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Tazio
Nuvolari nasce a Castel D’Ario il 16 novembre 1892
da una famiglia di contadini agiati. Il padre e lo zio sono
ottimi ciclisti, ma la struttura gracile di Tazio convince
il padre a farne un fantino. È un grave incidente
ad allontanare per sempre il giovane dall’ippica.
Conclusa la Grande Guerra, il 20 giugno 1920 il
mantovano, ormai ventottenne, affronta la prima, sfortunata
gara di moto: la sua vecchia Della Ferrera 600 si ferma dopo pochi giri del circuito cremonese. Il 20 marzo
1921 a Belfiore arriva invece la prima vittoria di Nuvolari,
in sella ad una Harley Davidson 1000, e da allora
la sua popolarità cresce così in fretta che
tra il 1923 e il 1924 già si sprecano gli aneddoti
su di lui. Per esempio, dicono che abbia vinto una corsa
con l’acceleratore fuori uso, manovrando a mano il
cavetto.
Il 13 aprile 1924 il pilota ottiene la sua prima affermazione
a quattro ruote nel Circuito Golfo del Tigullio,
ma soprattutto, a Ravenna, durante il secondo Circuito
del Savio, avviene l’incontro con un’altra
futura leggenda dell’automobile, Enzo Ferrari.
Le competizioni dei due anni seguenti sono tutte in moto,
eppure nel 1925 è proprio un auto ad alimentare per
prima il mito dell’invulnerabilità di Nuvolari.
Il primo settembre Tazio è a Monza, a provare la P2 monoposto dell’Alfa: al sesto, velocissimo
giro, le gomme sono ormai lisce. L’auto esce di pista,
rimanendo semidistrutta, e la stagione di Nuvolari, ferito
seriamente, sembra compromessa. Invece il 13 dello stesso
mese il pilota è di nuovo a Monza, fasciato come
una mummia, a conquistare con una Bianchi 350 il Gran Premio delle Nazioni.
Nel 1926 Nivola vince 19 delle 26 gare a cui prende
parte, collezionando anche tre gravi incidenti: in uno di
essi viene addirittura dato per morto.
Nuvolari alla "Mille Miglia"
Il 26 marzo 1927 nasce la Mille Miglia. Alla guida
di una Bianchi Tipo 20 Sport, Nuvolari si classifica
al decimo posto assoluto, e al quinto della Classe D,
sino cioè ai 3000 cc di cilindrata. Un ottimo risultato,
che lo convince ad acquistare una Bugatti 35, con
cui il 12 giugno trionfa nel Gran Premio Reale di Roma, coprendo a più 110 km orari i 420 Km di
gara.
Pochi giorni dopo, una nuova vittoria nel Circuito del
Garda. Tazio è ormai deciso al gran salto verso
l’automobilismo. Compra alcune Bugatti Gran Prix usate e fonda la Scuderia Nuvolari, dove subito
chiama il grande Achille Varzi. Purtroppo a Monza, per il Gran Premio d’Italia, l’auto di Nivola dimostra già durante le prove i suoi limiti, e malgrado
l’ottima prestazione che riesce a sfoderare, il mantovano
raccoglie solo la terza piazza. Va meglio l’11 marzo
1928, quando sul circuito di Shedeida, Tazio precede il
compagno di scuderia nel Gran Premio di Tripoli.
Nuvolari tuttavia è in difficoltà: non riesce
a far fronte ai costi di gestione, nonostante la sua attività
di commercio in auto. Oltre a ciò, Varzi, che lo
ha raggiunto anche alla Moto Bianchi, lo batte
nel prediletto Circuito del Lario e presto la rivalità
sportiva tra i due porta alla rottura del sodalizio.
Nel 1930 la svolta. L’ingegner Vittorio Jano, progettista
della Alfa, offre al pilota di Castel D’Ario
la guida di una 6 cilindri 1750 GS Zagato Testa Fissa ufficiale della casa per la Mille Miglia. Il 12
aprile la corsa prende il via e subito si anima del duello
tra Nuvolari, in coppia con Giovanni Battista Guidotti,
e il solito Varzi. Per Nivola è l’apoteosi:
batte l’amico-rivale e diviene per tutti il Mantovano
Volante.
Poco dopo Enzo Ferrari dà vita ad una Scuderia
Alfa Romeo e chiama accanto a sé Tazio, Borzacchini
e Campari. Un team da brivido, così come
da brivido sono i risultati che i tre iniziano ad inanellare.
Tazio trionfa nella Trieste-Opicina, ed è
la prima vittoria in assoluto del Cavallino Rampante.
