Clay Regazzoni

Clay Regazzoni

Clay Regazzoni

 

Il coraggio come unico comandamento

Per chi segue gli insegnamenti cristiani i comandamenti sono dieci, anche se rispettarli è difficilissimo; è come chiedere ai politici di essere onesti. Per qualche grande campione dello sport, oltre al talento e alla stoffa del predestinato, si può tuttavia far coincidere la sua vita e la sua carriera con una linea guida che abbia lo stesso valore di un unico e personale comandamento. Quando si pensa al pilota di Formula 1 Gian Claudio Giuseppe Regazzoni (meglio noto come Clay Regazzoni) la parola chiave è necessariamente e ad ogni costo soltanto una: “coraggio”. Ne ha avuto da vendere per tutta la sua esistenza, dimostrando quel carattere e quella grinta che sono ancora oggi il segnale distintivo di chi sa regalare emozioni, e non solo nello sport. Certo, ai più superficiali può apparire scontato accostare la parola coraggio a chi, per mestiere, gareggia su bolidi e macchine di Formula 1 in cui il pericolo è un nemico costante e da non sottovalutare mai. Ma l’eroe Clay, come vedremo, è andato sempre oltre…

Italiano d’adozione

Regazzoni nacque il 5 settembre 1939 a Lugano, nel Canton Ticino; la carta d’identità era dunque svizzera, ma in realtà fu italiano d’adozione fin da ragazzo e soprattutto per mentalità. Cominciò ad interessarsi sul serio all’automobilismo piuttosto tardi: aveva infatti quasi 25 anni quando ottenne i primi significativi risultati in Formula 3 ed in Formula 2, e come pilota ufficiale della Tecno. L’apprendistato fu veloce ma ciononostante prolifico e convincente, visto che nel 1970 arrivò la grandissima occasione di approdare in Formula 1 con la Ferrari, che all’epoca non era particolarmente competitiva ma che rappresentava sempre una vetrina di grande prestigio e popolarità. Il valore e l’audacia di Regazzoni, unite ad una straordinaria abilità di guida, vennero subito a galla; arrivò anche un insperato ma bellissimo successo nel Gran Premio d’Italia a Monza, con Enzo Ferrari e i tifosi della Rossa orgogliosi di lui. Fu una grande gioia per tutti! Rimase al volante della Ferrari per altre due stagioni, ma come già evidenziato in precedenza la macchina era tutt’altro che veloce e i risultati furono troppo altalenanti, e mai per colpa di Clay. Nel 1973 Regazzoni passò alla scuderia inglese Brm ma sfortunatamente fu un’altra scelta sbagliata: conquistò appena due punti iridati in tutto l’anno.

Le vittorie

Le vittorie

 

Rientrato alla Ferrari, riuscì finalmente a condividere un percorso e delle stagioni di soddisfazioni. A fare coppia con lui, nel 1974, c’era la giovane rampante promessa Niki Lauda, che diventerà campione del mondo per ben 3 volte(1975 e 1977 con la Ferrari, 1984 con la Mclaren). Clay Regazzoni non riuscì mai a conquistare il titolo iridato, pur lottando sempre col coltello fra i denti e nonostante l’ottimo stile di guida che nessuno poteva mettere in discussione. Proprio nel 1974 si classificò secondo, alle spalle del brasiliano Fittipaldi, con 52 punti e la splendida vittoria nel Gran Premio di Germania. Le altre vittorie della sua storia in Ferrari (4 in totale) furono quelle del 1975 in Italia (ormai era divenuta la sua seconda patria, e oltretutto gli portava fortuna) e quella del 1976 nel GP Usa West.

Un nuovo inizio

Il secondo addio, stavolta definitivo, di Clay alla Ferrari significò per il nostro eroe un fitto rimbalzo di esperienze fra una scuderia e l’altra. Alcune stagioni furono quasi fallimentari per colpa di macchine tutt’altro che stellari, come quella con la Ensign nel 1977 e quella con la Shadow nel 1978, mentre da ricordare con gioia fu il 1979 con la squadra inglese della Williams. Regazzoni vinse a Silverstone (5° e ultimo successo in carriera) e ottenne una memorabile piazza d’onore a Montecarlo partendo dalle ultimissime file. Lo spirito di competizione e la voglia di gareggiare non abbandonavano mai Clay che però, nel 1980, dovette suo malgrado scontrarsi con un terribile destino. All’inizio della stagione agonistica, che lo rivedeva di nuovo accasato con la Ensign, Regazzoni fu protagonista di un drammatico incidente nella gara di Long Beach; le ferite riportate lo costrinsero per sempre su una sedia a rotelle e dovette dire addio alle gare di Formula 1. La carriera finì ma non il suo coraggio, visto che negli anni successivi continuò a coltivare con furore ed impetuosità la passione per la velocità gareggiando su fuoristrada, auto storiche e addirittura camion. Insomma, laddove gli era possibile, continuò instancabilmente a lottare e a misurarsi con qualcuno o con qualcosa… Ancora oggi è questa la sua vittoria più bella, ed allo stesso tempo il suo più grande insegnamento. Clay Regazzoni affrontò come pochi la sciagura di finire su una sedia a rotelle, trovando in se stesso quella forza e quel vigore che gli permisero di intraprendere tante iniziative e progetti importanti. Oltre a rimanere nell’ambiente delle corse, divenne un ottimo scrittore e pubblicò come autore due libri: “E la corsa continua” ed “È questione di cuore”. Riuscì ad emozionare tutti con la sua sensibilità, vincendo addirittura il premio letterario del Coni e il Premio Bancarella. Creò dal nulla il club Clay Regazzoni Onlus- Aiutiamo la Paraplegia, il cui fine era quello di raccogliere fondi e denaro tramite corse benefiche, caschi e tute firmate da campioni, mostre fotografiche e esibizioni. Tutto quello che veniva ricavato, veniva personalmente gestito da Clay e smistato in maniera totalitaria a Istituti o Enti che lavorano nella ricerca sui problemi della paraplegia. Il suo entusiasmo fu contagioso, e qualche passo avanti è stato possibile anche grazie alla sua tenacia e forza di volontà. Nel 2000, insieme alla sciatrice Michela Figini, fu nominato “sportivo ticinese del secolo” a conferma di una popolarità che non fu mai offuscata dal tempo. La morte lo sorprese al volante della sua automobile il 15 dicembre del 2006, in un incidente beffardo sull’autostrada A1 della Cisa. Il destino ha voluto chiudere così il cerchio della sua esistenza. Aveva 67 anni.

La Ferrari di Regazzoni

La Ferrari di Regazzoni

 

Tuttavia, visto che il percorso della vita di un uomo è simile a quello di un Gran Premio, siamo certi che lassù in cielo il buon Dio ha già certamente premiato Clay Regazzoni con un trofeo più che meritato. Il Gran Premio del Coraggio è tutto suo.

Lucio Iaccarino
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