tutte le uscite di Storie di Sport l'elenco di tutti gli articoli di Storie di Sport i protagonisti dello sport nei secoli i fatti e le evoluzione dello sport nei secoli chi fa Storie di Sport il progetto di Storie di Sport storie di boxe storie di basket tutte le uscite di Storie di Sport l'elenco di tutti gli articoli di Storie di Sport storie di atletica leggera chi fa Storie di Sport il progetto di Storie di Sport i protagonisti dello sport nei secoli i fatti e le evoluzione dello sport nei secoli gli altri sport storie di tennis storie di sci storie di rugby storie di olimpiadi storie di nuoto storie di motori storie di ginnastica storie di ciclismo storie di cavalli storie di calcio storie di calcio
la prima pagina di Storie di Sport tutte le pubblicazioni di Storie di Sport tutti gli sport trattati la storia dello sport i podcast di Storie di Sport il progetto e gli autori di Storie di Sport contatta Storie di Sport
la prima pagina di Storie di Sport Storie di Sport in Inglese
condividi su Facebook abbonati a Storie di Sport
tutti gli sport trattati
 
 
"Babe" Ruth
La maledizione del "Bambino"
di Danilo Francescano
baseball
 
 
'Babe' Ruth photo credits George Herman Ruth, universalmente conosciuto come Babe Ruth, è considerato da molti il più grande giocatore di baseball di tutti i tempi.
Nella sua esaltante carriera durata 21 anni (dal 1914 al 1935), il Bambino seppe tra l’altro realizzare un record battuto solo nel 1974 da Hank Aaron: 714 fuoricampo, di cui 60 nella sola stagione del 1927. Numeri incredibili, così come incredibile fu la fama che raggiunse negli Stati Uniti e nel mondo. Forse il solo Tommy Holmes, un grande giornalista dell’epoca, seppe trovare una frase adeguata al personaggio: "Da tempo non parlo più di
Babe Ruth: non mi credeva nessuno…"
Babe, tuttavia, era noto non solo per la sua classe immensa, ma anche per il suo caratteraccio. Sin da piccolo aveva già fornito ampie prove della sua scarsa attitudine alla vita tranquilla. A sette anni saltava con regolarità le lezioni scolastiche, beveva, masticava tabacco, commetteva piccoli furti ed era spesso coinvolto in risse da strada.


I primi passi

Il sodalizio con Padre Matthias alla St. Mary's Industrial School for Boys, dove era stato mandato dalla famiglia per disperazione, cambiò il corso della sua esistenza, avvicinandolo al baseball, ma non riuscì a cancellare del tutto il suo istinto di ribellione. Rimasero nella storia le sue sbronze epiche e i suoi litigi con gli spettatori, bilanciati comunque da un fortissimo amore per i più deboli e gli sfortunati. Anche negli anni di massima notorietà, Babe era sempre disposto a fare un autografo ad un bambino, a farsi fotografare con un invalido, ad aiutare un povero. Come tutte le persone abituate a nascondere sotto una scorza di durezza una sensibilità profonda, Ruth aveva anche un radicato senso di amicizia e fedeltà ai propri valori.
La squadra dei Boston Red Sox, che lo aveva acquistato per 30.000 dollari dagli Orioles di Baltimora nel 1914, era diventata la sua vera casa. Con le Calzette Rosse aveva vinto la sua prima World Series nel 1915, ripetendosi nel 1916 e nel 1918, ed imponendosi, oltre che come battitore, anche come lanciatore ed esterno.
Durante questi anni di vittorie, il presidente dei Red Sox, l’impresario teatrale Harry Frazee, per attirare i migliori giocatori nella sua squadra aveva dovuto pagare stipendi piuttosto elevati. La mancata qualificazione alle World Series del 1919 e una serie di poco brillanti produzioni teatrali portarono infine presidente e società ad una situazione di grossa difficoltà. Fu così che, anche per finanziare No No Nanette, il suo nuovo musical di Broadway, Frazee decise di cedere Babe Ruth alla squadra rivale dei New York Yankees.


Il passaggio agli Yankees

Il 3 gennaio 1920, per 125.000 dollari e un prestito di 300.000, il Bambino si trovò ad indossare la poco amata casacca degli Yankees. Ancora ignaro dell’immortalità che avrebbe guadagnato nella squadra della Grande Mela, Babe non la prese affatto bene e considerò la cessione un intollerabile affronto: in uno dei suoi leggendari scatti d’ira, giurò che senza di lui i Red Sox non avrebbero vinto più nulla.
Era nata la Maledizione del Bambino.
Per caso o no, mentre Ruth mieteva successi a New York, la squadra di Boston non riuscì infatti mai ad emergere dalla mediocrità e Ruth ebbe la soddisfazione di morire (il 16 agosto 1948) senza che la sua vecchia squadra assaporasse di nuovo il gusto del trionfo.
Purtroppo per i Sox, la scomparsa del mitico battitore non pose fine all’anatema. Il fantasma grassottello ed irridente continuò ad aleggiare sulle Calzette Rosse, per la disperazione di intere generazioni di supporter. Ogni abitante di Boston conosce tuttora a menadito una storia fatta di crolli repentini, di errori assurdi, di finali perse all’ultimo inning.
Solo l’avvento del nuovo millennio sembra aver placato lo spirito del Bambino. Dopo aver incredibilmente rimontato e battuto gli Yankees nell’American League Championship Series, il 27 ottobre del 2004 i Red Sox sconfissero i St. Louis Cardinals con un secco 4-0, tornando a vincere le World Series in una suggestiva notte di luna piena.
Dal giuramento di Babe erano passati quasi 85 anni.
 
     
 
sostieni storie di sport
 
 


 
 
 
cover libro
 
 
     
 
scegli l'edizione
 

paypal
 
     
   
 
 

     
ascolta l'ultimo podcast
     
 
ultimo podcast ascolta il podcast
 
     
  ascolta ora  
 

 
discutine su facebook
     
     
 
facebook
 
     
     
     
 

 

         
         
novit‚Äö√Ñ√∂‚àö√ë‚àö‚àÇ‚Äö√†√∂‚Äö√тĆ‚Äö√†√∂‚Äö√†√á‚Äö√Ñ√∂‚àö√ë‚àö‚àÇ‚Äö√†√∂‚àö√´‚Äö√Ñ√∂‚àö√ë‚Äö√тĆ altri articoli di baseball  
     
     
     
novità
     
. ...  
     
novità
 
bannerdown Città della Spezia Città di Genova Historycast
   
i libri di Storie di Sport cosa si dice e si scrive sul nostro lavoro condizioni per l'advertising la prima pagina di Storie di Sport tutte le condizioni del nostro sito gli altri prodotti tutte le news some rights reserved