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Il galoppo del "Caballo"
Il luglio d’oro di Alberto Juantorena
di Danilo Francescano
atletica leggera
 
 
Alberto Juantorena (a dx) photo credits Il 25 luglio 1976, all’Olympic Stadium di Montréal, un atleta cubano neanche ventiseienne (è nato il 21 novembre 1950) ha appena vinto gli 800 metri piani dei XXI Giochi Olimpici. Per Cuba si tratta della prima medaglia d’oro in una gara d’atletica: un momento storico, a parere di tutta la stampa presente. I giornalisti non mancano di farlo notare al fresco trionfatore, aspettandosi probabilmente una delle solite risposte emozionate e piuttosto scontate.
Invece no. Alberto Juantorena Danger emozionato lo è davvero, e non poco: sul podio scoppia in un pianto dirotto. La sua risposta invece è tutt’altro che scontata. “No. Non è una data storica. Domani è l’anniversario dell’assalto alla Moncada di Santiago di Cuba, la mia città. Il sangue che Fidel e i suoi hanno versato quel giorno: quello sì che è storico!”, afferma alludendo al 26 luglio 1953 in cui il fallito attacco alla caserma segnò l’inizio morale della Revolución Cubana.
Più di trent’anni dopo, Juantorena, un po’ ingrassato e con i riccioli meno folti, non ha cambiato una virgola del suo pensiero. Oggi, impeccabilmente vestito e gentilissimo, in qualità di viceministro, gira il mondo come un vero ambasciatore sportivo della sua amata isola.
Alberto arriva alle Olimpiadi di Montréal più quotato come specialista dei 400 metri che come mezzofondista veloce: Il cubano esordisce infatti nelle gare di atletica solo il 22 aprile 1972 con un discreto 47”1, ma già nel 1974 ottiene un 44”7, miglior prestazione mondiale dell'anno. Quaranta vittorie consecutive, incluso il Mondiale Universitario 1973. Non male…