Il 24 agosto, Nuvolari torna sull’Alfa 1750 GS e, assieme a Varzi e Campari, partecipa al Tourist Trophy di Belfast. Vince, ma soprattutto convince i britannici,
che si entusiasmano per i numeri del piccolo italiano. Ne
vincerà un altro, di Trophy, nel 1933, con
una piccola MG Magnette, e la sua guida sarà
così abile da fargli guadagnare un nuovo soprannome,
il Maestro.
Anni di grandi vittorie, dunque. Il 10 maggio 1931, Tazio
conquista la Targa Florio, battendo ancora Varzi
e pochi giorni dopo completa l’opera, imponendosi
anche nel Gran Premio d’Italia.
Ormai la sua fama è universale e gli propongono persino
una sfida contro un aeroplano. Accetta e l’8 dicembre
affronta, sulla pista dell’aeroporto di Roma, un Caproni
100. Ovviamente perde, ma i 164 km di media della sua Alfa 8C 2300 gli bastano per sfiorare un inverosimile
successo.
Il 28 aprile del 1932, Nuvolari è al Vittoriale in visita a Gabriele D’Annunzio, da sempre suo ammiratore,
e riceve in dono dal poeta una piccola tartaruga d’oro,
con la dedica "All'uomo più veloce del mondo,
l'animale più lento sulla Terra". Come
tutti i piloti, Tazio è superstizioso. La tartarughina
diviene subito un portafortuna, da appuntare con cura sulla
celeberrima maglia giallo-oro che ormai indossa ad ogni
gara sopra ai pantaloni azzurro chiaro.
La Targa Florio dell’8 maggio è una
marcia trionfale, con ali di folla che attendono per ore
l’arrivo del campione e i giornali che il giorno seguente
osannano l’Asso degli Assi. In agosto, Nuvolari
viene ricevuto da Mussolini a Villa Torlonia, poi chiude
la stagione con il titolo di campione italiano assoluto.
Il 1933 è ricco di successi, ma anche di contrarietà.
Il 7 agosto, Enzo Ferrari, con una lettera alla Gazzetta
dello Sport conferma il divorzio tra la sua scuderia
e i piloti Nuvolari e Borzacchini. Nivola, che
già aveva autonomia sulle scelte di calendario, desiderava
anche poter scegliere i piloti, e questo Ferrari non poteva
concederglielo. Nonostante questi problemi, negli stessi
mesi Tazio vince per la seconda volta la Mille Miglia,
domina il Gran Premio di Nîmes e trionfa
nella 24 ore di Le Mans. Neppure il terribile incidente
del 22 aprile ad Alessandria riesce a fermarlo: quel giorno
il mantovano rischia davvero la morte.
All'apice della fama
L’Asso degli Assi è all’apice
della fama. Fa la pace con Ferrari e torna a correre
con le Alfa, anche se in quel momento le vetture
sono decisamente inferiori alle auto tedesche. Il 28 luglio
1935 al Nürburgring si corre il Gran Premio di
Germania. Sul circuito si sono dati appuntamento trecentomila
tedeschi, i gerarchi del nazismo e soprattutto Adolf Hitler
in persona. Con una condotta di gara temeraria al limite
della follia, a mezzo giro dalla fine Nivola supera
il tedesco Von Brauchitsh e va a vincere con l’Alfa ridotta in condizioni pietose. Sugli spalti cala il gelo
per una manciata di secondi, poi esplode un applauso interminabile.
Hermann Göring, indispettito, deve improvvisare una
tirata sulla fratellanza italo-germanica.
Gli anni che precedono la guerra sono un alternarsi di luci
e di ombre: splendide vittorie, un lutto tremendo come la
morte del diciottenne primogenito e incidenti paurosi. A
New York, nell’estate del 1937, durante la Coppa
Vanderbilt, la sua Alfa prende fuoco e Tazio
si salva lanciandosi in corsa dall’abitacolo. Accade
di nuovo nell’aprile seguente a Pau. Si salva allo
stesso modo, ma ce la fa’ per un pelo e riporta ustioni
terribili. Per la prima volta è davvero spaventato.
In ospedale medita seriamente il ritiro, poi le pressioni
della Union, che lo vuole in squadra, lo convincono
a non mollare. L’11 settembre 1938 vince il Gran
Premio d’Italia a Monza, mentre le nubi che si
addensano sul mondo si fanno sempre più fitte. Nuvolari
fa’ in tempo a trionfare ancora nel Gran Premio
di Belgrado, il 3 settembre 1939. Due giorni prima
le truppe tedesche hanno invaso la Polonia: la Seconda
Guerra Mondiale è cominciata.
