A Rho i fuggitivi furono bloccati da un passaggio a livello
che restò chiuso giusto il tempo sufficiente per
permettere al giovane dai baffi a manubrio di rientrare
nel gruppo e arrivare terzo all’Arena. Un piazzamento
che, grazie ai punti ottenuti, gli garantì la vittoria
finale. Il primo Giro d’Italia era suo, il prezzo
pagato fu – per l'appunto – un terribile mal
di... soprassella.
Nato a Induno Olona, il 1 dicembre 1883, il vincitore della
manifestazione organizzata dalla Gazzetta dello Sport crebbe con un fisico atletico e robusto (qualcuno lo chiamava
– per questo – anche Luison), tanto
che fin da adolescente cominciò a fare il muratore
nei cantieri della zona. Nei primi anni del Novecento trovò
lavoro a Milano, dove era solito recarsi con un vecchio
velocipede.Un centinaio di chilometri ogni giorno, tra andata
e ritorno, quasi tutti su strade sterrate, polverose e accidentate.
Spostarsi in bici, d’altra parte, non era solo una
scelta: soldi per il treno non ce n’erano. Il rovescio
della medaglia fu che miglior allenamento Ganna non avrebbe
potuto avere. Per il giovanotto la sua due ruote era infatti
qualcosa di più di un semplice mezzo di trasporto:
Luigi sognava di diventare ciclista e a venti anni passati
pensò che era ormai giunto il momento di provare
a disputare delle vere competizioni. Contro il parere dei
suoi genitori, corse clandestinamente due gare in cui fu
subito protagonista. Confortato dal risultato decise allora
di fare il gran salto, iscrivendosi al Giro di Lombardia.
Era il 1905 e anche questa corsa, che presto sarebbe diventata
una classica del ciclismo internazionale, vide lo sconosciuto Luisin arrivare terzo, dietro Giovanni Gerbi, detto
il Diavolo Rosso, e Giovanni Rossignoli.
Sembra che poco dopo la fine della gara, mentre il ragazzo
stava rinfrescandosi presso una vicina osteria, gli furono
consegnate diciotto lire, il premio per il suo piazzamento.
Un’enormità, per quel tempo, che non solo convinse
definitivamente Luigi, ormai deciso a diventare professionista,
ma anche i genitori che, di fronte a quella cifra, modificarono
il loro atteggiamento riguardo alle scelte del figlio.
Il terzo posto al Giro di Lombardia, del resto, aveva lasciato
il segno: la Bianchi, che già all’epoca era
un team prestigioso, decise di ingaggiare il giovanotto,
offrendogli un contratto di duecento lire al mese per dieci
mesi.
La prima vittoria arrivò nel 1906, nella Coppa Val
d’Olona, ma fu negli anni successivi, disputati con
i colori di varie squadre, che Ganna dimostrò in
pieno il suo valore: nel 1907 vinse, tra le altre, la Milano-Torino
e ritorno, mentre nel 1908 fu secondo sia nella Milano-Sanremo,
dietro il fiammingo Cyriel Van Hauwaert, che nel Giro di
Lombardia, alle spalle del lussemburghese François
Faber. In quell’anno stabilì anche il record
italiano sull’ora percorrendo, sul velodromo di Porta
Ticinese a Milano, la distanza di 40,405 chilometri.
Il 1909 fu poi l’anno della definitiva consacrazione:
passato all’Atala, vinse sia la Milano-Sanremo, con
oltre un'ora di vantaggio sul francese Émile Georget,
che, appunto, il primo Giro d'Italia, in cui si aggiudicò
anche tre delle otto tappe.
Nel 1912, infine, assieme ai suoi compagni dell’Atala
Carlo Galetti, Eberardo Pavesi e Giovanni Micheletto –
ribattezzati dalla stampa i Quattro Moschettieri –, Ganna vinse nuovamente il Giro, questa volta con
classifica a squadre, anche se lui personalmente dovette
ritirarsi già alla quarta tappa.
I successi lo resero ricco e famoso. La folla lo amava e
vedeva in lui l’incarnazione del povero che raggiunge
il successo con la sola forza di volontà. I giornali
lo chiamavano il buon Ganna, perché lui,
Luigi Ganna da Induno Olona, rimase sempre quello di un
tempo: magari introverso e di poche parole, ma generoso,
onesto e leale in corsa, così come nella vita di
tutti i giorni.
Il tallone d'Achille
Ottimo passista, eccellente in salita (fu memorabile una
sua vittoria con arrivo al Sestriere, nel 1911, sotto una
fitta nevicata), Luigi Ganna aveva il suo tallone d’Achille
nella velocità e nella disciplina tattica, due ragioni
che gli impedirono di ottenere un maggior numero di vittorie
in carriera come invece avrebbe meritato.
Nel 1915, poi, decise che era giunta l’ora di smetterla.
Basta fatiche, basta sudore, basta, soprattutto, dolori
al... soprassella. Si dedicò allora alla fabbrica
di biciclette acquistata quando era ancora in attività,
con i ricavi delle sue vittorie. Ed è proprio su
una delle bici firmate Ganna che Fiorenzo Magni
vinse il Giro d'Italia del 1951.
Luigi Ganna si spense a Varese il 2 ottobre 1957, a 74 anni.
Oggi il vincitore del primo Giro d’Italia non è
stato dimenticato: a lui sono stati infatti dedicati un
francobollo, emesso dalle Poste Italiane nel 2007 a cinquant'anni
dalla sua scomparsa, e una targa posta all’interno
del velodromo di Varese, a lui intitolato. |
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