Un record strepitoso

Gli 800 invece Juantorena li ha corsi pochissime volte. In lui crede ciecamente solo il tecnico polacco Zygmunt Zabierzowski, e il giovane cubano, pochi giorni prima dei Giochi, lo compensa arrivando con un 1’43”9, a soli due decimi dal record del mondo dell’italo-sudafricano Marcello Fiasconaro. Abbastanza per fare di Alberto una possibile sorpresa nella gara olimpica, non a sufficienza per partire con il sostegno dei pronostici.
Il luglio d’oro del Caballo (l’affettuoso soprannome, che non ha nessun riferimento a quello di Emil Zátopek, deriva invece dall’elegante falcata di 2,70 m) ha inizio venerdì 23, quando si impone nella sua batteria con il crono non eccelso di 1’47”15. Un’impressione molto migliore la desta Richard Wohlhuter, che ferma le lancette su di un buon 1’45”71. Non per nulla Rick non solo è il primatista mondiale delle 880 yarde (804,68 metri) con 1’44”10, ma è anche il favorito d’obbligo per la vittoria finale, ora che il boicottaggio olimpico dei paesi africani ha tolto di mezzo il fortissimo keniota Mike Boyt. Il belga Ivo Van Damme poi, il più probabile outsider secondo molti, si limita da parte sua a vincere la batteria, con un 1’47”80 di scarso valore: insomma, per Rick le prospettive si confermano rosee, anzi auree…
Il turno intermedio del 24 luglio non modifica l’impressione generale. Juantorena vince la prima delle due semifinali con 1’45”88, davanti proprio a Van Damme, mentre nell’altra gara Wohlhuter ottiene un 1’46”72 non troppo tirato.
Arriva così il momento decisivo. Ai blocchi di partenza si schierano otto atleti di otto paesi diversi. Oltre ai tre più forti, ci sono infatti anche l’azzurro Carlo Grippo, il tedesco Willi Wuelbeck, l’inglese Steve Owett, lo iugoslavo Lucijano Susanj e l’indiano Sriram Singh.
Alberto parte subito fortissimo, e ai 400 metri passa in uno sbalorditivo 50”85: Fiasconaro, anch’egli in origine quattrocentista, a metà della sua gara-record aveva fatto registrare un 51”2 manuale (perciò velocizzato rispetto alla misurazione elettronica ) che già aveva fatto gridare al miracolo. Nei cento metri seguenti, Juantorena sembra accusare un calo, e l’indiano Singh passa a condurre. Ai seicento metri il cubano imprime invece un violento strappo che lascia sul posto il temporaneo battistrada. Wohlhuter reagisce e per un momento sembra anzi poter passare in rettilineo, poi cede di schianto ed è superato anche da Van Damme. El Caballo percorre gli ultimi cento metri in un 11”9 da fantascienza e taglia il traguardo in 1’43”50. Oro e strepitoso record del mondo.
Rimane la parte più facile (si fa’ per dire) della mission impossible del cubano, ma ora l’incognita è la fatica accumulata. Il 26 luglio Juantorena è di nuovo in pista, e supera la prima eliminatoria dei 400 metri nel modesto tempo di 47”89, passando poi il secondo turno del giorno dopo con un agevole 45”92. Le cose iniziano a farsi più serie nella prima delle semifinali, mercoledì 28. Il tempo con cui Alberto vince, 45”10, non è comunque stratosferico: il secondo classificato, il belga Alfons Brijdenbach lo tallona a soli diciotto centesimi. Nell’altra semifinale, l’americano Fred Newhouse si impone con un ottimo 44”89, anche se in pochi pensano che possa davvero contrastare con successo El Caballo.
È così, infatti. Nella finale, Alberto, in seconda corsia, non scatta benissimo: lo sparo dello starter lo coglie in controtempo, concentrato per evitare una falsa partenza. Per tre quarti di gara lascia Newhouse a condurre, con un passaggio ai 200 di 22”1. In curva Juantorena inizia però a distendersi e negli ultimi cinquanta metri si produce in un’accelerazione incontrastabile. Newhouse sembra quasi fermo e Alberto taglia vittorioso il traguardo in 44”26, miglior tempo di sempre a livello del mare. Lo statunitense, con una prova grandiosa, gli arriva a soli quattordici centesimi, precedendo l’altro americano Herman Frazier di cinque decimi e mezzo, un abisso.
Il 29 luglio 1976, Alberto Juantorena Danger entra nella storia dello sport, primo (e tuttora unico) atleta a vincere 400 e 800 metri nella stessa Olimpiade. A Cuba la fiesta è senza limiti, e il mondo intero applaude quasi incredulo.
L’anno successivo El Caballo si ripete a Düsseldorf, e trionfa ancora in entrambe le gare di Coppa del Mondo con un nuovo, straordinario record di 1’43”40 sugli 800 metri.


L'infortunio fatale

Purtroppo quello che fa di Alberto un fenomeno costituisce anche un grosso problema per il suo fisico quasi perfetto (1,90 m per 84 Kg). L’enorme potenza dei suoi muscoli costringe a sforzi continui le ossa e i tendini, causando infortuni in serie: già un paio di volte, nei due anni precedenti alle Olimpiadi di Montreal, l’atleta aveva dovuto ricorrere alla chirurgia, per problemi al metatarso sinistro e al tendine d’Achille. Malgrado il cubano continui ad ottenere risultati di primissimo piano, i malanni si acuiscono e lo costringono ad un pratico ritiro, dopo la rottura dei legamenti della caviglia riportata ai Mondiali di Helsinki del 1983.
Il galoppo del Caballo si interrompe definitivamente nel 1984 a La Habana, durante il Memorial Barrientos. Il galoppo sulle piste, almeno, perché quello al servizio della sua Isla e dello sport mondiale continua anche oggi. Felicemente.
 
     
 
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