Il 12 maggio 1946 Nuvolari torna alle gare. La volontà
è quella di sempre, ma fisico e spirito non sono
più gli stessi. I polmoni, intossicati dai fumi e
dai gas di scarico, sono compromessi e per non vomitare
Tazio deve correre con una mascherina. In aprile poi, anche
il suo secondo figlio, appena diciottenne, è morto
di malattia. Il 14 luglio Tazio vince il suo ultimo Gran
Premio, ad Albi, in Francia. Ancora due Mille Miglia corse da campione, nel 1947 e nel 1948, e poi solo gare
minori. Con malinconia, il Mantovano Volante deve
accettare giorno dopo giorno che dall’ultima, vittoriosa Palermo-Monte Pellegrino del 10 aprile 1950 nessuna
casa gli offra più una guida.
Alle sei del mattino dell’11 agosto 1953, Tazio Nuvolari
muore come mai avrebbe scelto di morire. Non al volante
di un’auto, come tutti i suoi amici ed avversari,
ma nel suo letto, nella casa di Viale delle Rimembranze,
a Mantova. Due giorni dopo, una folla immensa saluta il
feretro, seguito a pochi metri da un veicolo su cui è
esposta una Moto Bianchi.
(testo non coincidente con quello del podcast)
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Nel
1930, la carriera di Tazio Nuvolari ha finalmente la svolta
decisiva. L’ingegner Vittorio Jano, progettista della Alfa, ha ormai perdonato a Nivola il catastrofico
provino del 1925 e per la Mille Miglia gli offre
la guida di una 6 cilindri 1750 GS Zagato Testa Fissa ufficiale della casa.
Il 12 aprile la corsa prende il via e subito si anima del
duello tra Nuvolari, in coppia con Giovanni Battista Guidotti,
e il solito Achille Varzi, a cui la stessa Alfa ha affidato una vettura. Da sottolineare che il novarese,
in base al regolamento, è partito dieci minuti prima
di Nuvolari.
I due campioni si alternano per lunghi tratti al comando
e mantengono un sostanziale equilibrio, precedendo Campari
di cinque minuti. In virtù del décalage iniziale, Varzi viaggia però sempre davanti e il
fatto finisce per avvantaggiare Nuvolari, il quale, grazie
alle informazioni ai rifornimenti, ha un miglior quadro
della situazione.
Superata Terni, Nivola passa con decisione al comando
e nella notte tempestosa la contesa si sviluppa su strade
impossibili. Sul traguardo di Brescia intanto, incurante
del buio e della pioggia, una folla straripante ed entusiasta
si è raccolta davanti al tabellone luminoso delle
segnalazioni. A Bologna, Nuvolari ha sette minuti di vantaggio
su Varzi, a Padova sei, a Feltre di nuovo sette, a Verona
nove.
Ormai l’Alfa di Varzi è alla portata,
ma Achille non può saperlo e ritiene di essere in
testa. A Desenzano, il sorpasso: Nuvolari è davanti
al rivale che è ormai inesorabilmente battuto. Nell’oscurità
che precede l’aurora, la collina è punteggiata
da centinaia di piccole luci e il traguardo, ormai vicinissimo,
si staglia illuminato dal fuoco delle torce. Una visione
quasi irreale che al primo albeggiare accoglie l'Alfa di Nivola assieme al boato di migliaia di
spettatori.
C’è quasi incredulità, quando alle 5
e 41 i giudici Trissino e Casellato decretano l’arrivo
di Tazio: tutti attendevano Varzi che invece giunge solo
dopo 51 secondi. Ancora non sa capacitarsi di aver perso
- Achille - e impiega qualche istante a recuperare il sorriso
e congratularsi con l’amico.
Basterebbe già per un racconto di epica, ma il bello
arriva quando qualcuno racconta di aver visto Nuvolari superare
Varzi ad oltre cento di media con i fari spenti per non
farsi notare. I giornalisti raccolgono la voce e la diffondono
per tutto il paese.
La Mille Miglia del 1930 passa alla storia per
questo episodio. Un fatto temerario al limite dell’incoscienza,
che sarebbe incredibile, se non ci fosse di mezzo Nivola.
Tazio, del resto, non smentisce. Il copilota Guidotti poi,
rincara addirittura la dose, affermando di aver spento le
luci personalmente: la vox populi diventa per sempre vox Dei. |