Una Pantera Nera pericolosissima, affamata di gol. Talmente spietata da non rendersi conto a volte di essere una pantera e perdendo così di conseguenza importanti dettagli di sé stessa. Il manto nero come petrolio brillante, la classe e la stoffa del fuoriclasse, si aggira per il campo di calcio quasi sorniona e all’apparenza incerta per poi portare i suoi attacchi letali con rapidità ed eleganza. E colpisce in un istante l’avversario dietro quella sua bellezza inconsapevolmente crudele e fitta come le foreste dove dovrebbe abitare.
La Pantera Nera che abbiamo descritto è l’essenza di un campione del calcio mondiale il cui nome è scolpito a chiare lettere nella mente di chi ama questo fantastico sport: si tratta del fenomenale Ferreira da Silva o meglio ancora Eusébio. A dire il vero, di soprannomi il portoghese (nato in Mozambico, a Lourenço Marques, a quei tempi una colonia) ne ha avuti diversi e tutti impegnativi come la Perla Nera o Il Pelé del Portogallo, ma quello più calzante per il suo modo di giocare e deliziare le platee internazionali è proprio la Pantera Nera.
Sporting o Benfica?
La sua vita affascinante e invidiata comincia, non senza problemi, il 5 gennaio 1942. Verso la fine del 1960 Eusébio lascia la madre (vedova da ben dodici anni) e otto fra fratelli e sorelle per intraprendere la carriera di calciatore in Portogallo. Nella squadretta locale dove aveva dato i primi calci (lo Sporting Club Lourenço Marques) aveva infatti già dato modo di farsi apprezzare per lo scatto bruciante e il suo tiro preciso e fulminante per i portieri. Giunto nella capitale, operatori di mercato e osservatori fiutano l’affare e nasce un’aspra contesa per ingaggiare il suo estro da parte delle due squadre più titolate di Lisbona: lo Sporting e il Benfica. Il contrasto fra i due club si inasprisce a tal punto che Eusébio è costretto a rifugiarsi in un paesino dell’Algarve mentre gli allenatori delle due squadre si disputano ferocemente il suo futuro. Alla fine è il Benfica a spuntarla e l’ingaggio sarà decisamente ripagato visto che la Pantera Nera ricoprirà di successi i lusitani.
Eusébio segna già al suo debutto e si confermerà un incredibile talento mettendo a segno l’eccezionale cifra di 317 gol in 301 partite disputate nel campionato portoghese. Una curiosità: il suo primo gol viene segnato in un amichevole disputata a Parigi contro la squadra brasiliana del Santos, nella quale gioca un altro supercampionissimo: Edison Arantes do Nascimento, noto a tutti come Pelé.
Potente e velocissimo attaccante e dotato di un’accelerazione palla al piede fuori dal comune, Eusébio diventa famoso per i suoi dribbling felini e sfuggenti, perfezionati nelle partite giocate per strada durante l’infanzia.
Dopo un paio di ottime stagioni a livello nazionale, i primi passi verso la gloria per il mozambicano coincidono con la finale della Coppa dei Campioni 1962. Il 2 maggio sul prato dello stadio Olimpico di Amsterdam il suo Benfica sfida il mitico Real Madrid di Ferenc Puskás e Alfredo Di Stéfano. Dopo 23 minuti di gioco, Puskas ha già siglato una doppietta e il Real conduce 2-0. Sospinti da José Águas e Domiciano Cávem, i lusitani si portano con forza e orgoglio sul 2-2 coronando una bellissima rimonta.
La partita è bellissima, alla fine del primo tempo Puskás esplode un sinistro formidabile e riporta in vantaggio i madrileni: 3-2 al riposo. All’inizio del secondo tempo, Mário Coluna ottiene nuovamente il pareggio: 3-3 e tutto da rifare. A questo punto ecco che appare la stella di Eusébio, con l’entusiasmo e la foga dei suoi vent’anni. Al 65’ penetra tutto solo con forza ed eleganza nella difesa madrilena. Fermato irregolarmente, ottiene un rigore che lui stesso trasforma. Tre minuti più tardi devia con astuzia in rete un calcio di punizione dello stesso Coluna. In svantaggio per 5-3, il Real può dire addio alla Coppa dei Campioni mentre Eusébio e il suo Benfica si meritano il trionfo e la ribalta europea. La Pantera Nera è l’idolo portoghese più famoso e acclamato, e la giovane età gioca a suo favore.
