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Mexico '68
Giochi di record, giochi di sangue
di Danilo Francescano
podcast di olimpiadi
 
 

il logo ufficiale di Mexico 68 photo credits Città del Messico, sabato 12 ottobre 1968. Sono passati solo dieci giorni dalla strage di Piazza delle Tre Culture, dove esercito e polizia hanno massacrato centinaia di studenti che manifestavano pacificamente. Dieci giorni surreali, che hanno lasciato il mondo allibito ed incredulo. Nel torrido pomeriggio d’inizio autunno Queta Basilio Sotero, velocista di Mexicali, accende il tripode dello Stadio Olimpico. Resterà acceso per tutta la durata dei XIX Giochi dell’Era Moderna. L’orrore lascia il posto allo sport, giusto o no che sia.
In piscina gli USA, oltre a ventuno ori, incassano anche qualche grossa delusione. Don Schollander, eroe di Tōkyō, e Mark Spitz, considerato il suo erede, non vincono alcuna gara singola, nonostante i pronostici. Le due distanze più prestigiose, i 100 e i 200 sl, se li aggiudica infatti l’australiano Mike Wenden. Al termine delle gare il vero fenomeno risulta però Roland Matthes, un tedesco orientale che inizia un periodo di assoluto dominio nel dorso.


La protesta di Carlos e Smith

Sul ring, nasce la stella di George Foreman. L’americano travolge tutti gli avversari, compreso Giorgio Bambini che pure gli tiene testa per due round. In finale Foreman vince facilmente sul sovietico Ionas Chepulis. È l’inizio di una grande carriera che si arresterà solo davanti al Più Grande, Muhammad Alì.
I veri fuochi d’artificio si accendono però sulla pista d’atletica. Tutto inizia il 17 ottobre, con la gara dei 200 m. Lo statunitense John Carlos esce in testa dalla curva, ma subito dopo il texano Tommie Jet Smith opera un’accelerazione bruciante e lo sorpassa senza apparente sforzo. Smith vince con il record di 19”83 e Carlos, imballato, viene superato anche dall’australiano Peter Norman.
L’eccezionale episodio sportivo passa però in secondo piano poco dopo, durante la premiazione. I due sprinter americani si presentano scalzi sul podio. Quando l’inno USA inizia a risuonare, Tommie e John abbassano il capo e alzano il pugno guantato di nero. È il saluto del Black Power, il movimento per la liberazione degli afro-americani. Con quel gesto i due portano di fronte al mondo una muta, dignitosa protesta contro le ingiustizie di cui è vittima il loro popolo. Immediatamente scoppia lo scandalo. Tra le polemiche alcune star, come Don Schollander e il discobolo Al Oerter, solidarizzano con i due connazionali.
Il giorno dopo la storia si ripete con il podio dei 400 m. Lee Evans, oro con il record di 43”86, Larry James e Ron Freeman ripropongono il gesto e stavolta indossano anche il basco nero delle Black Panthers, l’ala estrema del movimento. Lo spirito libertario del 1968 è entrato clamorosamente nello sport.
Anche nel salto in alto c’è aria di cambiamento, ma questa volta solo tecnico. Ai 2,22 del primato olimpico sono rimasti in gara in tre. Il sovietico Valentin Gavrilov, lo statunitense Ed Caruthers e un estroso ventunenne dell’Oregon, Richard Fosbury. Gavrilov non passa e i due americani restano a contendersi l’oro. Sui 2,24 entrambi sbagliano i primi due tentativi. Fosbury parte per l’ultimo salto. Dopo otto passi stacca col piede destro e inizia a salire. Quando il piede è a mezzo metro d’altezza, il corpo si avvita: le spalle passano per prime l’asticella, ricadendo verso i sacchi, mentre le gambe vengono richiamate verso l’alto per superare l’ostacolo. È l’oro olimpico per Dick, ma ciò che più conta è la nascita dello stile Fosbury, una vera rivoluzione copernicana.