La Coppa del Mondo 1966
Anno dopo anno, Eusébio diventa sempre più leader e bandiera del Benfica e con le sue perle e i suoi gol regala alla sala trofei dei lusitani un numero impressionante di titoli. Servirebbe un pallottoliere: vince infatti ben undici campionati portoghesi (1961, 1963, 1964, 1965, 1967, 1968, 1969, 1971, 1972, 1973, 1975) e cinque Coppe del Portogallo (1962, 1964, 19691970, 1972). Nel 1963 e nel 1965 sfiora nuovamente il trionfo in Coppa dei Campioni, ma in entrambe le circostanze deve accontentarsi del secondo posto. Curiosamente le due sconfitte in finale arrivano dalle due squadre milanesi: il Milan di José Altafini nel 1963 (2-1 per i rossoneri) e l’Inter di Giacinto Facchetti nel 1965 (1-0 con gol decisivo di Jair da Costa) .
Una Pantera Nera ormai famosa e apprezzata come Eusébio non può di certo esimersi dal disputare una Coppa del Mondo ad altissimi livelli. Il campione lusitano decide di imporre la sua classe nell’edizione del 1966 disputata in Inghilterra. La sua nazionale, quella del Portogallo, non è certamente fra le favoritissime e lui ne è consapevole; ma le sfide più difficili sono talvolta anche le più affascinanti e avvincenti. La prima prova di forza della sua squadra arriva proprio nel girone eliminatorio, superato con scioltezza grazie ai successi sull’Ungheria (3-1), sulla Bulgaria (3-0) e sui detentori del Brasile: 3-1 e verdeoro addirittura eliminati. Eusébio ha già timbrato il cartellino del gol con regolarità ma è nell’ incontro successivo che realizza un exploit di grandissimo effetto.
Il 23 luglio 1966 il Portogallo affronta la Corea del Nord nei quarti di finale al Goodison Park di Liverpool. Benché messi in guardia (i coreani avevano inflitto all’Italia una storica sconfitta eliminandoli dalla manifestazione), i portoghesi affrontano l’avversario al piccolo trotto. Dopo 23 minuti di gioco il risultato è eloquente: Corea del Nord-Portogallo 3-0! Solo allora forse il grande Eusébio si rende conto del pericolo e decide di entrare in scena. Al 27’ riduce lo svantaggio con forza e realizza il 3-1. Agganciato da un difensore dopo una finta, ottiene e trasforma un calcio di rigore al 43’ e il primo tempo si conclude 3-2. Nella ripresa Eusébio continua imperterrito il suo show andando incredibilmente a segno altre due volte: al 55’ e al 60’, su un altro penalty accordato sempre per un fallo da lui stesso subito. Ricapitolando, Eusébio ha ribaltato da solo un risultato che avrebbe scoraggiato chiunque e il suo poker di gol resta ancora impresso nella mente dei tifosi portoghesi come una delle imprese più belle ed emozionanti di sempre. La partita con i coreani si conclude 5-3 (segna nel finale anche José Augusto) e il Portogallo si qualifica così per le semifinali. Qui il sogno si infrange amaramente contro i padroni di casa dell’Inghilterra che vincono 2-1 grazie a una doppietta di Bobby Charlton: inutile il solito gol nel finale della Pantera Nera.
Sconfitta a parte, Eusébio può comunque consolarsi con lo storico terzo posto (ottenuto nella finalina sconfiggendo l’URSS 2-1) e con il prestigioso titolo di capocannoniere del torneo grazie a nove gol in sei partite. Ha reso grande il Benfica e ha reso grande il Portogallo (63 presenze e 40 gol in nazionale). Questo è stato Eusébio e ancora oggi sono in molti a considerarlo uno dei migliori attaccanti di tutti i tempi. E il diritto per la Pantera Nera di essere ricordato fra i più grandi è suggellato dalla conquista del Pallone d’Oro nel 1965 e di due Scarpe d’Oro, nel 1968 e nel 1973. |
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