Anche la gara del lungo resterà per sempre nella storia dello sport. Alle 15.45 del 18 ottobre, il newyorkese Robert Beamon prende la rincorsa per il suo primo salto di finale. Il tartan rende morbida ed elastica la sua falcata e lo stacco è millimetrico. La punta della scarpa sfiora il limite dell’asse di battuta senza toccarlo. Spinto e sorretto da un vento di 2 m/s, proprio al limite del consentito, Beamon incrocia le braccia davanti a sé e protende le gambe in avanti per sfruttare al massimo la traiettoria del salto. Poi si piega per assorbire il contraccolpo e chiudere il volo, si raggomitola su sé stesso e si arresta con due saltelli. Sul tabellone luminoso compare un impossibile 8,90, ben 55 centimetri più del vecchio record. Una voragine senza precedenti.
L’aria rarefatta e i materiali innovativi rendono i giochi memorabili sul piano tecnico. Nel salto triplo, per esempio, Giuseppe Gentile migliora due volte con 17,10 e 17,22 il primato del mondo, per poi essere superato dal brasiliano Nelson Prudencio con 17,27, e dal sovietico Viktor Saneyev con 17,39.
Nei 100 m lo statunitense Jim Hines in 9”95 abbatte lo storico muro dei 10” e quasi altrettanto esaltanti sono i 110 ostacoli, dove il valdostano Eddy Ottoz conquista un bronzo che ha il sapore dell’oro. Nelle gare di fondo, infine, in cui viceversa l’altezza di Città del Messico si trasforma in un nemico implacabile, l’Africa inizia un dominio che dura sino ai nostri giorni.
Comunque non c’è solo l’Olimpiade delle stelle. Fuori dallo stadio e dalle piscine atleti non meno formidabili si sfidano in gare durissime e l’Italia si ritaglia uno spicchio di gloria nel canottaggio, il 19 ottobre. Primo Baran, Renzo Sambo e il timoniere Bruno Cipolla sono considerati solo outsider. Sulla laguna di Xochilmilco, il due con della DDR parte velocissimo, seguito dal nostro armo e dai campioni uscenti dell’Olanda. Ai mille metri gli olandesi sono già nettamente in testa e la gara sembra chiusa. A 500 m dall’arrivo, invece, gli azzurri cambiano marcia, mentre gli olimpionici di Tōkyō cedono di colpo: alla fine il margine di Baran, Sambo e Cipolla è di un’intera imbarcazione, una vera apoteosi.
Per il resto, la nostra Olimpiade non è ricca di successi. Un altro oro viene dai tuffi, con la vittoria dalla piattaforma del grandissimo Klaus Dibiasi che completa poi la sua partecipazione con l’argento dal trampolino.


Un'Olimpiade insanguinata

Il ciclismo ci regala la terza vittoria. Pierfranco Vianelli, sull’ultima salita di una gara massacrante, attacca il danese Leif Mortensen che per un lungo tratto ha condotto da solo. Il ciclista nordico è stanco e Vianelli viaggia sull’onda dell’entusiasmo. Al traguardo il distacco che divide i due è di 1’55”, un abisso.
Tutto qui, anche se la sorte nega agli azzurri un altro possibile successo. Il ginnasta Franco Menichelli, olimpionico a Tōkyō, si rompe un tendine nel salto finale del corpo libero. Per qualche ora la disavventura di Franco ruba la scena della ginnastica alla star dei Giochi, Věra Čáslavská. La bionda cecoslovacca vince quattro ori e li dedica tutti alla Primavera di Praga e al suo leader Alexander Dubček, che si è invano opposto all’invasione delle truppe del Patto di Varsavia.
La XIX Olimpiade è finita. La fiamma del tripode si spegne la sera di domenica 27 ottobre 1968. I morti di Piazza delle Tre Culture possono riposare in pace, se ci riescono.
Tanto per loro non pagherà mai nessuno.

(
testo non coincidente con quello del podcast)

 
 
L'asciugamano di Al
Un alloro sotto il diluvio
di Danilo Francescano
polvere di stelle
 
 
Al Oerter photo credits Alfred Oerter, classe 1936, 1,92 per 110 Kg, è considerato il più grande discobolo di sempre. Nella sua lunghissima carriera, Al conquista quattro ori olimpici consecutivi, un primato eguagliato solo da Carl Lewis. La cosa singolare è che in nessuna delle quattro volte il colosso di Astoria parte con i favori del pronostico, ma è sempre subordinato dagli osservatori al primatista del mondo o alla star del momento.
Avviene a Melbourne nel 1956, dove sconfigge Fortune Gordien, a Roma nel 1960, a spese di Rink Babka, e a Tōkyō, nel 1964, quando ad arrendersi è il cecoslovacco Ludvík Daněk.
Ai Giochi di Città del Messico Al si presenta in sordina. Già quattro anni prima, l’artrosi cervicale che lo tormenta è apparsa in tutta la sua gravità e pochi ritengono il campione in grado di andare oltre la finale.
Il favorito assoluto della gara è Jay Silvester. Jay ha un grande rispetto per Oerter ma non lo teme più di tanto. Così, quando ai Trials americani Al si qualifica per i Giochi, Silvester commenta divertito “Quel dannato di Astoria c’è riuscito ancora!
In effetti, in allenamento Jay effettua lanci oltre i sessantacinque metri, ben quattro metri sopra il record olimpico di Oerter. Al è invece sui sessanta metri, misura che lascia presagire solo una dignitosa partecipazione. Già le eliminatorie si dimostrano un ostacolo severo e Oerter le supera con poco più di cinquantanove metri. Silvester, con 63,34, è lontano.
Mercoledì 15 ottobre 1968 arriva il momento della finale. Silvester non è in gran giornata e si vede subito. Le sue parabole sono modeste, anche se tutti attendono il lancio decisivo. Intanto il tedesco dell’est Lothar Milde scaglia a 63,08 e il solito Ludvík Daněk lo tallona a pochi centimetri.
Improvvisamente inizia un furioso acquazzone. Tutti gli atleti lasciano la pedana e corrono a rifugiarsi negli spogliatoi. Tutti, ma non Oerter. Il fuoriclasse resta imperterrito sotto la pioggia, continuando a battersi il corpo con un asciugamano bagnato.
Infine, la gara riprende con il terzo lancio. Al afferra con sicurezza il disco e lo fionda verso il cielo in una traiettoria perfetta. L’attrezzo plana a 64,78, record olimpico! Mentre gli ultimi lanci di Oerter superano ancora i sessantaquattro metri Silvester ha ormai perso la concentrazione ed effettua solo nulli.
Alfred Oerter è campione olimpico per la quarta volta.
 
 
dati tecnici del podcast
 
 

Ideazione: Marco Della Croce e Danilo Francescano

Testo del podcast: Danilo Francescano

Testo di polvere di stelle: Danilo Francescano

Voce narrante principale: Sandro Daneri

Voce narrante di polvere di stelle: Enrica Salvatori

Montaggio e regia: Marco Della Croce

Musiche impiegate: BB Chung King and the Budd–When the Blues catch up with, Michael Ghiggeri–Laugh of the Gypsy, Brian Bunker Trio–Venezuelan Waltz, Brian Bunker Trio-Villas del Soul, RAI-Radiocronache originali, David Schombert-Jingle, Christopher Wright-Jingle, Ryan W. Farish-Night Wind (tutti i brani sono sotto licenza creative commons, o di pubblico dominio o usati a scopo saggistico secondo la legge n. 159 del 22 maggio 1993)

File originale: 03.mp3

Dimensioni: 22,89 Mb

Durata: 25 minuti

Data di registrazione: martedì 15 luglio 2008

Luogo di registrazione: Convento Cappuccini Monterosso (Sp)

 
 
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